Stefani: «Autonomia possibile entro la fine della legislatura. Il governo rispetterà il patto»
Il governatore del Veneto: «Abbiamo voluto accelerare nonostante i tentativi di rallentare o posticipare il provvedimento nei giorni scorsi. La maggioranza è compatta e sulle Intese anche più larga»

Presidente Stefani, il Veneto è la prima Regione ad aver approvato le Intese sull’Autonomia differenziata. Crede nella possibilità di ottenere il trasferimento delle prime quattro materie entro la fine della legislatura nazionale?
«C'è sicuramente questa possibilità. Per questo abbiamo voluto accelerare e, nonostante i tentativi di rallentare o posticipare il provvedimento nei giorni scorsi, la maggioranza e anche altri gruppi consiliari hanno dato un segnale molto chiaro. Ora manca l'ultimo adempimento di carattere nazionale: oltre alla firma dell'Intesa, il passaggio in Consiglio dei ministri e poi la legge parlamentare che dovrà ratificarla. Siamo alla fase conclusiva».
Se ci saranno le Politiche ad aprile o a maggio, i tempi sono strettissimi. Poi il destino della riforma, mi pare evidente, dipenderà da chi vince le elezioni.
«Parliamoci chiaro: volere è potere. Questo governo ha preso un impegno con il Veneto e noi lo abbiamo preso nei confronti dei veneti. Sono convinto che il governo lo porterà a buon fine».
Giovedì in Aula lei ha detto che anche alcune Regioni di centrosinistra si starebbero muovendo per chiedere l’Autonomia.
«Sì. Non posso fare nomi, ma mi risulta che ci siano Regioni di centrosinistra che hanno iniziato a chiedere informazioni su questo percorso, altre che lo stanno valutando concretamente e altre ancora che hanno già aperto con noi ufficialmente rapporti di autonomia orizzontale. Penso all'Emilia-Romagna. Credo che questo percorso abbia già superato le barriere della politica. Tiene conto della vocazione regionalista della nostra Costituzione, che riconosce le autonomie locali nell'articolo 5. E non usa quel termine a caso: “riconosce” significa che le autonomie preesistono alla Costituzione stessa e che la Costituzione non può far altro che riconoscerle e promuoverle».
Le ha dato fastidio il fatto che, come denunciato dal Pd, i consiglieri di Fratelli d’Italia fossero assenti durante la sua relazione?
«Una polemica totalmente pretestuosa, Per due motivi: eravamo in discussione generale e sono stato io a decidere di intervenireprima, proprio per accelerare i lavori. Secondo, i consiglieri di FdI hanno deciso di restare in Aula anche oltre l’orario che era stato concordato in conferenza dei capigruppo. I numeri hanno ristabilito la realtà. E i numeri dicono che l’Autonomia è stata votata da tutta la maggioranza compatta e anche da altre componenti consiliari».
Come commenta la decisione del Pd di non partecipare al voto?
«Ogni partito è libero di assumere le proprie determinazioni. Quello che mi lascia perplesso è che a Roma si parla di “spacca Italia” e si dice che il Veneto sarebbe avvantaggiato mentre qui si sostiene l’esatto contrario e si parla di autonomia svuotata. Insomma, nell’attesa che il Pd si metta d’accordo con se stesso, noi andiamo avanti decisi».
La consigliera Luisetto ha detto che i fondi sanitari integrativi, previsti nell’Intesa, ci farebbero tornare al sistema delle mutue, dove chi ha più possibilità economiche può curarsi prima e meglio degli altri.
«Non è così. I fondi sanitari integrativi vanno a incidere solo sulla capacità di spesa della Regione, alzandola. Non toccano assolutamente i Lea, che restano uguali per tutti».
Sono passati nove mesi dall'inizio del suo mandato. Se mi permette una battuta, il tempo di una “gestazione”. Sente di aver completato il suo noviziato? Di aver acquisito tutte le informazioni e le competenze necessarie per affrontare anche gli anni finanziariamente difficili che attendono la Regione?
«Essendosi votato a novembre, abbiamo dovuto correre contro il tempo per approvare il bilancio e uscire il prima possibile dall'esercizio provvisorio. Siamo già al lavoro per il bilancio di previsione 2027. Tra le tante cose che abbiamo fatto ricordo la rideterminazione dei fondi comunitari, la nomina dei direttori generali della sanità, la riorganizzazione della macchina amministrativa, il piano casa. Un’altra questione importante è riuscire a costruire un percorso che guardi al futuro della sanità e del sociale, tenendo conto di una popolazione che invecchierà sempre di più. Su questo siamo al lavoro e io personalmente sto lavorando a una proposta sull'assistenza domiciliare che vorrei presentare entro la fine dell'autunno».
In questo capitolo, una delle questioni più urgenti è quella dell’aumento delle rette delle Rsa, problema per tanti anziani e per le loro famiglie.
«Stiamo studiando delle possibili soluzioni. Dobbiamo ricordare che siamo l'unica Regione d'Italia che non ha l'addizionale Irpef e lavoriamo per evitare ulteriori aumenti di tassazione, lasciando ai cittadini più soldi possibili in busta paga. È chiaro che quando una Regione non ha l'addizionale Irpef trovare le risorse è molto più complicato, ma abbiamo in testa un piano per questo tema e troveremo la soluzione nel più breve tempo possibile».
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