L’avanzata di Vannacci gela la Lega: cosa succede a Nord Est tra silenzi, critiche e imbarazzi

Dalle ipotesi di un partito personale alle stoccate su Ucraina ed Europa, le parole del generale irritano il Carroccio in Friuli Venezia Giulia e Veneto: Fedriga glaciale, Marcato e Panizzut durissimi

Diego D’amelio, Laura Berlinghieri

Temperatura sottozero nella Lega, dopo l’intervista del generale Roberto Vannacci, con la sua trafila di esternazioni, dall’ipotesi di creare un proprio partito alle critiche su Ucraina, immigrazione e antieuropeismo mosse al Carroccio e al centrodestra. Il vicesegretario dà lezioni, enuncia un programma e si vede magari pure segretario, ma le sue parole sono accolte dal gelo a Nord Est. O da chi si scalda a temperature vulcaniche dopo l’ennesima «sparata» del generale in versione battitore libero.

Le reazioni dalla Lega del Fvg

L’aplomb del presidente Massimiliano Fedriga è come sempre inscalfibile, con messaggio tra le righe: «Non commento dichiarazioni di altri. Sono della Lega da quando ho 15 anni e rimango nella Lega. Penso che sia coerenza». Vannacci usa la Lega come un tram da cui salire e scendere a piacimento? «Spero di no e proseguo la mia strada come dal 1996», chiosa il governatore.

Il senatore e segretario regionale Marco Dreosto entra nel merito: «Una frase così non la direi, perché sono convintamente leghista. Nella Lega c’è un dibattito aperto, ma anche un principio sacrosanto: rispondiamo alle indicazioni del segretario Salvini in tutte le votazioni». Poi un po’ di melina: «Oggi non ci sono suoi atti di voto contro il partito, ma dichiarazioni sulla stampa, che non sono atti politici. Il resto è gossip. Ma se arriva a mettersi contro il proprio partito, si apre un problema».

Parole ben più felpate di quelle che pronuncia uno storico esponente della Liga veneta come il consigliere regionale Roberto Marcato: «Mi auguro che la segreteria federale gli dia il benservito. Grave che lisci il pelo a un certo elettorato omofobo. Si faccia questo partito: vediamo quanti voti prendono lui e la sua Decima». Il deputato Massimiliano Panizzut non si trattiene: «Sono da 36 anni in Lega e non mi sognerei di chiedere di fare il segretario di sezione. Ha preso voti alle europee ma non abbiamo visto l’exploit in Toscana, né seguito sull’Ucraina: dovrebbe farsi due domande prima di far sparate. Il segretario lo abbiamo ed è leghista da una vita. E se non ti va bene come vota la Lega, esci dalla Lega». Poi durissimo sulle simpatie di estrema destra: «Mi fa schifo vedere simboli fascisti. Si ricordi che la Decima Mas è stata alleata delle Ss».

Ma c’è pure chi stempera. Per l’europarlamentare Anna Cisint, «in Lega si ragiona molto, ma Vannacci è individuato come personaggio mediatico e ogni parola diventa un caso. Io sto e starò nella Lega e sono molto diversa da lui, ma ricordiamoci dell’eurodeputata Salis, eletta a sinistra dicendo di occupare le case e scappando alle responsabilità penali». Salis non è vicesegretaria di un partito. «Ma noi – argomenta Cisint – abbiamo un capo eletto all’unanimità che detta la linea: la questione non si pone». Poi però qualche concessione arriva: «Sull’Ucraina la Lega è stata chiara con i fatti, ma è arrivato il momento di mediare e arrivare alla pace». Il deputato veneto Erik Pretto sceglie la nota cerchiobottista: «Auspico che ogni corrente di pensiero interna alla Lega possa sentirsi rappresentata e rispettata».

Antonio Calligaris, capogruppo del Carroccio in Consiglio regionale, annota tuttavia che «la forza della Lega sono spirito di appartenenza e difesa dei territori. Stupisce che in tutte le dichiarazioni sul giornale un vicesegretario non nomini mai la Lega, con cui è eletto». La viceministra all’Ambiente Vannia Gava preferisce non commentare: «Sono alla tre giorni della Lega a Roccaraso-Rosindoli, dove siamo tantissimi e ci confrontiamo su tanti temi. Qui è la mia famiglia, qui si costruisce».

E le dure parole in Veneto

Ma fra i big della Lega in Fvg e Veneto il silenzio è tombale ed eloquente. «C’è un partito che, proprio negli ultimi tempi, è riuscito a espellere persone che vi militavano da 30-40 anni. E non fa nulla rispetto a un vicesegretario, che afferma apertamente di contemplare l’idea di creare un suo partito». Lo dice l’ex consigliere regionale Marzio Favero – leghista doc, ma della Lega federalista – commentando l’intervista a Roberto Vannacci, pubblicata ieri dal nostro giornale. Così, in sintesi: il «mai dire mai» sull’ipotesi di una discesa in campo, con un suo partito; la sensibilità alle lusinghe di chi lo vorrebbe come segretario federale della Lega; e l’iperbole di ciò che farebbe, se fosse premier.

Un’occasione per affrontare la questione potrebbe presentarsi giovedì, quando il direttivo veneto del Carroccio si riunirà per la prima volta, dopo le elezioni. Ma, sulla questione, i vicesegretari regionali appaiono tiepidi. «Vannacci ha semplicemente risposto a delle domande. Un anno fa, al federale, nessuno si è presentato in antitesi a Salvini. Il segretario è lui e Vannacci è nella Lega» dice Paolo Borchia. Mentre Riccardo Barbisan è ancora più asciutto: «Preferisco non commentare opinioni».

Dall’altra parte, si diceva, si staglia l’imbarazzo dei leghisti definiti “vannacciani”, in un equilibrio difficile da gestire. «Il generale è una persona coerente. Certo, mi auguro che il suo pensiero rimanga all’interno della Lega, dove al contrario sta prendendo piede una linea “arcobaleno-liberista”, sostenuta dall’ex presidente Zaia, che nulla c’entra con i valori storici di questo movimento» commenta Stefano Valdegamberi, il primo dei vannacciani al Ferro-Fini.

Ma pure gli altri, nel ribadire il sostegno al generale, continuano a collocarlo, e collocarsi, entro i confini del partito. «Io sono e rimango iscritto alla Lega» dice l’ex consigliere regionale Giulio Centenaro. «Sta soltanto stimolando il partito a crescere» suggerisce Sebastiano Costalonga, assessore a Venezia. Mentre il deputato Erik Pretto sceglie la formula della nota dal sapore cerchiobottista: «Auspico che ogni corrente di pensiero interna alla Lega possa sentirsi adeguatamente rappresentata e rispettata, attraverso uno sforzo di sintesi che soltanto le segreterie possono svolgere. Soprattutto in questo particolare momento storico, ciascuno di noi è utile per garantire continuità al complesso percorso di riforma del Paese che abbiamo intrapreso».

Nel dibattito si inserisce pure Marco Rizzo, volto storico del Pci, candidato presidente alle ultime regionali con Dsp. «Non si capisce se, per far rientrare il tutto, basterà una manata sulla spalla da parte di Salvini» si interroga, sarcastico.

E alleati? Una sola voce fuori dal coro. Del deputato leghista Edoardo Ziello, di Civitavecchia. Che, sul generale, arriva persino a rilanciare: «Ha le idee chiare e saprebbe guidare la nazione». Pare quasi di sentire i Fratelli d’Italia.

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