Meloni snobba Zaia a Verona, tramonta la pista che lo portava a Venezia
Appena un rapido saluto all’Arena di Verona e nessun incontro lunedì a Milano: in laguna tutto porta alla candidatura di Venturini, sfavorito nei sondaggi

Non è più al centro, ma lui ci si colloca lo stesso. Luca Zaia, l’ex presidente di Regione, che propone l’idea delle Olimpiadi estive tra il Nord Est e Roma – e sono in tanti ad andargli dietro.
Luca Zaia, ora al vertice del Consiglio regionale, che si permette il lusso di sfuggire alle lusinghe (chiamiamole così) dei Fratelli romani, che lo vorrebbero ad ogni costo candidato sindaco a Venezia, per non rischiare di perdere.
Ma Zaia non vuole, perché al futuro chiede altro. E, dopo avere detto di no a Giovanni Donzelli, il braccio operativo della premier, fa spallucce e, sui giornali, dà appuntamento a Meloni per la sera della cerimonia di fine Olimpiadi. Non per parlarle di amministrative – per lui la partita è archiviata – ma di Giochi estivi, appunto.
E lei? A Verona arriva all’ultimo momento, presentandosi direttamente all’Arena ed evitando il brindisi istituzionale alla Gran Guardia. Lo saluta appena. E, il giorno successivo (ieri), alla cerimonia al Westin Palace di Milano, organizzata dal Cio per la consegna degli Ordini olimpici, nemmeno si palesa.
«È il suo messaggio» c’è chi dice. Tanto più che, ad aspettare Meloni a Milano, ieri, era soprattutto l’ex governatore del Veneto. Che adesso scalpita, per ricollocare i cinque cerchi sulla linea d’orizzonte della sua regione.
Ma il suo futuro? Ieri, a Venezia, il sindaco Luigi Brugnaro ha chiamato a rapporto assessori, consiglieri e presidenti di municipalità di maggioranza. Occasione per fare il punto, ma anche per trovare un po’ di carica in vista di un appuntamento elettorale che, stando ai sondaggi, potrebbe sorridere al centrosinistra. C’era anche Simone Venturini: dopo aver studiato da assessore per dieci anni, potrebbe essere pronto al grande salto. Alla fine, quasi certamente il centrodestra chiuderà su di lui, cucendogli addosso la casacca di Fratelli d’Italia.
Una decisione che, per il futuro di Zaia, potrebbe non essere senza strascichi. Lui continua a rivendicare gli ottimi rapporti con la premier. Ma c’è chi ragiona: se così fosse, allora perché Meloni non l’ha accontentato nella partita del terzo mandato? Perché, negli ultimi due giorni, ha mancato tutte le occasioni di incontro? Perché non ha cavalcato la proposta per le Olimpiadi estive?
Ma a essere messo nuovamente a rischio, adesso, potrebbe essere pure il legame tra l’ex governatore e il segretario della Lega Matteo Salvini. Un rapporto che era tornato disteso, dopo la burrasca seguita dal «No» opposto (ancora) da Zaia alla richiesta di candidarsi in Europa.
Adesso la storia si ripete. E gli strascichi potrebbero avere il respiro lungo del 2027, quando cioè si celebreranno le prossime elezioni politiche e Zaia sarà in corsa per un ruolo di nomina: un ministero, se non addirittura la presidenza di una delle due Camere.
Intanto l’ex presidente gioca la sua partita. Resta in Veneto e parla di Olimpiadi diffuse, capaci di arrivare fino alla Capitale. C’è chi gli va dietro, come il vicesegretario del suo partito, Claudio Durigon, che ieri, ospite di Un giorno da pecora, si è dichiarato «assolutamente favorevole alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2040».
E pure il governatore Alberto Stefani, in un primo momento piuttosto tiepido di fronte alla proposta, su Radio 24, ha aggiustato il tiro, parlando di «un’ipotesi da esplorare», precisando: «Vedremo il da farsi anche da un punto di vista tecnico. Noi faremo la nostra parte, come è giusto che sia, e speriamo di essere i più attrattivi possibile, per continuare questa esperienza olimpica, che tanto ha dato al Veneto e all’Italia. Per Venezia sarebbe un orgoglio enorme: ciascun presidente del Veneto sarebbe orgoglioso di qualcosa del genere».
La partita di Luca Zaia, dal finale aperto.
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