Voto sul fine vita in Veneto: Stefani e Zaia verso il sì, FdI e FI divisa

L’incontro decisivo è in programma per martedì 1 settembre. Fratelli d’Italia per il no, Forza Italia resta indecisa. Il capogruppo Barbisan: «La disciplina della materia dovrebbe essere prerogativa dello Stato» 

Laura Berlinghieri
Il presidente del consiglio regionale del Veneto Luca Zaia
Il presidente del consiglio regionale del Veneto Luca Zaia

Un film già visto un paio di anni fa, quando, sotto gli occhi di un impietrito Luca Zaia, la Lega si sgretolò. E così ora, alla vigilia del nuovo voto sul fine vita, il Carroccio rischia di ritrovarsi nuovamente spaccato.

La Lega spaccata

«Libertà di coscienza», la chiama il capogruppo Riccardo Barbisan, annunciando che martedì 1 settembre, all’iniziativa per dotare il Veneto di una legge sul suicidio assistito, voterà contro o si asterrà. «La disciplina della materia dovrebbe essere prerogativa dello Stato», scandisce.

Come, prima di lui, aveva fatto Stefani, chiedendo che il vecchio testo – quello di due anni fa – venisse rivisto, così da blindarlo dalle eventuali offensive della Corte Costituzionale. Accontentato, martedì, in Aula, ci sarà e voterà sì; e lo stesso farà il suo predecessore, Luca Zaia.

Ma, nella Lega, quella di Barbisan non è la sola voce contraria. E a oscillare tra il no e l’astensione è pure il suo numero due, Filippo Rigo, «coerentemente col voto di due anni fa. Continuo a pensare debba essere il Parlamento a regolamentare una questione così delicata», dice. E Rosanna Conte, la consigliera il cui futuro, secondo i più, sarà nazionale: «Deciderò in base agli emendamenti approvati».

Mentre, proprio grazie agli emendamenti – obiezione di coscienza e un palliativista e un bioeticista nelle commissioni di valutazione – dovrebbero essersi convinti il commissario regionale Andrea Tomaello e i consiglieri Eleonora Mosco e Stefano Marcon, in un primo tempo scettici. Chi, invece, da subito si è detto a favore è l’altro capogruppo, quello della lista Stefani, Matteo Pressi: «L’importante è che siano fissati dei paletti chiari, come l’esclusione della malattia mentale e dei minori».

Il resto della maggioranza

L’esercizio dei pronostici è sempre un azzardo da evitare: due anni fa, per dirne una, non andò bene. Per questo, con ancora in testa l’amarezza di allora, la consigliera di Avs Elena Ostanel insiste: «Vediamo se una delle Regioni che più rivendicano autonomia e capacità di decidere sul proprio sistema sanitario è pronta ad assumersi questa responsabilità anche quando si parla di diritti e libertà individuali. E se, davanti a persone che aspettano una risposta, prevarranno ancora gli equilibri tra partiti e correnti o il coraggio della politica di decidere».

Ma, questa volta, tra i sostenitori dell’iniziativa filtra un giustificato ottimismo: pallottoliere alla mano, i contrari dovrebbero essere poco più di una quindicina su 51.

Ma di più, sui numeri, si potrà sapere lunedì 31 agosto, concluso l’incontro di maggioranza convocato al Ferro-Fini: presenti consiglieri e assessori di tutto il centrodestra. O quasi. «A me non ha chiamato nessuno», sbotta il solito Stefano Valdegamberi, di Futuro Nazionale. Sicuro voto contrario, insieme a quello dei consiglieri di Resistere Riccardo Szumski – «Da medico, le vite voglio salvarle» – e Davide Lovat.

Quanto al resto, FdI non ha ancora sciolto le riserve. «Aspettiamo l’incontro di maggioranza, al quale saranno presenti anche degli esperti palliativisti e bioeticisti, e poi decideremo», dice il capogruppo Claudio Biorgia, ricordando comunque «il voto contrario di due anni fa».

Che è facile immaginare verrà ripetuto martedì, dopo il via libera agli emendamenti di giunta. E dunque, se proprio un ripensamento dovrà esserci, ci si immagina l’astensione.

Eric Pasqualon (Udc) voterà a favore, mentre il capogruppo di Forza Italia Alberto Bozza concederà ai consiglieri «libertà di coscienza». Anche se, a Roma, la capogruppo al Senato Stefania Craxi potrebbe non essere dello stesso avviso. Per questo, dopo l’intransigenza iniziale, la partita è aperta, in equilibrio tra il reazionario Bozza e gli aperturisti Jacopo Maltauro e Mirko Patron.

All’opposizione

Ma le discussioni, anche accese, non sono appannaggio del centrodestra. E, in casa opposizione, riguardano ad esempio la valutazione degli emendamenti che proporrà la giunta. «Voteremo contro», annuncia da Avs Ostanel, mentre il dem Giovanni Manildo cerca la mediazione: «Li leggeremo con attenzione e poi valuteremo. La priorità è approvare la legge, non è questione di firme o di bandiere».

Del resto, la posizione del Pd è tra le più delicate. Perché, due anni fa, fu proprio l’astensione della dem Anna Maria Bigon a risultare decisiva per l’affossamento del pdl. Questa volta, assicura, si esprimerà a favore, complice un emendamento, che tra l’altro – parole sue – è quello che più inorgoglisce il suo stesso capogruppo. «Quello sulle cure palliative: diritto, ma non condizione». Piace tanto pure al centrodestra.

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