Manifesto del centrodestra: Zaia prepara altri capitoli

L’uscita sul “Foglio” ha raccolto il consenso di governatori e sindaci del Nord, sembra profilarsi la strategia in vista delle Politiche 2027. Le convenienze di Meloni e Salvini

Carlo BertiniCarlo Bertini

Il manifesto politico a firma di Luca Zaia apparso sul Foglio è l’embrione di una piattaforma politica ben strutturata per una destra liberale, condivisa dal movimento dei governatori e sindaci del Nord. Piattaforma che si arricchirà di nuovi capitoli, assumendo forma e dimensioni simili a quelle di una classica mozione congressuale.

Con il motto “c’è un tempo per ogni cosa”, Luca Zaia ha dunque dato fuoco alle polveri. Del resto, agitarsi durante le elezioni europee o durante la campagna delle Regionali in Veneto sarebbe stato un boomerang; ma farlo in vista delle Politiche del 2027 assume ben altro significato.

Che se pure non esplicitato, assume questi contorni: se il Capitano capirà che l’ex governatore può fare la differenza su un bacino di 12 milioni di voti al Nord e gli chiederà di rappresentare anche elettoralmente questa piattaforma sotto le insegne della Lega, potrebbe superare alle Politiche quel mesto 8% assegnatogli ora dai sondaggi: per riavvicinarsi a percentuali sopra il 15% analoghe a quelle prese in Veneto nel 2020: riuscendo, solo così, a mantenere un numero simile di parlamentari, cinque ministri nel prossimo governo e un presidente di una delle due Camere. E riuscendo, solo così, a non scalfire la propria segreteria, altrimenti a rischio.

Viceversa, queste istanze potrebbero essere rappresentate anche altrove, magari fuori dal Carroccio: non a caso il Doge, nelle svariate pagine di testo vergate per il giornale fondato da Giuliano Ferrara, usa più volte la parola “centrodestra”, ampliando il perimetro del suo orizzonte.

Un forte avvertimento

Ogni riferimento ad eventuali approdi in Forza Italia o in altri partiti sarebbe una forzatura, ma l’impressione di un avvertimento rimane comunque. Quel che invece appare evidente è la mano tesa al leader della Lega per cercare un accordo utile – pragmaticamente – a entrambe le parti: a Salvini, che senza l’apporto di Zaia a fare da collante per trainare la Lega al Nord rischia di scivolare su percentuali come quelle delle liste targate Vannacci in Toscana (sotto il 5%); e all’ex governatore, che se riuscisse a trascinare il Carroccio più in alto, potrebbe ambire a una delle massime cariche dello Stato, alias la presidenza del Senato.

Corollario numero uno: scranni da cui poco avrebbe a che temere Salvini in termini di potere e visibilità politica. Corollario numero due: scranni per i quali un benestare del presidente della Repubblica ha il suo peso, ma su questo torneremo tra poco.

In ogni modo, il sasso nello stagno è stato lanciato e il silenzio che è seguito non deve ingannare: se a prima vista potrebbe sembrare una manifestazione di indifferenza dei principali protagonisti del partito, a ben vedere potrebbe essere causato da un certo stupore. Per la imprevista “discesa in campo” del Doge, che getta le basi per la nascita di una corrente della Lega, quale mai prima d’ora si era materializzata.

Un gesto destinato a far rumore dunque, che per ora pare abbia raccolto le adesioni in forma riservata di alcuni governatori e sindaci del Nord, che avrebbero chiamato Zaia per esortarlo ad andare avanti.

Sociale  e sanità, prossimo step

E quindi, alla prima bozza del manifesto, ne seguiranno altre: la prossima settimana potrebbe vedere la luce una seconda parte dedicata al Sociale e alla Sanità; per proseguire con Ambiente e Sostenibilità e per finire con il capitolo più sintomatico di un progetto ambizioso: quello sul ruolo della politica.

Da cui possono scorrere fiumi di lava nel calderone che ribolle nel Carroccio da quando Salvini ha fatto salire a bordo il generale Vannacci, nominandolo vicesegretario il giorno della sua iscrizione al registro di tesserati della Lega.

Nomina, che sulla trincea opposta, è attesa con una certa impazienza anche dai sostenitori di Zaia: l’ex presidente del Veneto con i galloni di “vice” e la delega a rappresentare il Nord, avrebbe più titoli per poter valorizzare la sua piattaforma, per andare in tv e nelle piazze a portare il verbo di una Lega moderata, pro-diritti, libertaria, attenta al sociale.

Tema inclusione

E all’inclusione degli immigrati: istanza molto sentita da imprenditori e partite Iva alle prese con il blocco demografico e con la scarsità di manodopera da qualificare. Ma c’è la possibilità che il Capitano – per un “quieto vivere” con Meloni – lasci Zaia a rosolare sui carboni poco ardenti della presidenza del Consiglio regionale veneto: alla leader di FdI farebbe più comodo avere una Lega meno competitiva e in cambio potrebbe garantire a Salvini gli Interni e altri ministeri di peso.

Scenari futuribili, che però impegnano di sicuro le menti nel Carroccio e di altri big del centrodestra: perché non hanno come baricentro solo l’ex governatore leghista, ma ruotano sui futuri assetti della coalizione. E se un personaggio con un rapporto preferenziale con Mattarella può magari risultare ingombrante per la Lega, potrebbe esserlo meno per altri partiti del centrodestra. Dipende.

Forse non è un caso se nelle sue pagine programmatiche Zaia cita più volte il Presidente della Repubblica come fonte di ispirazione: un particolare notato da chi di dovere. 

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