Via “Salvini premier” dal simbolo della Lega. E il segretario ragiona sulla sua successione
Il “capitano”, consapevole della fine di un ciclo, sta pensando di lasciare. C’è l’ipotesi di un traghettatore che accompagni il partito al congresso. E si fa il nome di Fedriga

Non sarà più una Lega “per Salvini premier” quella che si affaccerà allo scenario politico del 2027. È il tramonto dell’indicazione nel simbolo. C’è chi dice, segno tangibile della fine di un ciclo: quello della segreteria federale di Matteo Salvini.
A modo suo, è un momento storico. Del quale già si aveva avuto un assaggio, proprio da queste parti, alle recenti elezioni regionali, quando la Lega si era presentata senza il riferimento al “capitano”, scalzato dal nome del candidato presidente, Alberto Stefani. Il prossimo anno dovrebbe essere nuovamente così, complice una sana dose di considerazione di sé e dei propri limiti: difficile immaginare un rovesciamento politico, tale da spostare i pesi all’interno del centrodestra, da Fratelli d’Italia alla Lega.
Matteo Salvini ne è consapevole e per questo starebbe pensando alla successione. Certo, l’ultimo congresso federale del partito, quello che ha confermato la segreteria di Salvini per altri tre anni, risale appena all’aprile scorso. Ma il segretario – almeno, è questo che filtra dal suo inner circle – potrebbe decidere di lasciare prima. Prima del prossimo congresso, ma anche prima delle prossime elezioni politiche. Complice, si diceva, la percezione di essere arrivati alla fine di un ciclo. E potrebbe farlo, magari, affidando la gestione dell’ultimo scampolo di segreteria a una figura ponte. Con la speranza che lo scossone – sollecitato da tanti – possa portare voti in dote al partito. In vista del prossimo congresso, quando ne sarà individuata la nuova guida.
Riguardo a questo periodo di mezzo, filtrano già dei nomi: quello del presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, ad esempio. Ma è un’ipotesi difficile da percorrere, considerando l’incompatibilità – se non formale, quantomeno a livello di opportunità – dei due ruoli. Quasi impossibile, poi, immaginare Luca Zaia calato in questo futuro. E allora probabilmente occorrerà destreggiarsi tra le figure di governo.
Ma, anche tra quanti hanno pagato la lontananza dal segretario, filtra perplessità. «Salvini ha avuto il merito di prendere in mano un movimento al 3% e di trasformarlo in un partito nazionale. Ma poi ha tradito la strada del federalismo» dice l’ex consigliere regionale Marzio Favero. Perplesso all’idea di un traghettatore: «Salvini non è sostituibile da nessuno. Perché nessuno in questi anni – nemmeno quelli che oggi gioiscono per la fuoriuscita di Vannacci – ha avuto il coraggio di dirgli che stava sbagliando, ma tutti gli hanno sempre ubbidito. Non è così che si comportano le persone leali. E la Lega ha bisogno di una figura nuova, che non sia compromessa; ma ha anche bisogno di una nuova stagione congressuale».
E nemmeno il consigliere Roberto Marcato intravede figure in grado di prendere in mano le redini del partito: «Non vedo eredi di Salvini», dice. «Al di là delle sue scelte, rispetto alle quali posso essere o meno d’accordo, fare il segretario è impegnativo, e non vedo nessuno in grado di prendere il posto di Salvini. Io? Farei fatica a essere il segretario di questa Lega spostata a destra».
Intanto, Salvini continua a battere la strada della presenza (o del presenzialismo) sul territorio. Si muove, si muove tantissimo. Al vertice di un partito che, a livello nazionale, non fa altro che perdere pezzi di consenso. Ma esistono due Leghe: qui in Veneto, il fu Zaiastan, è sempre stato evidente. Continua a esserlo ora, con l’amministrazione – moderata – di Stefani. Un nuovo corso, che potrebbe essere necessario intraprendere anche a livello nazionale: forse questa volta si è convinto pure Salvini.
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