La ministra Bernini: «Dalle competenze di Università e ricerca, una spinta all’energia pulita»
A Trieste per la prima posa di un impianto di alimentazione del nuovo Sincrotrone: «Un ponte fra scienza e industria per trasformare l’innovazione in crescita. La formazione al centro delle politiche del governo»

Il caro energia colpisce anche università e ricerca, per questo la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini è a Trieste venerdì 11 settembre per la posa della prima pietra di un progetto di energia green per il Sincrotrone di Trieste. Bernini ritiene prioritario «trovare un equilibrio» tra progresso e tutela dell’ambiente e il governo, afferma, non è «nemico dell’eolico o del fotovoltaico» ma punta su un «mix equilibrato» che deve prevedere anche il nucleare.
Ministra, le infrastrutture di ricerca sono energivore: c’è un piano?
«La vera sfida non è scegliere tra progresso scientifico-industriale e tutela dell’ambiente, ma trovare un equilibrio che permetta di farli avanzare insieme. Un impianto fotovoltaico per alimentare l’Elettra Sincrotrone è la risposta concreta alla sfida di coniugare l’aumento di domanda di energia delle grandi infrastrutture scientifiche e tecnologiche, come i data center, con la sostenibilità ambientale».
La ricerca potrà darci energia pulita a basso costo. Il governo punta su una tecnologia?
«Affrontare il tema dell'energia, che si intreccia con quello del cambiamento climatico, con un approccio da tifoseria di calcio non funziona. La sinistra propone un sistema basato al 100% sulle rinnovabili. Una visione ideologica e idealista che porterebbe il sistema elettrico a continue interruzioni di fornitura e blackout. Uno scenario che né le famiglie né le imprese possono permettersi».
Quale alternativa?
«Risposte concrete, realizzabili, pragmatiche. La strada non è scegliere una fonte contro un’altra, ma un mix equilibrato. Le rinnovabili sono fondamentali: chi descrive questo governo come nemico dell’eolico o del fotovoltaico ignora la realtà. Nel 2021 è stato installato un Gigawatt e mezzo di rinnovabili; dal 2022 ad oggi quasi 29. Ma un sistema elettrico moderno ha bisogno di più gambe per garantire energia pulita e sicura: rinnovabili, capacità di accumulo, reti moderne. E anche il nucleare, una componente strategica di un mix energetico bilanciato e sicuro. Il governo, con il grande impegno di Forza Italia, ha scelto di rilanciare una tecnologia su cui il nostro Paese ha competenze e know how industriale. Lasciarlo fuori dal mix energetico è stato un errore a cui stiamo rimediando».
Il ruolo delle Università?
«Fondamentale. Il progetto che si avvia oggi al Sincrotrone di Trieste è molto più di un impianto d’energia: è ricerca, perché si svilupperanno attività per ottimizzare le tecnologie fotovoltaiche; è sviluppo, perché coinvolge le imprese del territorio e crea un ponte tra ricerca e industria. Far lavorare insieme enti di ricerca come Area Science Park, università e imprese è un modello virtuoso per trasformare la conoscenza in innovazione e l’innovazione in crescita. Per questo, come Ministero dell’Università e della Ricerca, abbiamo scelto di sostenere il progetto con un investimento di 21 milioni».
Il caro affitti morde a Trieste, Padova e Venezia. I posti pubblici negli studentati sono pochi per le necessità, quelli privati, più cari, la eccederanno?
«Quando mi sono insediata ho trovato le tende di chi protestava per la mancanza di studentati. Mentre i leader delle opposizioni facevano i selfie nelle tende, noi aprivamo i cantieri. E quei cantieri hanno portato a realizzare oltre 63.200 posti letto. In tre anni abbiamo più che triplicato l’offerta realizzata in 25 anni. In Friuli Venezia Giulia ne abbiamo realizzati quasi 1.000, circa la metà a Trieste. Dietro questi numeri ci sono i volti degli studenti e delle studentesse che arrivano in una città nuova, aprono la porta della propria stanza, trovano un letto e possono cominciare davvero la propria esperienza universitaria. E famiglie che sanno di poter sostenere quella scelta. Circa 18.000 posti letto saranno destinati a studenti meritevoli ma privi di mezzi che potranno entrare nella loro stanza a costo 0. Le altre avranno prezzi ridotti rispetto al mercato. Questo cambia concretamente la vita di una famiglia: vuol dire poter mandare un figlio a studiare lontano da casa senza che l’affitto pesi troppo sul bilancio della famiglia».
Semestre filtro: cosa dice agli studenti sui mesi di incertezza? C’è il rischio, come denunciato dall’Università di Padova, di formare troppi medici?
«Abbiamo riportato la formazione dove deve stare: dentro l’Università. E davanti agli studenti c’è una varietà straordinaria di possibilità. Una programmazione sanitaria al passo con i tempi non può essere un bilancino contabile tra ingressi e uscite dal Sistema sanitario nazionale. Intelligenza artificiale, medicina di precisione, diagnostica avanzata e robotica stanno cambiando profondamente il modo di curare e di organizzare la sanità. Non servono solo più competenze: servono competenze nuove».
Fuga dei cervelli: il privato deve fare di più per garantire stipendi più alti ai laureati?
«I numeri raccontano una realtà diversa. Negli ultimi sette anni sono arrivati in Italia più laureati di quelli andati via. Il concetto di “fuga di cervelli” non mi piace: preferisco parlare di circolazione dei talenti, perché studiare, fare ricerca e lavorare all’estero può essere un valore, se anche l’Italia è capace di attrarre e riportare competenze. La vera sfida, quindi, non è fermare la circolazione, ma fare dell’Italia un Paese in cui valga la pena tornare, arrivare e restare».
Le università del Fvg hanno ricevuto finanziamenti in linea rispetto al 2025 e quelle del Veneto 16 milioni in più (+2,6%), ma i costi galoppano. Quale la strada per sostenerli?
«Numeri che smentiscono una surreale narrazione sui tagli all’Università che abbiamo ascoltato in questi anni. Il Governo ha messo la formazione al centro delle politiche pubbliche accompagnando questa scelta con un aumento delle risorse, portando il Fondo di finanziamento degli atenei al massimo storico di 9,4 miliardi di euro».
Ha senso che in Fvg ci siano due atenei? L’accorpamento è un’opzione a Nordest?
«Nessuna fusione può essere calata dall’alto. In questi anni le Università hanno costruito alleanze strategiche e creato poli territoriali integrati, mettendo insieme competenze e risorse. Penso all’internazionalizzazione, che diventa ancora più importante di fronte al calo demografico, e alla collaborazione nella ricerca, dove fare rete significa essere più forti».
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