Rosato: «In Friuli Venezia Giulia attendiamo candidati che ancora non ci sono»
Il vicesegretario di Azione: «La nostra collocazione? Tempi ancora non maturi. Mai con il Vannacci o il Fico del territorio, c’è un elettorato silenzioso che cerca serietà»

«Senza un volto credibile e una guida riconoscibile, ogni programma resta sulla carta». Ettore Rosato invita a non fidarsi delle liturgie ripetute ma mai applicate, delle frasi fatte, dei dribbling di parlamentari e segretari di partito. La verità, aggiunge il vicesegretario nazionale di Azione, è che «senza candidati veri, le fantasie sui laboratori programmatici lasciano il tempo che trovano».
Che impressione ha avuto leggendo gli interventi dei leader della politica Fvg?
«Il risultato referendario ha dato l’impressione di un favore per il centrosinistra, ma va letto per quello che è: c’è stato un pezzo di elettorato di sinistra che ha votato Sì e una parte del centrodestra, quella da sempre giustizialista, che ha votato No. Non trasporterei automaticamente quell’esito su un voto politico».
Il centrosinistra sbaglia a pensare che stia cambiando il vento?
«Certo, c’è stato anche un voto contro Meloni, ma non basta per dire che gli equilibri siano ribaltati. Il Paese rimane diviso in tre: destra, sinistra e un’area incerta tra astensione e ricerca di una terza via».
Come giudica la gestione del post referendum da parte della premier?
«Ha reagito con uno scossone, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa e mettendo a posto caselle che voleva sistemare da tempo. Però Meloni continua a sbagliare, anche nella comunicazione, quando si comporta più da leader di partito che da presidente del Consiglio di tutti gli italiani».
Come valuta in Regione la fase che sembra portare all’uscita di scena di Fedriga?
«Il Fvg non è governato male. Si può fare meglio, ma c’è una macchina amministrativa che funziona e la politica non può fare più di tanto danno».
Pensa che il presidente si sia rassegnato al tramonto dell’ipotesi terzo mandato?
«È persona intelligente. Magari ci giocherà ancora un po’ su, ma sa che è una via chiusa».
Immagina che si andrà al voto anticipato in Regione?
«Immagino che Fedriga concorrerà alle politiche».
Che cosa deciderà le comunali di Gorizia e Trieste?
«Le amministrative sono sempre meno test politici e sempre più sfide in cui si misura la capacità dei candidati di esprimere un progetto. Si vota il sindaco migliore, la capacità di interpretare la città conta molto più dell’ideologia».
Che Trieste è quella dell’ultimo Dipiazza?
«Ho perso con lui nel 2006 e so bene di cosa si sta parlando. Ha fatto il sindaco per vent’anni e prima lo era stato a Muggia. Mi fa sorridere chi continua a spiegare che non è stato un buon sindaco dopo che i triestini lo hanno scelto ripetutamente. Non ha fatto tutto bene, ma molte cose sono in continuità con Illy. Da destra, paradossalmente, ha lavorato per abbattere confini che a inizio anni Duemila dividevano profondamento la città».
Ma questo mandato com’è stato?
«Ha perso un po’ di motivazioni, è fisiologico dopo tanto tempo. Ma non si può dire che non abbia dato tutto quello che poteva dare».
Meglio un politico navigato come Russo o un civico come Gialuz per il centrosinistra?
«Per il centrosinistra decida pure il centrosinistra».
Un nuovo Illy per Trieste c’è?
«Illy è stato il miglior sindaco che ricordi. Qualcuno con quell’identikit c’è».
Anche per la Regione?
«In Regione serve un profilo più politico. Quando Illy si candidò per la presidenza aveva maturato un’esperienza da sindaco e da parlamentare. Era un’altra stagione».
Azione dove si collocherà?
«Sulla proposta migliore, programmatica e personale. A Trieste ci sono profili validi, anche civici».
Avete già parlato con qualcuno?
«Le interlocuzioni tra i partiti locali ci sono, ma per scegliere la nostra collocazione elettorale i tempi non sono maturi. Proprio perché non ci sono candidature reali all’orizzonte. Tutti sanno che serve un interprete. Se non c’è, si tira fuori la scusa del programma».
Ma si sente più vicino alla destra o alla sinistra?
«Non devo scegliere ora. Ci sono persone con cui non starei mai né da una parte né dall’altra. Non voteremo mai il Fico del Fvg, come neanche il Vannacci. Vedremo le proposte con cui proveranno a coinvolgerci».
A centrodestra ci sarà tensione per i dopo Fedriga e Dipiazza?
«Sicuramente sì».
Ci si spartirà i candidati?
«In entrambi gli schieramenti si cercherà un equilibrio tra forze politiche. Chi saprà esercitare meglio questa saggezza vincerà».
A chi parla Azione in Fvg?
«A chi non crede più alle promesse facili, che arrivano da destra e da sinistra. A chi vuole una politica che spieghi cosa si può fare davvero. C’è un elettorato silenzioso, anche rassegnato, che cerca serietà».
Si poteva fare di più in Regione con risorse così abbondanti?
«Sì, ma non è solo responsabilità della politica. Serve più sistema, anche da parte del tessuto economico».
La sanità regionale?
«Bisogna spendere meglio, integrare pubblico e privato e pagare di più chi ci lavora, per evitare che se ne vada. Ma basta girare per l’Italia per capire che la nostra sanità, pur migliorabile, resta un’eccellenza a livello mondiale».
Dove si vede tra un anno?
«Immagino il mio futuro come ho sempre fatto da quando faccio politica. Vediamo cosa serve, tenendo la barra dritta al centro».
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