Salvini affida a un fedelissimo il coordinamento delle regioni

Primo consiglio federale post-congresso, assenti tutti i dissidenti del Nord Est. Salvini sigla una tregua con i lumbard ma rinvia ancora sul ruolo di Zaia e nomina Crippa come referente dei territori. Stop ai congressi provinciali

Filippo Tosatto
Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia e Matteo Salvini
Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia e Matteo Salvini

Inaugurato dall’applauso prolungato dei sodali a Matteo Salvini, il vincitore del congresso, il consiglio federale della Lega intreccia manovre interne e questioni governative nel segno del divide et impera. A spiccare, in partenza, è l’assenza dei dissidenti nordestini (l’etichetta di ribelli pare eccessiva), pure corredata da motivazioni svariate: la fitta agenda veronese di Luca Zaia, irremovibile da Fieracavalli nel giorno della visita della premier Giorgia Meloni, e gli impegni a Trento di Maurizio Fugatti, trattenuto da una seduta della giunta provinciale; il forfait del ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti («È indisposto»), in rotta di collisione con Salvini sul versante della legge di bilancio; e la seggiola vuota di Massimiliano Fedriga, il presidente del Friuli Venezia Giulia, segnalato in viaggio all’estero. Come dire, molteplici indizi che alludono all’avvenuta frattura politica.

La nomina

Non bastasse, a certificare il naufragio sul nascere della segreteria «inclusiva e unitaria» ventilata dal palco di Pontida, giunge la nomina di Andrea Crippa a coordinatore federale delle segreterie regionali del partito: il prescelto è un monzese fedelissimo del leader, laureato in Scienze politiche alla Cattolica, balzato agli onori della cronaca rosa dopo il fidanzamento con Anna Falchi.

La sua, per intenderci, è una carica inedita, introdotta da una modifica statutaria e prospettata a più riprese a Zaia, lesto peraltro a declinare l’offerta. Una mossa a sorpresa, sì, destinata (è una facile profezia) ad accentuare il solco tra il gruppo dirigente sovranista e la (timida) fronda autonomista e liberale. Ben diverso il copione sul versante milanese, dove la resa dei conti annunciata alla vigilia ha ceduto il passo ad una tacita intesa tra la maggioranza, il presidente Attilio Fontana e il capogruppo a Palazzo Madama, Massimiliano Romeo, bersaglio post congressuale di un documento di sfiducia sottoscritto da gran parte dei senatori padani. A sorpresa, l’uno e l’altro hanno approvato la linea salviniana, incassando la garanzia che il partito lumbard (retto dallo stesso Romeo) non sarà commissariato e che la citata mozione di sfiducia finirà nel cassetto.

Il simbolo

Non è tutto. A nove anni di distanza, la scritta Salvini Premier scompare dal simbolo a beneficio della nuova denominazione, Lega Italia Federale: immutato invece il logo bianco e blu con lo spadone di Alberto da Giussano.

Rinuncia spontanea del vicepremier? Non proprio, a dettare la mossa – si apprende in via Bellerio – è stata la nuova legge elettorale che prevede l’indicazione del nome del candidato premier da parte di ogni coalizione.

Ancora: il consiglio ha deciso di congelare il calendario dei congressi provinciali fino alle prossime Politiche, così da scongiurare ulteriori tensioni correntizie e concentrare ogni energia nella campagna.

In Veneto, en passant, la sospensione riguarda Verona e Padova, le sole federazioni ancora in attesa di rinnovo: in caso di urgenza e necessità, è il viatico, il coordinatore Andrea Tomaello potrà nominare commissari dotati di poteri operativi. Last but not least: a dispetto dei guai giudiziari, il consiglio ha confermato nell’incarico di amministratore Alberto Di Rubba, il commercialista eletto in primavera nel collegio di Rovigo, alle suppletive della Camera convocate dopo le dimissioni di Alberto Stefani, prossimo a diventare il presidente della Regione.

Il segretario

Le parole di Salvini, infine: «Sto lavorando a una squadra, la più forte e rappresentativa possibile, per la segretaria politica e i vicesegretari, conto di formulare una proposta organica entro novembre. Sto sentendo diverse persone e la novità positiva è che in tanti si sono messi a disposizione. Zaia l’ho sentito ieri, ci vedremo a stretto giro, ma quello che ci diciamo rimane fra noi».

L’eventuale apertura a Massimo Garavaglia, lo sfidante solitario al congresso? «Io cerco di costruire e coinvolgere, poi non si può forzare uno a fare qualcosa». Sul fronte del governo, tre priorità in ballo: «Chiediamo flessibilità delle pensioni in uscita e superamento della legge Fornero, da 67 a 64 anni, come libera scelta e non obbligo. Poi troveremo le migliori soluzioni anche per la scuola, è vero che c’è un calo degli studenti ma possiamo risparmiare in tante direzioni, non sull’istruzione. Sono certo che il Parlamento troverà una soluzione ai tagli contestati». Il decreto bollette? «Arriverà in consiglio dei ministri lunedì, le coperture ci sono».

 

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