Lega, ecco la mozione del Nord: accordo tra governatori e salviniani

Ventitré firme di partenza, comprese quelle dei nordisti dissidenti e Stefani. Ribadita la questione settentrionale, ma in un partito che rimane nazionale. Tra gli impegni, lo stop ai limiti di mandato e una Zes per il Nord del Paese

Laura Berlinghieri
Matteo Salvini, Massimiliano Fedriga, Luca Zaia e Attilio Fontana
Matteo Salvini, Massimiliano Fedriga, Luca Zaia e Attilio Fontana

La pax leghista ha la forma di una mozione congiunta di salviniani e dissidenti del Nord. Nella quale si fa menzione della questione settentrionale – «pilastro irrinunciabile di un progetto politico nazionale basato sull’attenzione alla specificità di ogni territorio», da porre «stabilmente al centro dell’agenda politica» – ma anche di quella meridionale. All’interno di un partito che, negli anni, «è cresciuto» e «ha assunto importanti responsabilità nel governo nazionale».

In calce, 23 firme del caleidoscopio leghista: di governo e d’opposizione. Con i quattro amministratori dissidenti – Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti – ma anche con il governatore Alberto Stefani, l’altro vice federale Andrea Crippa, il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, il commissario veneto Andrea Tomaello, il segretario friulgiuliano Marco Dreosto e il consigliere regionale lombardo Giovanni Malanchini, “autore materiale” del testo insieme ad alcuni colleghi del Pirellone. «Un segnale che vale più di mille polemiche lette sui giornali negli ultimi mesi», può dire agevolmente Molinari.

La mozione è una delle sei riuscite a superare la soglia minima delle 80 firme. Compresa l’istanza, dall’impronta anche padovana, firmata dall’eurodeputata di Monfalcone Anna Maria Cisint, con Susanna Ceccardi e Silvia Sardone, per «un’immigrazione controllata, la cittadinanza meritata e il no alla Sharia».

La mozione per il Nord

Ma a catalizzare l’attenzione è, chiaramente, la mozione nordista. Un testo che, partendo dalla storia del partito, chiede un impegno per il futuro; esaltando la vocazione territoriale del movimento, ma, al tempo stesso, rivendicando il lavoro fatto negli anni per rendere il Carroccio una forza (di governo) su scala nazionale.

Si parla di questo: della «piena attuazione dell’autonomia differenziata e del federalismo fiscale» come priorità, «valutando anche percorsi istituzionali sia per la creazione di macroregioni che per il ritorno a una piena valorizzazione delle province». Fino alla promozione di «una riforma costituzionale che possa far diventare l’Italia un vero Stato federale, superando il bicameralismo paritario», sulla falsariga del modello tedesco.

Poi: un maggiore coinvolgimento degli amministratori locali, con la conferma dell’impegno per l’eliminazione dei limiti di mandato – Zaia ne sa qualcosa, e anche Fedriga è interessato – per le cariche elettive. E l’impegno «all’istituzione di Zone economiche speciali (le famose Zes) nelle aree di confine e nelle zone a vocazione produttiva e logistica del Settentrione, che necessitano di semplificazione su fisco, burocrazia e infrastrutture, per sostenerne la capacità di competere sui mercati internazionali, attrarre investimenti e creare occupazione». Questione, questa, che sarà oggetto anche di tre differenti mozioni nei consigli regionali di Veneto, Lombardia e Piemonte, che oggi verranno presentate a palazzo Ferro-Fini da Riccardo Molinari, Andrea Tomaello e Matteo Pressi.

Questo, nella cornice di qualsiasi iniziativa atta a rafforzare il legame con il territorio, a favorire le amministrazioni locali (soprattutto se virtuose) e a sostenere il tessuto imprenditoriale. E quindi il Nord che resta al centro, e in una Lega che resta nazionale.

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