Da Nord a Sud: Vannacci pesca in casa Lega
Tra i corteggiati da Futuro Nazionale anche il vicentino Erik Pretto. L’ex generale sta reclutando tra gli scontenti in Parlamento e negli enti locali

Chi ne capisce e ha la vista lunga lo stendardo di Roberto Vannacci lo ha visto arrivare quando ancora l’ex generale dei parà non aveva fondato Futuro Nazionale. Oggi però non c’è più nessun Rubicone da attraversare e il passo di Fn e del suo generale hanno più il rumore di una campagna acquisti che di una marcia. Verso dove? Ma verso il Parlamento e le prossime elezioni politiche, naturalmente, con l’obiettivo di spostare a destra l’ago della bilancia e di costringere il centrodestra fare i conti con Fn e Vannacci. Il quale, dettaglio non da poco, occupa un seggio all’Europarlamento di Bruxelles eletto con i voti leghisti.
Il mercato
Intendiamoci, il bacino su cui pescare è molto ampio. Ed è un bacino sul quale navigano non solo i parlamentari delusi di Lega e Fratelli d’Italia, dopo quasi quattro anni di governo. Ci sono anche coloro che sono in disaccordo con la linea “nazionale” impressa da Matteo Salvini nella Lega e ci sono quelli triturati dalle lotte interne tra colonnelli di FdI, nonostante la narrazione (degli stessi) voglia una formazione granitica sotto l’egida della premier Giorgia Meloni (alla presidenza di FdI) e della sorella Arianna, responsabile della segreteria politica del partito.
Ma si tratta per gli apprendisti transfughi naturalmente e soprattutto di un calcolo elettorale: è più facile trovare spazio in un partito allo stato nascente e anzi certo in crescita, privo o quasi di classe dirigente come Fn.
Le reti
A gettare le reti nell’idea di pescare a strascico (una selezione, forse, verrà più avanti) sono due ex parlamentari leghisti passati con Vannacci: il pugliese Rossano Sasso e il romano Edoardo Ziello. I quali, nell’opera di reclutamento intercettano malumori, ascoltano sfoghi, intrecciano alleanze. Al club vannacciano di Montecitorio ha aderito anche il deputato lombardo Edoardo Pozzolo, ex Fratelli d’Italia. Il pezzo più pregiato conquistato da Fn risponde al nome di Laura Ravetto (piemontese, ex FI, ex Lega) e il “colpo” sarebbe stato messo a segno proprio da Pozzolo.
La sicurezza matematica ancora non c’è ma pronta a traslocare sarebbe anche la deputata Naike Gruppioni. Classe 1979, alla prima legislatura, la parlamentare emiliana ha già passato Azione-Italia Viva prima di approdare in FdI. Nomi, all’interno delle aule parlamentari, se ne fanno parecchi. Compreso quello del deputato vicentino Erik Pretto, seconda legislatura con la Lega. Poi ci sarebbe la deputata di FdI Alessia Ambrosi, veneta.
E sempre dal Veneto verrebbe il deputato leghista Gianagelo Bof. Anche a Palazzo Madama, in Senato, lo spartito suonato dalle sirene di Vannacci non cambierebbe di molto. Quantomeno avrebbero prestato orecchio il toscano Manfredi Potenti (Lega) e l’emiliana Elena Murelli (Lega) e altri due senatori che l’esperienza di fuoriusciti (dalla Lega a Forza Italia) l’hanno già vissuta: il lucano Attilio Pierro e l’emiliano Davide Bergamini.
L’emorragia
Tutti nomi in forse, certo, ma in uno scenario nel quale fossero confermati ci sarebbe un dato politico ineludibile. Ossia che alle prossime elezioni le liste leghiste sarebbero assai diverse rispetto all’elenco di quanti approdarono a Montecitorio e a Palazzo Madama nel 2022. Quando a febbraio si consumò il divorzio tra Salvini e Vannacci, durante la trasmissione Porta a Porta il leader della Lega disse che «poi ci si domanda perché la gente non va a votare.
Ma l’Italia andrà avanti lo stesso e la Lega continuerà a crescere». Parole che all’epoca rappresentavano una sorta di Rubicone da non superare. Fiume che però oggi appare abbastanza a corto di acqua e quindi più facile da attraversare. La strategia di Sasso e Ziello, i due principali reclutatori di Vannacci, forse non appartiene al famoso manuale “L’arte della guerra” di Sun Tzu, ma alla più pratica (certo più grezza) politica della goccia che scava la pietra.
Ed è difficile credere che non appartenga a questa strategia il reclutamento a livello delle amministrazioni locali: consiglieri comunali, provinciali, regionali.
In Veneto
Ciò che sta avvenendo in tutto il Paese accade anche in Veneto, regione che per il momento ha risparmiato il “dolore” a Salvini dell’adesione di parlamentari in carica a Fn. Intanto volti noti della politica regionale (leghisti o meloniani) che hanno fatto il salto non mancano. Joe Formaggio, per dire, o Stefano Valdegamberi, o Luciano Sandonà, l’ultimo che ha aderito.
Insomma, il cavallo di Troia costruito da Vannacci cui Salvini aprì le porte del partito e soprattutto della politica, ha funzionato. Forse a temere di più questo incursore è più Meloni che Salvini, ma tant’è. E adesso l’arruolamento ha aumentato d’intensità. Sembra che Salvini abbia ordinato ai suoi «Di Vannacci non si parla».
Ma il problema rimane identico. Perché è Vannacci a parlare a esponenti di FdI e Lega, con una lingua che sembrano capire, apprezzare e sfruttare.
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