Manifesto di Zaia, tutti zitti: plaude soltanto Forza Italia
No comment di Lega e presidenti del Nord. Se ne parlerà al federale. L’azzurro Mulè, vicepresidente della Camera: «L’agenda dell’ex governatore veneto è condivisibile»

La congiura del silenzio; che poi è cosa già vista. E così l’uscita pirotecnica di Luca Zaia – one man show sul Foglio, con uno scritto dal sapore di manifesto programmatico su sicurezza, attrattività, politica estera, ma pure politica in senso stretto – è un razzo senza scia.
Lega in silenzio
L’ex governatore che non fa proseliti; almeno, non tra i “suoi”.
Nemo propheta in patria. E così non parla il segretario federale Matteo Salvini. Non parla la sua vice Silvia Sardone. Né Claudio Durigon: «Mi dica...». Durigon, sul “manifesto”? «No, su questo non dico nulla».
Soltanto Alberto Stefani, nella veste “scomoda” di successore di Zaia alla presidenza del Veneto, è costretto ad abbozzare: «Un intervento di spessore, che rilancia temi cruciali per le sfide del futuro e di cui riconosco la portata. Le soluzioni che propone Zaia sono in continuità con la sua esperienza politica e con il nostro programma di governo della Regione». Mentre Vannacci fa Vannacci: «Zaia non è il mio riferimento», e basta questo.
Attorno, è l’esercizio del far finta di nulla, del non essersi accorti, del minimizzare. Nessuna presa di posizione esplicita contro il protagonismo del fu governatore, è vero. Ma l’annotazione, detta a mezza bocca, «che Zaia scopre l’acqua calda, tracciando l’esatto programma della Lega».
E una promessa, che chissà se verrà mantenuta: la questione sarà discussa al prossimo federale. Che è un po’ come dire: se Zaia vuole dettare la linea, che lo faccia alzando la mano di fronte alla platea estesa di tutti i leghisti.
Per citare una corrente di peso, i lumbàrd avevano già mostrato fastidio verso l’immobilismo di Zaia. Loro lo avevano individuato come “capopopolo” delle Regioni del Nord, organizzando persino una raccolta firme per spingere l’iniziativa.
Ma lui non aveva detto nulla. Il risultato: la questione, posta all’ordine del giorno di una riunione del direttivo del Carroccio lombardo, non era nemmeno stata affrontata. Palla in tribuna, di nuovo.
Ma il manifesto di Zaia, esponente della Lega (si è firmato così), in realtà è un discorso al centrodestra tutto.
Il resto del centrodestra
E allora ci pensano gli altri, dagli altri partiti. Come il forzista Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, che, ancora sulle colonne del Foglio, risponde: «Luca Zaia è una persona con cui si può ragionare e pensare a quello che può essere questo Paese nei prossimi vent’anni».
Mentre, dal Veneto, Flavio Tosi rilancia la palla nella metà campo avversaria: «Il nostro interlocutore a livello nazionale è Matteo Salvini, a livello veneto c’è Alberto Stefani. Se Zaia vuole aprire un dibattito all’interno del suo partito, per diventarne il nuovo referente, è liberissimo di farlo, ma non è un mio problema».
Ma la questione, nel suo significato più ampio, non è una novità. Si ricorderà il pranzo a base di sushi consumato a Mestre alla vigilia delle regionali, tra i governatori leghisti del Nord: Luca Zaia, appunto, e poi Massimiliano Fedriga (Fvg), Attilio Fontana (Lombardia) e Maurizio Fugatti (Trento). Appuntamento rigorosamente a favor di telecamere, e di social.

Quante se ne sono scritte, sull’incontro per riprogrammare la Lega Nord. Eppure oggi nessuno dei tre presidenti interviene sull’uscita dell’ex collega. C’è chi prende tempo. E chi fa sapere di attendere la mossa di almeno uno degli altri due, prima di esporsi in prima persona.
E quindi c’è un asse del Nord, certo. Ma qui, sì, pure un certo fastidio di fronte a luci della ribalta sistematicamente orientate sul leghista veneto, pure adesso che non è più governatore.
Dal Friuli Venezia Giulia, il tentativo comune è quello di “normalizzare” l’uscita di Zaia, spingendola entro i ranghi dell’ordinario dibattito politico.
E così il segretario leghista Marco Dreosto, nell’affermare che il tema «sembra appartenere di più al dibattito giornalistico», aggiunge che «oggi Lega e centrodestra sono fortemente concentrati sui temi e sulle priorità politiche: dare risposte a cittadini e imprese. Ogni altra valutazione verrà affrontata con serenità, nei tempi e nelle modalità opportune». E quindi il federale, magari.
Ma l’impressione è un’altra. Ovvero che Zaia, tappa dopo tappa, stia costruendo la sua strategia; pur non avendo ancora in mente, probabilmente, dove questa lo porterà. Ma la destinazione, forse sembrerà strano, conta relativamente. La priorità, adesso, è un’altra: non spegnere la luce. —
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