Salvini ci riprova: «Zaia vicesegretario», ma lui punta a guidare il Nord
Le trattative nella Lega, il Capitano replica alla possibilità di un incarico unico all’ex governatore: «Parole prive di fondamento». E lo riproporrebbe al posto di Stefani

Telefonate a notte fonda, riunioni romane e milanesi, call secretate da via Bellerio e spifferate a brandelli da pretoriani infidi. Azzannata dal generalissimo Vannacci, depressa dai sondaggi sfavorevoli, minacciata da una nuova legge elettorale ostile, la Lega prova a reagire aggrappandosi agli ultimi baluardi del consenso. Così, dopo una lunga stagione di gelo, Matteo Salvini riapre il confronto con Luca Zaia e i governatori ventilando nomine e inclusioni ma, al netto di indiscrezioni e smentite, a prevalere è la sensazione di un dialogo tra sordi. Perché in ballo, stavolta, non c’è una poltroncina traballante ma la rifondazione del partito che oppone visioni politiche divergenti. Di che parliamo? Nei fatidici colloqui (estesi al ministro Giancarlo Giorgetti nonché ai governatori Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana), Zaia ha riproposto, con ostinazione, l’adozione del modello tedesco Cdu-Csu, ovvero la federazione tra partito nazionale e costola territoriale (la Baviera, nel caso), concepiti come soggetti alleati ma indipendenti nei rispettivi ambiti.
La “riforma” di Zaia
Una riforma radicale, quella caldeggiata dal leader veneto, che prevede la formazione di due poli e altrettanti gruppi dirigenti, a settentrione e nel Centro-Sud, dotati di ampia autonomia. In quest’ottica, Zaia si è dichiarato disponibile ad assumere la guida dell’ala nordista in veste di vicesegretario federale previa un reset degli incarichi attuali (Claudio Durigon, Alberto Stefani, Silvia Sardone) e una riaffermazione dell’identità federalista e riformista. Il disegno, com’è evidente, mira a ricostituire il “sindacato del territorio” che ha segnato le fortune del Carroccio, ricollocando al centro del progetto i sindaci e gli amministratori capaci di coltivare un rapporto fiduciario con i cittadini, interpretandone bisogni e volontà. L’obiezione immediata: qual è il ruolo assegnato a Salvini in questa prospettiva? Quello di trait d’union, artefice della sintesi, garante dell’equilibrio geopolitico del movimento. Una sorta di sovrano privo di scettro, che regna ma non comanda, verrebbe da chiosare.
Salvini rilancia
«Voglio evitare di perdere tempo, non discuterò la realtà virtuale che ci svia dalla vita reale né gli articoli privi di fondamento», la replica sbrigativa del ministro e vicepremier. Che, com’è ovvio, non condivide la svolta destinata ad emarginarlo e prova a rilanciare. Riproponendo a Zaia il ruolo di vice (in luogo del dimissionario Stefani) accanto ai volti consueti: un’eventualità già esclusa dal diretto interessato nell’aprile scorso; assicurando che la nuova «segreteria politica» (ad oggi convocata un paio di volte senza esiti concreti) sarà incisiva e plurale; impegnandosi a conseguire «tre obiettivi di programma» entro la fine della legislatura; posticipando al 4 e 5 luglio il “ritiro spirituale” in agenda nel Trevigiano, così da consentire ai perplessi Zaia e Fedriga di partecipare. Silenzio tombale, invece, sull’ipotesi bavarese, giudicata irricevibile. Troppo poco e troppo tardi, probabilmente, anche se tra i lealisti salviniani c’è che esprime fiducia in una soluzione condivisa: «Non commento i retroscena ma certamente Zaia è una risorsa, e Salvini farà le scelte migliori per il partito», è il pensiero di Riccardo Barbisan, il capogruppo in consiglio regionale.
Strada in salita
Il cammino, però, appare in salita, costellato com’é da veleni e reciproche diffidenze. «In Veneto, con le sue 200 mila preferenze, Luca ci ha salvato senza ricevere un cenno di gratitudine. Perché ora dovrebbe condividere l’esito di una gestione fallimentare? », affondano gli zaiani. «Lui sta a guardare e attende che la Lega crolli al minimo storico per azzerare i vertici e prendersi la leadership, magari in un congresso straordinario» , il sospetto dei rivali.
Arduo, al momento, distinguere le parole dai fatti. Il Capitano promette “ascolto” e conferma le “riunioni preparatorie” in vista di un “nuovo corso” dai contorni indefiniti. Forse svelerà il mistero mercoledì, al consiglio federale convocato in mattinata Montecitorio con un ordine del giorno in apparenza asettico: approvazione del rendiconto 2025, comunicazioni del segretario federale. Mosse e contromosse, sì. Ma il tempo leghista sta per scadere.
Riproduzione riservata © il Nord Est








