Dal Lago: «Salvini ha ucciso la Lega, Zaia poteva salvarla ma non ha osato»

L’ex triumvira del dopo-Bossi vede un partito nuovamente davanti a un bivio: «Ma allora avevamo degli ideali. Stimo Luca ma non ha mai avuto coraggio»

Domenico Basso

«Zaia poteva salvare la Lega. Gli è mancato il coraggio». Manuela Dal Lago non fa sconti. Vicentina, nel 2012, dopo le dimissioni di Umberto Bossi, fu con Roberto Maroni e Roberto Calderoli nel triumvirato chiamato a traghettare il Carroccio fuori dalla sua crisi più drammatica. Oggi vede un partito nuovamente davanti a un bivio, ma considera la situazione molto diversa: «Allora avevamo degli ideali. Oggi non esiste il partito, esiste la somma degli eletti». L’ultima possibilità? Tornare ai territori e affidarsi ai governatori. Zaia compreso, nonostante quell’occasione che, secondo Dal Lago, il presidente veneto si lasciò sfuggire.

Dal Lago, nel 2012 lei, Maroni e Calderoli foste chiamati a guidare la Lega dopo Bossi. Oggi si parla nuovamente di una guida collegiale e di un maggior peso dei governatori. Vede delle analogie?

«No. Il dopo Bossi nacque in circostanze completamente diverse e fu un periodo molto triste. Ci fu gente che grazie a Bossi era diventata qualcuno e fu poi tra i primi a fischiarlo. Io lo ricordo come un brutto periodo. Ma oggi la situazione è un’altra».

Qual è la differenza fondamentale?

«Salvini sta uccidendo, anzi ha ucciso la Lega. C’è qualche governatore che cerca di capire se riesce ancora a salvare qualcosa di quelle grandi cose che erano la Lega. Non so se ci riuscirà. Noi, anche ai tempi del triumvirato, avevamo degli ideali. Oggi non esiste il partito, esiste la somma degli eletti. Sono loro che comandano, non esiste più la base».

Quindi Salvini non può essere l’uomo che rilancia il partito?

«Assolutamente no. Se vuole fare una cosa buona per la Lega, ma non lo farà, si mette da una parte».

Chi avrebbe potuto farlo?

«Zaia. Poteva salvare il partito già tempo fa e gliel’ho anche detto. Piaceva, è un buon governatore, è una persona tranquilla. Ma non ha mai avuto il coraggio. Fare il governatore o il ministro va bene, ma le fatiche del partito non le ha mai fatte. Io lo stimo: se oggi fosse stato candidato governatore lo avrei votato, perché come governatore merita. Come uomo di partito no, perché per il partito non ha fatto».

Fontana e Romeo sostengono che la Lega abbia smesso di essere il “sindacato dei territori”. È così?

«Ma certo. È diventata il sindacato degli eletti. Salvini ha mandato via man mano la gente e si è attorniato soltanto di persone di fiducia. È evidente che questa non è più la Lega di una volta».

Salvini però rivendica che la Lega governa praticamente tutto il Nord.

«Ma non governa mica il Nord per merito suo. Ci sono Fedriga, Fontana, Fugatti e ringraziamo questi governatori: la base lo capisce e una parte della gente continua a credere in loro».

Poi c’è Vannacci. Che cosa ha rappresentato il suo arrivo per la Lega?

«Un grande errore di Salvini, uno dei tanti. Lo ha fatto perché non voleva far vedere quanti voti perdeva alle Europee e così si è aggrappato a Vannacci. Adesso quelli assetati di potere, che hanno paura di perdere il posto, corrono lì per salvarsi».

Lei lasciò la Lega quando Salvini era già segretario. Perché?

«Perché non accettavo il suo metodo. Prima dissi di no alla candidatura al Senato, poi decisi che era meglio stare a casa mia. Quando non ti trovi più bene in un partito te ne vai a casa, non te l’ha mica ordinato il medico di stare lì».

Qual è stato il più grande errore di Salvini?

«Ha perso la testa e ha cominciato a credersi Dio. All’inizio, con il suo modo di parlare, aveva anche guadagnato voti. Poi si è montato la testa ed è diventato più importante lui delle idee e di ciò che Bossi aveva insegnato».

Quindi, continuando così, quale futuro vede per la Lega?

«Se Salvini non va a casa, la Lega si estingue. L’unica possibilità per provare a salvarla è un rinnovamento completo: bisogna tornare nel territorio, tornare tra la gente e rimettere dentro persone che ci credano ancora. Ce ne sono».

Zaia quell’occasione l’ha persa definitivamente o potrebbe averne ancora una?

«Quando era il momento giusto non ha fatto la battaglia. E quando fai una battaglia corri sempre il rischio di perdere, nella vita bisogna anche rischiare. Oggi non lo so: potrebbe forse ancora salvare qualcosa, perché attorno potrebbe avere gli altri governatori che gli danno una mano».

Quindi la Lega può ripartire dai governatori?

«Si, con un bel leader davanti che spazzi tutto il resto. E deve tornare nel territorio, tra la gente. Il leader potrebbe essere uno dei governatori o comunque una persona fortemente sostenuta da loro».

E se nascesse davvero una Lega così, Manuela Dal Lago potrebbe perfino rientrare?

«Se avessero bisogno di una mano potrei farlo volentieri. Questo sì. Perché io ci credo».

 

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