Vannacci a tutto campo: «Un mio partito? Mai dire mai. E se fossi il premier...»

Le ambizioni del generale: «Non punto a fare il segretario della Lega: ma se qualcuno vorrà premiare il mio impegno, non mi sono mai tirato indietro. Forse Meloni sperava che qualcuno mi addomesticasse»

Carlo BertiniCarlo Bertini
Vannacci a tutto campo
Vannacci a tutto campo

«Mai dire mai nella vita!», risponde divertito Roberto Vannacci quando gli si chiede se valga l’antico detto anche riguardo la nascita di una sua formazione politica. «Chi si è trovato innumerevoli volte in crisi, in pericolo di morte o paracadutato in situazioni impreviste o non pianificate, sottoscrive integralmente questo vecchio proverbio», fa notare il generale. E già questa uscita farà sobbalzare più d’uno sulla sedia. Se poi si ascolta cosa farebbe lui al posto di Meloni, si ha la sensazione che Vannacci abbia in testa un solido programma elettorale, in grado di attirare l’attenzione di chi a destra vorrebbe più fermezza e “tolleranza zero”.

Il voto contrario di due deputati a lei vicini sugli aiuti a Kyiv ha messo in allarme il centrodestra. Sta valutando uno sganciamento dalla Lega?

«Quel voto è frutto di una loro iniziativa. Nessuna sedizione, complotto o congiura. Sicuramente una scelta di coerenza».

Va bene, non vuole dire di più. Ma c’è anche chi nella Lega la vorrebbe come segretario federale. È il suo obiettivo?

«No. Io sono europarlamentare e cerco di fare al meglio questo lavoro. Lo stesso dicasi per il mio incarico di vicesegretario. Se poi qualcuno vorrà premiare questo impegno io non mi sono mai tirato indietro di fronte a nuove responsabilità e a nuove sfide».

Sugli aiuti all’Ucraina, lei da vicesegretario della Lega, ha una posizione opposta a quella imposta dal segretario Salvini. Possibile?

«Io sono coerente con quello che sostengo da sempre. Aiuti militari a Kiev e sostegno economico incondizionato prolungano questa guerra che qualcuno non anela a far cessare. La Russia, nel frattempo, avanza inesorabilmente sul territorio ucraino e, solo 5 giorni fa, distrugge con un missile Oreshnik il secondo più grande serbatoio di gas europeo nei pressi di Leopoli. Risultato: il prezzo del gas ad Amsterdam è cresciuto del 20%. La pace di domani ci costerà molto di più della seppur amara pace di oggi».

La premier si è stupita che un generale sia contrario a inviare armi. Cosa ha pensato ascoltando questa critica?

«Che la Presidente non fosse attenta, o che forse sperasse che qualcuno mi facesse cambiare idea. Mi addomesticasse. Io ho sempre avuto una posizione chiara e ho sempre votato in tal senso a Bruxelles. E contrariamente a molte delle anime che costellano l’universo politico italiano, io sono coerente».

Resta convinto che in Russia si vive bene?

«Ho legami con amici russi e con connazionali che abitano a Mosca e tutti mi riportano le stesse notizie positive circa il tenore e lo stile di vita in Russia. Poi esiste la propaganda occidentale: quella dei russi che combattono col badile, di Draghi che apostrofa tronfio che le sanzioni europee hanno inflitto un colpo durissimo all’economia e alla macchina bellica russa, di Von der Leyen che vede soldati russi rubare le schede elettroniche dalle lavatrici ucraine, dell’Ucraina che sconfigge la Russia e dei droni russi che sorvolano siti strategici europei ma che nessuno riesce a fotografare o a catturare. Poi, alla fine, c’è Macron che scrive a Trump dicendo che inviterà Putin al G7 all’Eliseo».

A proposito di sfide più impegnative, che errori ha fatto Meloni fin qui secondo lei?

«In molti casi io avrei agito differentemente. Per esempio: sarei stato molto più assertivo sulla sicurezza adottando una policy di tolleranza zero; avrei sgomberato molte più case e stabili occupati; non avrei mai approvato un decreto flussi da mezzo milione di stranieri; avrei forzato la mano sui rimpatri e sulla realizzazione di CPR; avrei smesso di rifornire in armi e in fondi l’Ucraina e avrei cercato di mantenere aperto un canale di comunicazione con la Russia. In Europa mi sarei schierato contro il Rearm Europe, avrei fatto l’impossibile per eliminare tutti i provvedimenti del Green Deal e non avrei dato il via libera al Mercosur. Infine, non avrei mai accettato il “femminicidio” perché, se la legge è uguale per tutti, un reato non può essere più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o all’orientamento sessuale di chi lo commette o di chi lo subisce. Ma è facile parlare quando non si porta il fardello del comando».

Anche sull’immigrazione il governo dovrebbe fare di più?

«Certamente! Intanto bisogna bloccare i flussi e chi entra illegalmente non può circolare liberamente sul territorio nazionale. Chi è colpito da un provvedimento di espulsione deve essere confinato fino a che l’espulsione non sia avvenuta. E’ necessario utilizzare tutte le leve di potere nazionali ed europee per facilitare i rimpatri. Chi non si adegua alla nostra cultura e non si assimila nella nostra civiltà non può rimanere in Italia indefinitamente. Chi viene da noi a lavorare, lavori, ma se vuole ricongiungersi col proprio nucleo familiare gli faciliteremo il compito pagandogli il biglietto di ritorno nel proprio paese”».

E per rianimare una crescita economica agonizzante malgrado il Pnrr?

«Eliminare il Green Deal; Minimizzare e selezionare l’immigrazione; battersi strenuamente per la pace tra Russia e Ucraina; semplificare drasticamente la macchina burocratica e fiscale; ridurre l’assistenzialismo soprattutto per chi non è italiano; ridurre le tasse e, al contempo, essere implacabili con l’evasione fiscale; intervenire sulle banche affinché facilitino l’erogazione del credito a chi vuole fare seriamente impresa; avviare un piano casa per i giovani; ridare fiducia alle famiglie e promuovere seriamente la natalità; valorizzare gli anziani; intervenire sulle scuole perché l’istruzione di oggi non è al passo con le esigenze del mondo del lavoro. Le scuole devono tornare ad essere dure e selettive».

Lei è europarlamentare. Visto il trattamento riservatole da Trump, cosa ha sbagliato l’ Unione europea?

«La UE è un disastro. Un fallimento, bisogna tornare alle nazioni sovrane. Non solo è incapace di qualsiasi iniziativa ma stenta a manifestare reazioni credibili anche nelle situazioni più critiche. A questa provocazione di Trump ha risposto come un paziente nella fase clonica di una crisi epilettica: ha cominciato a tirare calci e pugni a vuoto facendo male a se stesso. Prima frau Von der Leyen si lega a doppio filo agli USA convenendo sui dazi al 15%, impegnandosi a investire 600 miliardi di euro nell’industria americana, promettendo di comprare armi dagli USA per regalarle agli ucraini e poi si trova senza alcuno strumento per contrastare il Tycoon».

Un’ultima domanda: alcuni pensano che se Meloni le chiedesse di presentarsi alle politiche con una lista collegata al centrodestra, in cambio di un ministero pesante, lei accetterebbe. Sbagliano?

«Non cerco poltrone. Non cerco partecipate e nemmeno scranni. Faccio politica per cambiare l’Italia e l’Europa, per dare un futuro migliore alle mie figlie e a tutti i giovani italiani. Inseguo un sogno... E vado lontano».

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