Lega al limite dello strappo verso Pontida: Salvini frena sul triumvirato, il Nord verso la scissione
Nessun direttorio con Zaia, Fedriga e Fontana. Il segretario blinda la leadership, ma veneti e lombardi studiano l'Associazione alternativa dopo il crollo nei sondaggi

Triumvirato? Questo sconosciuto, non se ne parla proprio. Gestione collegiale? Non esiste. La storia dei tre governatori attaccati alla camicia del segretario come tre spilli avvelenati, con incarichi di co-direzione del partito, per tacitare lo scontento del nord, non sta in piedi: almeno a sentire il vento che soffia dalle parti di Matteo Salvini. E ciò a dispetto di quanto va dicendo Massimiliano Romeo, convinto che a giorni ci sarà il tanto atteso incontro «per dare un segnale di rinnovamento prima di Pontida».
Ma la composizione di questo meeting ancora non si sa, così come data e location. Si sa solo che l’intenzione sarebbe trovare un punto di incontro tra le due sponde (sovranista e autonomista) «per rasserenare gli animi e condividere una linea che possa evitare scontri a Pontida»; ma neanche i più buonisti ci credono, anzi: veneti e lombardi temono che lo strappo non sia ricucibile se il segretario non si convincerà a fare un passo di lato. Ipotesi del terzo tipo, che rimanda dunque allo stallo di un aereo che sta già precipitando nei sondaggi.
Il timore dei nordisti
Da parte sua, Salvini il segnale di apertura alle ragioni del nord è convinto di averlo già dato: varando «quel Tavolo dei territori, di cui non si sa più nulla e che non serve a nulla», tanto per riportare il pensiero degli scontenti. I quali sono di fronte a un dilemma: sanno che per carattere e temperamento, il Capitano non si farà da parte, ma sanno anche che se non danno vita a una scissione, rischiano di passare per quelli che invece di rilanciare la Lega la faranno implodere insieme a lui: siccome un altro congresso dopo quello del 2025 è improponibile, o si decidono a lanciare un soggetto alternativo che ricordi la Lega Nord di Bossi (varando questa Associazione di cui si parla da giorni come antipasto di una nuova formazione) o saranno complici della caduta nelle urne della Lega sovranista.
Corteggiare il Doge
E dunque, nell’attesa di Godot che non arriva mai, se di una gestione allargata del partito il segretario non vuol sentir parlare (malgrado molti ritengano gli potrebbe convenire condividere le scelte prima di una batosta annunciata alle urne), provare a convincere Luca Zaia a far parte del vertice della Lega in vista della campagna per le politiche è un target da non mollare: perché Salvini ha interesse ad avere a fianco personalità forti spendibili mediaticamente e il Doge è l’unico che porta voti. E sono i voti quelli che mancano a un partito piombato dal 34 per cento del 2019 al 4,8 certificato dall’ultimo sondaggio, una percentuale simile a quella che aveva la Lega quando il Capitano la raccolse dal fossato nel 2013.
Ma la mission di portare Zaia a miti consigli, si sa, non è facile, tutt’altro. Matteo Salvini spera che l’ex governatore prima o poi si lasci convincere per il bene della “ditta” a farsi appuntare sul petto i galloni di vicesegretario per poter andare in giro a far lievitare il consenso. Ci spera perché non crede che i contestatori, di cui Zaia sarebbe il capofila insieme ad Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, abbiano davvero la forza di lanciare un loro soggetto politico spaccando il Carroccio a metà. Ha però già ricevuto il «no grazie» del Doge alla proposta di fare il vice (in un cambio degli assetti di vertice) e ora si prepara ad attraversare il cerchio di fuoco di Pontida nel suo stile: prendendo il toro per le corna.
Il segnale ai naviganti
Senza concedere nulla ai contestatori, anzi sfidandoli a uscire allo scoperto, il segretario fa lanciare un messaggio subliminale via social: la leadership della Lega è una e indivisibile, così come lo è il partito nazionale.
E se non fosse ben chiaro, a dirigenti e militanti del Carroccio ieri mattina è bastato aprire il reel su Instagram del raduno di Pontida per capire l’antifona: «LA LEGA È UNA», scritto in caratteri cubitali rossi. Dissolvenza... e ricompare la parola «UNA», tanto per aprire bene le orecchie a tutti. «Una Grande Famiglia» è la chiusa, sullo sfondo delle bandiere e i pratoni colmi di camicie verdi. Giusto per far passare l’ordine di scuderia che «Pontida deve essere una festa», quindi niente scontri o polemiche.
Lega quarta, Vannacci corre
L’aria dunque è pessima, nessuno esclude nulla, Salvini non crede a uno sviluppo concreto della rivolta ed è convinto di poter risalire la china. Magari dalla tolda di comando del ministero degli Interni e senza anticipare le urne ad aprile come vorrebbe la premier, per far sgonfiare il fenomeno Vannacci. I numeri fotografati dalla rilevazione di BidiMedia rimbalzati ieri mattina sulle chat dei leghisti veneti e lombardi però sono impietosi: la Lega sarebbe oggi settima nella classifica dei partiti italiani, più giù non solo di Forza Italia ma anche di Avs, mentre Futuro Nazionale di Vannacci figura al quarto posto, con un otto per cento tondo e una crescita costante.
A sentire i fedelissimi del segretario, Salvini sarebbe già sulla riva del fiume a godersi lo spettacolo di autodistruzione del generale Vannacci, «perché le anticipazioni del suo programma gli stanno procurando più grane che consensi e perché è partito troppo presto con la sua corsa». Sarà. Ma i numeri per ora dicono altro.
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