Autonomia del Veneto, Bertolissi: «Sanità decisiva, ma la partita non finirà con la legge»
Il costituzionalista Mario Bertolissi analizza le quattro materie pre-intesa dopo il via libera del Parlamento. L'allarme sui Lea e la scure della Corte Costituzionale.

«Il Veneto può ottenere l’Autonomia su queste quattro materie entro la fine della legislatura. Adesso dipende dalla velocità dell’esecutivo. Sempre a patto che la legislatura arrivi alla conclusione naturale».
Facciamo il punto della situazione con il costituzionalista Mario Bertolissi, che ha seguito la partita fin dall’inizio, anche in veste di avvocato della Regione Veneto (ruolo terminato con la presidenza Zaia). In ballo ci sono le funzioni in tema di Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa, Tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica. La sensazione è che la “ciccia” sia soprattutto sulla Sanità.
«Bisognerà essere bravi ad affermare che i risparmi sono risorse originariamente della Regione e che in quanto tali restano nella disponibilità della Regione - osserva Bertolissi -. Perché se passa l’idea che sono invece soldi sottratti al Fondo sanitario nazionale, e dunque ad altre regioni, sicuro che la legge sarà impugnata, come ha già anticipato il governatore della Puglia. E se la impugnano, è molto probabile che la Corte costituzionale - che ha una giurisprudenza “leninista” in materia - dichiarerà l’incostituzionalità».
Attenzione ai Lea
Esiste un precedente, ricorda Bertolissi: una sentenza della Corte costituzionale relativa all'istituzione del corso di Medicina a Treviso che contiene un principio importante: le risorse destinate ai Lea (Livelli essenziali di assistenza) non possono essere utilizzate liberamente per altre finalità; i risparmi di spesa realizzati dalla Regione, invece, possono essere gestiti dalla Regione stessa. Si è detto di un tesoro di 300 milioni per il Veneto in parte sanitaria. «Mai parlare di soldi prima di averli presi. E che siano decorsi i termini per l’impugnazione», avverte il professore.
Protezione civile
Capitolo protezione civile. Qui Bertolissi fa subito notare alcune incongruenze dello schema di pre-intesa. Comma primo: in caso di calamità “il Presidente della Regione può emanare ordinanze in deroga”. Facciamo un esempio: alluvione, il governatore dispone l'affidamento diretto di lavori di consolidamento di argini in deroga al Codice dei contratti pubblici. Comma 3: le suddette ordinanze sono emanate “acquisita la previa autorizzazione statale”.
E qui Bertolissi fa notare la prima contraddizione: «Per l’autorizzazione statale ci vuole la delibera del Consiglio dei ministri e siamo a capo». Comma 4: ma se ci sono “gravi e comprovate ragioni di urgenza” il governatore può “senza indugio” ordinare “sentito il Capo del Dipartimento della protezione civile della presidenza del Consiglio dei ministri”. «Bisogna passare dalla valutazione di un burocrate? Siamo alla depravazione nella scrittura dei testi normativi”, sbotta Bertolissi.
I tempi
Ma torniamo alla tempistica. Dunque con l’approvazione degli atti di indirizzo sulle intese preliminari da parte del Parlamento (ieri la Camera, la settimana scorsa il Senato) la legge Calderoli stabilisce che i testi tornino al governo che stilerà gli schemi di intesa definitiva e li invierà alle rispettive Regioni. La Regione deve approvare l’intesa definitiva e darne comunicazione al governo, dopo di che il Consiglio dei ministri delibera l’intesa definitiva e un disegno di legge di approvazione dell’intesa entro 45 giorni.
Calderoli ha già fatto sapere che ci saranno quattro distinti disegni di legge, uno per ogni regione. Il ddl viene trasmesso alle Camere per essere o approvato o respinto in toto, non essendo più ammessi emendamenti. Si tratta di legge rinforzata, che deve essere approvata con maggioranza assoluta. Numeri che il centrodestra in questo momento ha, dunque teoricamente le condizioni politiche ci sono. «Il nostro impegno - ha dichiarato ieri Calderoli - andrà avanti fino al termine del percorso perché crediamo in questa opportunità di trasparenza e responsabilità, con granitica convinzione». Dipende se altrettanto granitica sarà la coalizione, in particolare l’azionista di maggioranza, Fratelli d’Italia.
E anche a legge eventualmente approvata entro l’autunno del 2027, la partita non potrà definirsi conclusa perché sicuramente ci saranno Regioni che impugneranno. «E attenti, perché con la sentenza 192 del 2024 la Corte costituzionale dice a più riprese di essere pronta a giudicare della legittimità costituzionale di tutti gli atti che daranno esecuzione alla legge Calderoli».
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