Lega, la locandina per Pontida non ha più Salvini nel simbolo

Il nuovo logo senza la dicitura “Salvini premier” è apparso nel profilo Facebook del segretario che ha annunciato il raduno del Carroccio per il 20 settembre. Ma il nuovo simbolo ha già debuttato a Dignano. No comment dei dirigenti veneti

Filippo Tosatto
Il nuovo simbolo della Lega
Il nuovo simbolo della Lega

Et voilà. Dal simbolo della Lega, avviata al raduno di Pontida, svanisce formalmente la scritta “Salvini premier” che campeggiava accanto ad Alberto da Giussano fin dal dicembre 2017, allorché sostituì il fatidico richiamo al Nord in vista delle elezioni nel marzo successivo, anticipando la vocazione cesaristica del partito e la volontà di sancire il passaggio da movimento autonomista padano a forza politica nazionale.

Ascesa e crisi

La stagione aurea del Capitano, sì, capace di moltiplicare i consensi del Carroccio post bossiano (precipitato a tre punti percentuali dopo lo scandalo dei diamanti) centrando un clamoroso 17,36% nelle politiche 2018 per raddoppiare i voti (34, 26%) alle europee, un anno dopo. Un leghismo di lotta e di governo, alleato e rivale del M5S nel Conte I, spregiudicato nel cavalcare sicurezza e lotta ai flussi migratori, ricacciato all’opposizione dall’inopinata mossa del suo leader, lesto a decretare la fine della coalizione giallorossa da un tavolino del Papeete, nell’agosto alcolico e danzante di Milano Marittima.

La locandina completa di Pontida 2026
La locandina completa di Pontida 2026

Da allora, le fortune del Matteo in felpa sono andate scemando, tra iniziative maldestre (la nomina a vice di Vannacci, tra tutte), assenza di strategia, tensioni interne crescenti. Un crollo progressivo di credibilità che ha spalancato le porte a Giorgia Meloni, nuova runner del centrodestra, abile a calamitare le speranze dell’elettorato deluso.

Proprio l’ascesa della primadonna di Fratelli d’Italia ha indotto Salvini, tra annunci e smentite, ad ipotizzare la rimozione del proprio nome («Oggi l’unica candidata premier della coalizione è Meloni»), salvo reagire con stizza alle sollecitazioni dei critici e rinviare la decisione.

Desalvinizzare

Fino a lunedì 27 luglio, quando, sul profilo Facebook, ha fissato per domenica 20 settembre il meeting sul pratone di Pontida, postando una locandina orfana del riferimento personale. Non si tratta, a rigore, di una novità assoluta. Perché il 21 giugno, a Dignano, teatro della festa della Lega friulana e giuliana, il simbolo “desalvinizzato” (con il nome sovrascritto dall’acronimo FVG) aveva debuttato in un banner, condiviso dalle feste lombarde di Adro e Sumirago e imitato, tra gli altri, dal capogruppo dei senatori, Massimiliano Romeo, nell’immagine a corredo dei suoi post. Ben più che una riforma grafica, insomma.

E se i dirigenti veneti interpellati scelgono il no comment, la lettura ufficiosa prevalente allude ad un “tentativo di mediazione” giudicato tardivo e, con molte probabilità, inutile.

Le tensioni

La cornice è quella dello scontro sordo e irriducibile tra il “cerchietto magico” salviniano e il fronte nordista di governatori e presidenti: Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti, spalleggiati dal citato Romeo e, in misura più sfumata, dal ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti.

Concordi nel bocciare la linea del segretario, reputata sorda alla questione settentrionale e alla battaglia identitaria dell’autonomia; e improntata, piuttosto, alla rincorsa all’estrema destra nel segno del populismo sovranista, lontano dalla cultura di una destra federalista e liberale, punito da sondaggi sempre più sfavorevoli.

Salvini, per parte sua, ha provato a mediare allargando il processo decisionale con il varo di un “tavolo dei territori”, aperto ad amministratori e dirigenti, e ventilando un incarico di vice federale, dapprima a Zaia (che ha respinto l’invito senza esitare) e poi a Fedriga, allettato dalla suggestione di un terzo mandato in Regione.

La contestazione, tuttavia, non si è placata: il “ritiro spirituale” a Mogliano, annunciato da via Bellerio, è stato cancellato dopo gli striscioni di protesta spuntati nei luoghi simbolo del leghismo, incluso il fatidico pratone che a fine estate accoglierà i militanti. Che sciameranno verso al palco. Bandiere, luci e il condottiero con lo spadone nel simbolo. Non l’eponimo Matteo Salvini, però.

 

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