Salvini a Verona: «Incontrerò i governatori. Nuovi vice sono benvenuti al mio fianco»

Il colloquio previsto mercoledì 9 settembre a Roma, durante la due giorni del partito nella Capitale: «Ascolterò volentieri proposte e suggerimenti. Però basta con le polemiche» E sulle amministrative: «Il nome per Padova a giorni. Marcato può fare bene»

Laura Berlinghieri
Matteo Salvini a Oppeano, Verona
Matteo Salvini a Oppeano, Verona

Matteo Salvini si guarda intorno. Lì dove sembra tutto uguale: l’Alberto da Giussano che svetta sul gazebo adibito a cassa, le bandiere con il leone di San Marco issate un po’ ovunque. Il bandierone con la data del referendum sull’Autonomia.

Simboli di un mondo che lui pretende immutato: «Quello del Nord che continua a trainare il resto del Paese». Come un ritornello che non ha mai smesso di suonare. Ma intorno il mondo è cambiato. Il “suo” mondo è cambiato.

Salvini a Verona: "Conto di vedere i governatori in settimana"

Qui Oppeano, l’ultima festa rimasta in Veneto. «Ma non dite così», il rimprovero bonario di Paolo Borchia, arrivato per fare gli onori di casa. Qui dove i militanti della Lega si ritrovano ininterrottamente da 25 anni, ogni fine d’estate.

La Pontida veneta, la si potrebbe chiamare. Che del raduno sul pratone porta le stigmate: quelle di un partito che faceva dell’ascolto del territorio e dei cittadini la sua forza, ma che sempre più spesso si ritrova a parlare con se stesso.

Domenica 6 settembre, nelle parole di Salvini dal palco c’era tutto il suo repertorio: le pensioni che sono sempre troppo basse, le banche troppo avide, pure i nigeriani che fanno troppi figli e gli italiani che non li fanno – e chissà come sarà tra cent’anni; e in compenso nelle nostre città ci sono i maranza: troppi.

Uno che potrebbe fare bene al partito e alla città – Padova – è Roberto Marcato. Salvini lancia la sua candidatura: «A giorni annunceremo i candidati della coalizione per Verona e per Padova», promette. Marcato? «Ne discuteremo con il centrodestra», premette, «ma sicuramente sarebbe in grado di riprendere per mano i quartieri padovani, che in alcuni casi sono abbandonati a se stessi».

L’incontro coi governatori

Alla fine, con Salvini si finisce sempre lì: a parlare di politica. Non potrebbe essere altrimenti, per un partito che ormai è relegato ai margini dei sondaggi, persino doppiato da Futuro nazionale. «Ma l’unico sondaggio è il giorno del voto», dice il segretario, forte dell’esperienza veneta del novembre scorso.

Ma, rispetto ad allora, i “nemici” sono dentro. E di Salvini – il segretario federale Salvini – hanno chiesto la testa: un passo indietro, per farne fare uno avanti a una leadership collettiva, dei governatori del Nord.

«Conto di vederli in settimana a Roma, per ascoltare le loro proposte e i loro suggerimenti. E non vedo l’ora di condividere con loro onori e oneri, perché un movimento che è al governo da tempo, che ha più di 500 sindaci e governa 14 regioni su 20 ha bisogno delle energie positive di tutti. Ma non delle polemiche». Onori, oneri e magari vicesegreterie? «Non è la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Però, se qualcuno vuole accompagnarmi nel percorso, è il benvenuto», dice Salvini. Accompagnarlo, appunto.

L’incontro dovrebbe essere mercoledì prossimo, approfittando della due giorni del partito organizzata a Roma, alle officine Farneto. «Lavoro, zero beghe e poche ciacoe», lo slogan lanciato dal palco da Salvini, ma a destinatari assenti. Su tutti, Luca Zaia – «Un gigante», la carezza del segretario – non invitato, e che si è guardato bene dal presentarsi a Oppeano.

C’era, invece, il suo successore Alberto Stefani, con cui Salvini si è intrattenuto a fine serata. E poi, da Roma, Erika Stefani, Paolo Tosato, Mara Bizzotto, Ingrid Bisa, Arianna Lazzarini. Da Bruxelles, Anna Maria Cisint e Paolo Borchia. Il commissario regionale Andrea Tomaello, il capogruppo della lista Stefani in Consiglio regionale Matteo Pressi, il consigliere Cristiano Corazzari e l’ex presidente dell’Aula Roberto Ciambetti. Dal consiglio federale Giuseppe Canova, il segretario locale Alessio Montagnoli, il responsabile organizzativo Giuseppe Paolin, il sindaco di Treviso Mario Conte e il suo vice Alessandro Manera.

«Vannacci ci vota contro»

Un anno fa c’era pure Roberto Vannacci. «Io invece ricordo che da qui ho lanciato Alberto Stefani», replica Salvini, sollecitato e sempre con la risposta pronta. Ma non è Stefani ad aver lasciato la Lega, da vicesegretario, per costruirsi un partito tutto suo. «Se qualcuno sceglie altre strade, auguri», è costretto a dire il segretario.

E sull’ipotesi di coinvolgere il suo ex amico nella coalizione: «In tante città, si sta chiamando fuori, proponendo candidati suoi contro il centrodestra. E pure a Roma sta votando contro di noi. Noi lavoriamo per la coalizione più larga possibile, ma se qualcuno ci viene contro tutti i giorni...».

Fine vita

Su un tema, però, Vannacci e Salvini continuano a pensarla allo stesso modo: il fine vita. Che proprio in Veneto è “passato” – anche se Salvini preferiva ricordare il via libera all’Autonomia. «È un tema che divide, su cui ognuno è libero di esprimere la propria libertà di coscienza», la concessione di ieri. Forse anche per non alimentare ulteriori polemiche con un partito che, qui, ha votato convintamente a favore della legge. Ma comunque: «Nel programma della Lega è chiara la tutela della vita, dall’inizio alla fine».

Il programma della Lega, appunto. Prima di andarsene, Salvini concede una battuta pure sul congresso. Ma quello locale, a Verona: «Litigate, fate quello che vi pare. Ma trovate un nome unico», la supplica del segretario. Che di problemi già ce ne sono che bastano.

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