Lega verso il congresso: la mozione nordista solo con il voto segreto

Consiglio federale in via Bellerio per decidere le regole: i governatori cercano di fare massa critica verso l'assise di Milano senza sfidare direttamente Salvini.

Laura Berlinghieri
I quattro governatori della Lega riuniti a pranzo al ristorante Aki di Mestre. Da sinistra: Maurizio Fugatti (Provincia autonoma di Trento), Luca Zaia (Veneto), Attilio Fontana (Lombardia) e Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia)
I quattro governatori della Lega riuniti a pranzo al ristorante Aki di Mestre. Da sinistra: Maurizio Fugatti (Provincia autonoma di Trento), Luca Zaia (Veneto), Attilio Fontana (Lombardia) e Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia)

Mozione nordista, sì, ma a patto che sia tutelata dal voto segreto, così da incoraggiare i franchi tiratori. È questo il pensiero dei leghisti dissidenti del Nord – Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti, insieme al capogruppo al Senato Massimiliano Romeo – all’avvicinarsi dell’appuntamento congressuale del 24 e 25 ottobre all’Allianz MiCo Arena di Milano.

Questione di ore, e anche questo ultimo nodo sarà sciolto: il Consiglio federale chiamato a votare il regolamento si riunirà oggi, alle 15, in via Bellerio. Consentendo il collegamento pure da remoto: anche per scaramanzia – visto il brutto incidente automobilistico del mese scorso avuto insieme al presidente veneto Alberto Stefani – la sottosegretaria Mara Bizzotto ha deciso che vi parteciperà dal computer.

Ma sono dettagli. La notizia nota, e fondamentale, riguarda la platea elettorale, che ricalcherà per larghissima parte quella dello scorso anno. Ed è questa la prima garanzia per Salvini. L’altra notizia: il voto riguarderà soltanto il segretario e non i membri del direttivo.

Il voto segreto

Quello che ancora non si sa, e che sarà proprio il Consiglio federale a decidere, è se i delegati si potranno esprimere in maniera anonima: tanto nella loro valutazione delle mozioni, quanto nella scelta del segretario. Ultimo brandello di speranza al quale i dissidenti continuano ad aggrapparsi, giurando di confidare ancora in una candidatura last minute.

Ma è quasi fantascienza. Non lo è, invece, il discorso riportato al solo piano della mozione. Un testo ancora non c’è. I quattro nordisti (più uno) continuano a parlarsi, lo fanno tutti i giorni. Ma la stesura di un piccolo manifesto programmatico sarebbe l’impegno meno gravoso: prima c’è la strategia. Punto sul quale già non sono mancate le frizioni: inevitabile punto di contatto tra l’attendismo di Zaia e Fedriga e la foga di Fontana e Romeo.

Ecco, che il congresso in programma tra 13 giorni si concluderà con la rielezione plebiscitaria di Salvini – detto delle speranze di alcuni – è qualcosa su cui ci sono pochi dubbi. Piuttosto, i quattro continuano a dubitare dell’effettiva convinzione della platea dei militanti che sarà coinvolta: non a caso, le defezioni annunciate sono moltissime. A partire da Fedriga, che però ha impedimenti reali che lo tratterranno a casa.

Per questo, i quattro confidano nell’oscurità del voto segreto, per incoraggiare i salviniani più tiepidi ad appoggiare il loro manifesto per il Nord. Viceversa, vedersi bocciare la mozione sarebbe l’ennesima batosta: per loro che, della Lega, dicono di essere gli interpreti più autentici.

La mossa di Salvini

Sullo sfondo, un coup de théâtre affatto improbabile – questa Lega ci ha abituato a giochi di prestigio ben più arditi – vale a dire l’ipotesi che sia Salvini stesso a fare sua l’eventuale mozione di minoranza. Costringendo, ancora una volta, i quattro (più uno) all’angolo. Del resto, che ci sarebbe di male se il segretario della fu Lega Nord, appoggiasse l’istanza per dare nuova linfa alla questione settentrionale? Ancor più che una mozione simile era stata presentata dal suo vice – che rimarrà tale – Alberto Stefani, durante il precedente congresso federale.

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