Salvini a Pinzolo: «Pronto a rafforzare la squadra e a condividere le mie responsabilità»
Il segretario leghista glissa sulle tensioni con Fontana e Romeo: «Meno chiacchiere e spazio a governatori, sindaci e amministratori per costruire insieme. Vannacci ? Lui propone, noi facciamo. Non tiro dentro tutti per un voto in più»

Doveva essere la partita del Nord. Chi sta con Salvini, chi con i governatori, chi chiede di cambiare rotta e chi difende la Lega così com’è.
Pinzolo arrivava dopo giorni di tensioni come uno dei primi test sul campo. Ma proprio nel sabato in cui riparte la Serie A, Matteo Salvini sceglie il dribbling: lascia la sfida interna a bordo campo precisando però di essere pronto a condividere le sue responsabilità e a rafforzare la squadra. E davanti ai militanti ripassa l’agenda del governo, dalle pensioni alla flat tax, dalle banche all’immigrazione.

Poi alle 18. 38 un urlo dalla piazza annuncia l’inizio del campionato e il segretario, milanista, scherza: «Temo un’altra stagione di sofferenza». Della sua, di partita, preferisce parlare il meno possibile. A Pinzolo, del resto, l’immagine che Salvini ha davanti è quella di una festa affollata, con centinaia di persone arrivate ad ascoltarlo.
Ed è proprio quella partecipazione che il segretario trasforma nella risposta alle cronache sulle tensioni nel Carroccio: «Le presunte difficoltà e le presunte divisioni mi piacerebbe che in tutta Italia le vedessero. In un sabato pomeriggio di sole a Pinzolo avere centinaia di persone in piedi e sedute è la miglior risposta a qualche giornalista un po’distratto». Ma le questioni poste in questi giorni da Attilio Fontana e Massimiliano Romeo restano sul tavolo: una Lega meno sovranista e più “sindacato dei territori”.
Il caso Nord
Salvini cerca inizialmente di tenersene fuori: «Dovreste chiederlo a chi critica. Io occupo le mie giornate con il lavoro, con l’impegno, con l’ascolto». Quando però gli viene contestato nel merito lo spostamento a destra del partito, replica: «Avete sentito qualcosa di fascista, di strampalato, di esagerato? Penso che abbiamo parlato di robe normali».
All’accusa di avere smarrito il Nord oppone la geografia del potere leghista: «Governiamo il Piemonte, la Lombardia, il Veneto, il Friuli, il Trentino e la Liguria. Tutto il Nord». Sulla sanità respinge qualsiasi ipotesi di ritorno allo Stato di competenze regionali: «Sono assolutamente contrario a ricentralizzare». E cita il Veneto e la scelta di fare esami anche la sera e nei fine settimana per ridurre le liste d’attesa: «Mi piacerebbe che lo facessero anche in altre regioni».

E Zaia? Quando gli chiedono quale futuro ci sia nel partito per i governatori Fedriga e Fontana, Salvini apre: «Sono disponibile a condividere le mie responsabilità e a rafforzare la squadra, a coinvolgere governatori, ministri, sindaci. La Lega ha ministri, governatori, amministratori. Se tutti lavorano tanto e chiacchierano poco è un bene per la Lega e per l'Italia».
Quindi: «La mia intenzione è unire, costruire e coinvolgere tutti quelli che danno un valore aggiunto alla Lega e al Paese, quindi governatori, sindaci, amministratori, senza escludere nessuno. Gli unici che si autoescludono sono quelli che invece di fare disfano».
Vannacci
Più netto il messaggio a Roberto Vannacci, il concorrente che insidia il Carroccio sulla destra: «La differenza è che Vannacci propone quello che la Lega sta facendo».
E se i voti del generale diventassero necessari per vincere le prossime Politiche? Salvini non apre: «Non sono un permaloso, però amo la chiarezza, amo la coerenza. Io mi presento con la mia faccia, con quello che abbiamo fatto e con la squadra dell’attuale centrodestra». E aggiunge: «Non sono disposto a tirar dentro tutti pur di prendere un voto in più». Vale anche per Calenda, che «la pensa in maniera opposta su tutto».
Legge di Bilancio
Archiviata, almeno dal palco di Pinzolo, la partita interna, Salvini passa alla legge di Bilancio. Due le priorità della Lega: pensioni e autonomi. Sulle prime torna all’attacco della Fornero e propone la possibilità di lasciare il lavoro tre anni prima dei 67 anni.
Per partite Iva, artigiani e professionisti vuole invece alzare da 85 mila a 100 mila euro la soglia del regime forfettario al 15%. E se l’Europa non lo consentirà, chiederà agli alleati «un atto di coraggio». I soldi? Salvini indica le banche. Vuole recuperare una parte dei maxi utili per finanziare pensioni, lavoro e sicurezza: «I soldi si vanno a chiedere laddove ci sono». Nessuna patrimoniale e soprattutto nessun aumento delle tasse sulla casa: se Bruxelles pretenderà una revisione del catasto che porti a pagare di più, «dovranno passare sul mio corpo».
Migranti
Il tono sale sull’immigrazione. Salvini parte dalla demografia e dalla crescita della popolazione africana, poi fissa il bersaglio: «L’uso politico dell’Islam a mio avviso è il problema per i nostri figli per i prossimi cinquant’anni». E indica una strada: «Privilegiamo l’immigrazione da Paesi culturalmente e religiosamente più vicini a noi, da Paesi cristiani e cattolici».
Alla Germania replica che Berlino «non ha diritto di mandarci indietro un solo immigrato irregolare fino a che ci sono navi di Ong tedesche in giro per il Mediterraneo». In autunno arriverà inoltre in Parlamento la proposta leghista per togliere cittadinanza o permesso di soggiorno agli stranieri che commettono reati gravi. «Pubblicheremo i nomi e i volti dei parlamentari che voteranno sì e voteranno no», promette Salvini. Resta l’Ucraina. «Putin e Zelensky dovranno sedersi a un tavolo e decidere dove fermarsi e quando fermarsi. Nessuno dei due la vincerà sul campo».
Ma nella personale graduatoria delle minacce Salvini guarda altrove: «Il problema per i miei due figli non sono i missili di Putin, ma i terroristi, gli integralisti islamici». Sintesi geografica: «Il mio problema non è a Nord-Est, il mio problema è a Sud».
Poi il comizio finisce e comincia il rito. Salvini si lascia guidare tra i militanti, concede selfie, strette di mano e sorrisi. Quindi saluta, monta in bicicletta e riparte pedalando per Pinzolo. Le montagne della Rendena, almeno quelle, le affronta. Per quelle della contestazione interna alla Lega, la scalata è rimandata.
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