Salvini a Padova: «L’Islam politico è il pericolo numero uno»
Il leader della Lega a Padova davanti alla moschea abusiva: «Questo luogo andava chiuso 10 anni. Dove governa la sinistra non succede. Tribunale sciaritico? Non permetteremo mai che si torni al Medioevo»

Matteo Salvini a tutto campo. Da ministro promette fondi e nuovi cantieri, da leader della Lega torna a indossare l’elmetto delle battaglie identitarie. Il consenso da rilanciare su Islam, sicurezza, studenti violenti e legittima difesa. A Padova arriva col sorriso, l’auto blu si ferma davanti alla moschea abusiva di via Turazza, luogo simbolo delle battaglie del Carroccio de noialtri, e davanti a una cinquantina di persone, per lo più giornalisti ed esponenti di partito.
Il primo bersaglio è la Camera arbitrale islamica nata in città: «Non possono esistere tribunali islamici, non esiste che si possa comporre una controversia in base alla Sharia, che è barbarie, un ritorno al Medioevo. Significa cancellare i diritti di libertà conquistati», sentenzia Salvini.
E ribadisce il concetto: «Non può esserci qualcuno che amministra la giustizia in nome del Corano». Poi la stoccata all’amministrazione comunale per il centro islamico della Stanga: «Mi domando perché il Comune in più di dieci anni non abbia messo i sigilli e sgomberato un luogo di culto abusivo». Per Salvini non ci sono dubbi: «L’uso politico dell’Islam è il pericolo numero uno per la nostra società». Alla sua sinistra (non per posizione politica, beninteso) c’è l’eurodeputata Anna Maria Cisint, tra le prime a denunciare la nascita della Camera arbitrale. Non usa mezzi termini: «Bisogna cancellare questa associazione, intervenire anche in maniera radicale affinché qualsiasi situazione di questo tipo che accetta il ripudio, la poligamia, la pratica delle spose bambine, venga cancellata».
Le battaglie identitarie
Per Salvini, comunque, questa è una «bella settimana». Elenca i risultati della Lega e quelli che considera i motivi per cui «è utile votarci». «Il governatore del Veneto è arrivato in Consiglio dei ministri a firmare i primi quattro passi in avanti per l’autonomia. Con la legge anti-maranza non solo toglieremo la cittadinanza a chi commette dei reati, ma non la daremo ai minorenni che commettono dei reati. E c’è un Codice della strada che fa ordine nella giungla delle multe e degli autovelox, con l’obiettivo di salvare vite».
Più che alle preoccupazioni degli amministratori, pensa alle famiglie e ai lavoratori: «Le multe vengono reinvestite in sicurezza stradale. Non sono certo il ministro che aumenta le multe perché qualcuno faccia cassa, non possono essere una tassa occulta».
Poi è il turno di studenti in piazza. «Non hanno capito cosa vuol dire andare a scuola», dice Salvini parlando dei violenti. Le manifestazioni «composte sono benvenute», ma quando si supera la soglia della violenza «c’è il codice penale: non è una goliardata parlare di pistole».
Sul caso del gioielliere di Dolo che, dopo il secondo furto, ha confidato di valutare l’ipotesi di armarsi, dice: «Spero non abbia più visite non richieste, ma stiamo lavorando per estendere il perimetro della legittima difesa». Sul fronte economico, le rassicurazioni: «Chiediamo da tempo che le grandi banche che fanno utili straordinari diano un contributo. Una piccola parte servirà a superare la legge Fornero e ad alzare per le partite Iva il tetto della flat tax a 100.000 euro».
Il partito
Poi c’è la sua Lega, che si prepara al congresso straordinario e il segretario, dimessosi per ricandidarsi, non si scompone davanti alla candidatura di Massimo Garavaglia: «Più gente c’è che porta idee, meglio è». In via Bellerio si lavora al nuovo simbolo. «Spiegherà ben chiaro chi siamo e dove vogliamo andare», dice il leader. È questione di giorni.
La sfida di Padova
A destra di Salvini, invece, posa Roberto Marcato. Si rivedono dopo tempo e frizioni, ma ostentano un ottimo rapporto. «Mai litigato». Si abbracciano, ma il Capitano mette le mani avanti: «Niente limone». A oggi, Marcato è il candidato solo della Lega per Padova: «Spero che sarà il candidato dell’intero centrodestra. L’anno prossimo, di questi tempi, spero sia sindaco», spinge il leader federale. E promette di tornare in città con lui e con i residenti che «non ne possono più», per inaugurare «un luogo di commercio al posto della moschea abusiva che porta solo problemi».
Le infrastrutture
Torna a vestire i panni del ministro. In Fiera visita il Green Logistics Expo, salone internazionale dedicato alla logistica sostenibile, parla di infrastrutture. Sulla holding autostradale veneta promette: «Ho dato il mio impegno a Zaia e Stefani perché la Brescia-Padova sia il primo esempio di autonomia infrastrutturale concreta. Mi piace mantenere gli impegni».
Sulla Tav assicura che «i lavori stanno procedendo spediti». La progettazione della Vicenza-Padova «arriverà entro l’estate dell’anno prossimo».
Al sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai, manda un messaggio: «Lasciamo che gli ingegneri facciano gli ingegneri». In via Tommaseo incontra anche il sindaco di Padova, Sergio Giordani, al quale promette la progettazione della nuova stazione. Poche ore prima, al primo cittadino di Vigonza aveva annunciato 121 milioni per il prolungamento della linea tranviaria (osteggiata dal centrodestra cittadino). Il Pnrr? «Tutti gli obiettivi sono stati raggiunti».
A Padova, insomma, il Capitano mette in fila tutte le sue carte. Un piede nel governo, l’altro già in campagna elettorale. E la sensazione che, da qui alle urne (per Roma e per Padova), di visite come questa ne arriveranno parecchie.
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