Ciriani: «È buon senso votare in primavera per la Finanziaria. Vannacci? Sta con Putin, non è destra»

Il ministro: «Serve un percorso condiviso con il Colle, la legge elettorale sarà approvata entro due mesi. Su Electrolux chiedo ai partiti e alle istituzioni di restare uniti»

Carlo BertiniCarlo Bertini
Luca Ciriani, 59 anni,ministro per i Rapporti con il Parlamento (foto Agf)
Luca Ciriani, 59 anni,ministro per i Rapporti con il Parlamento (foto Agf)

«Il voto in primavera sarebbe l’opzione di maggior buon senso rispetto a ottobre quando si deve preparare la legge di bilancio, ma ovviamente bisognerebbe costruire un percorso condiviso con il capo dello Stato». «Un accordo con Vannacci? Mi pare difficile. Vedremo se al prossimo voto di fiducia voterà con noi o con Schlein e Conte, come ha sempre fatto».

Luca Ciriani, ministro dei rapporti col Parlamento e plenipotenziario di Meloni, sta volando da Bari (dove ha celebrato con la premier il record di durata del governo), a Pordenone, sua città natale. E alla ripresa dell’attività delle Camere, Ciriani non lesina notizie sui provvedimenti in arrivo, come quello sulla protezione civile, che interessa molto i sindaci di Veneto e Fvg e la legge sui caregiver. Lanciando pure un appello per una battaglia bipartisan contro il piano di licenziamenti di Electrolux.

Alla celebrazione del record di longevità, cosa le è dispiaciuto non poter celebrare?

«Il piacere maggiore è aver sancito che questo è il governo più longevo della repubblica, perché guidato con forza, energia e capacità: altrimenti i governi non durano quattro anni. La stabilità non è solo un dato statistico, ma significa credibilità internazionale e possibilità di migliorare la spesa e i conti pubblici. Quindi è un dato politico. L’impegno è poter usare il frutto di questa gestione ordinata dei conti pubblici nella prossima finanziaria e quindi poter accentuare l’aiuto fiscale alle famiglie».

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Nel discorso di Meloni non c’è stato un accenno al sostegno dell’Ucraina, come mai?

«Non c’è alcuna motivazione politica. Quella è una scelta che porteremo avanti con coerenza. E guardi, le dico pure che non si può essere di destra ed essere pro Putin. Le due cose non sono compatibili. Chi come me ricorda le battaglie del ‘56 per Budapest, poi la Cecoslovacchia, poi il muro di Berlino e tutto il resto, sa che la Russia è rimasta il vecchio orso sovietico imperialista. Finché la pace non arriva perché Putin non la vuole, noi staremo con l’Ucraina».

Nell’ultima legge di bilancio prima del voto, riuscirete a mantenere la promessa di ridurre Irpef al ceto medio e il quoziente familiare?

«Attendiamo il 22 settembre, giorno in cui l’Istat spero certifichi che l’Italia è sotto il rapporto 3 per cento deficit pil: e ciò ci consentirà di fare una manovra più espansiva. Speriamo che il rigore dei conti ci consentirà di fare una manovra più espansiva degli anni precedenti».

A che punto è la legge per il fondo sulla protezione civile?

«Da inizio agosto è già incardinata alla Camera nella commissione Lavoro ed entro ottobre confido che sarà approvata definitivamente».

Che impatto ha il nuovo piano Electrolux su Pordenone e Treviso?

«Al tavolo politico di luglio sembravano aver aperto uno spiraglio e invece questa è una doccia gelata, un piano molto molto pesante. Quindi non è accettabile. Capisco le reazioni dei sindacati che hanno indetto lo sciopero. Ci sarà un altro incontro a breve dove ribadiremo la richiesta di un piano strutturalmente diverso. Da qui rivolgo un appello a restare tutti uniti, partiti e istituzioni nazionali e locali in questa battaglia, perché parliamo di 450 esuberi solo a Porcia, un impatto fortissimo sul piano sociale».

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Per il caro energia ci saranno misure più stabili?

«Questa estate il governo ha già messo due miliardi di euro per mitigare l’impatto sulle famiglie, ora si tratta di cercare misure più selettive, perché il pieno di carburante per chi ha una Ferrari e per chi ha una Panda non sono la stessa cosa».

A proposito di difficoltà sociali, la legge sul fine vita e sui caregiver sono alle viste?

«Sì, quella sui caregiver è del governo e va avanti, speriamo di approvarla entro fine legislatura. Quella sul fine vita è una iniziativa parlamentare, il governo ha deciso di non intervenire, tuttavia mi sembra che in Senato le posizioni siano molto lontane e non so se si riuscirà ad approvare entro fine legislatura».

Visti tutti i provvedimenti da approvare, concorda con Calderoli che si potrebbe votare a fine legislatura, addirittura a Natale?

«Un ragionamento astratto, anche perché lo scioglimento delle Camere è una prerogativa del presidente della repubblica. La Lega spinge per arrivare a fine legislatura. Io credo che invece non sia impensabile votare in primavera, a maggio, perché votando in autunno 2027 fare la finanziaria sarebbe complicato. Non sarebbe una provocazione votare prima e consentire a chiunque vinca di preparare bene la legge di bilancio, invece votare in settembre significherebbe fare le liste e la campagna elettorale in agosto. Potrebbe essere una soluzione di buon senso trovare un accordo anche con le opposizioni per votare con qualche mese di anticipo».

E come si potrebbe procedere, con dimissioni della premier?

«Beh, in quel caso sì, avendo concordato con il Presidente della Repubblica un percorso condiviso e ordinato. Insieme alle comunali oppure separatamente».

Rimanendo in tema voto, la legge elettorale conterrà il ballottaggio oppure no?

«Io credo che il punto di caduta della maggioranza di governo sia l’emendamento sulle preferenze da poco approvato, il ballottaggio non credo potrà rientrare. La legge andrà in aula al Senato il 9 settembre e in teoria dovrebbe concludersi con il voto entro il 15 settembre. Poi deve tornare alla Camera, dove dovrebbe essere approvata entro ottobre prima che si entri in sessione di bilancio».

Ma il ballottaggio non vi converrebbe per disinnescare meglio la mina Vannacci?

«Penso che la questione Vannacci vada affrontata a prescindere dalla legge elettorale. Vannacci e la sinistra hanno l’obiettivo comune di danneggiare il centrodestra. Lui attacca più Meloni della sinistra, non vota le fiducie al governo, difficile dunque trovare un accordo».

Ma lui dice che un filo per un accordo si può tessere. Mai dire mai?

«Al momento non lo vedo, i fili si vedono in Parlamento, alla prossima occasione, quando ci sarà un voto di fiducia, voti con noi invece che con Conte e Schlein».

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