Lega, Stefani si smarca dalla fronda dei governatori: «Non m’interessa»

Mercoledì il confronto di Salvini con Fontana, Zaia e Fedriga. Il presidente del Veneto: . «Grazie ma non partecipo, non sono questi i temi che mi interessano»

Laura Berlinghieri
Salvini e Stefani
Salvini e Stefani

 

Tempi strani per la Lega. E chi glielo doveva dire, ai militanti che si emozionavano con la canotta bianca di Bossi, che di lì a pochi anni si sarebbero ritrovati a ballare la pizzica pugliese all’ombra dal bandierone che inneggia all’Autonomia? Che poi, a esser sinceri, due sere fa a Oppeano (Verona), per la festa del partito, erano pure a loro agio, nel ripetere le mosse del ballo di Per sempre sì di Sal Da Vinci, il cantante neomelodico del momento. Però raccontano che Matteo Salvini, tra una birra e l’altra, abbia storto il naso: «Ragazzi, la pizzica e Sal Da Vinci, no...».

Alla festa della Lega si balla la pizzica e si canta Sal Da Vinci: le immagini da Oppeano

Tra le battute leghiste di chi suggeriva, la prossima volta, di dare una controllatina al borderò inviato alla Siae e chi coglieva l’ennesimo segnale di fine di un’epoca. «Avevamo in repertorio anche il Va’ pensiero, ma alla fine abbiamo deciso di farlo sentire il giorno prima», commenta il segretario locale, Alessandro Montagnoli.

L’incontro di mercoledì

Si scherza. Mentre non si scherzerà tanto domani, durante il famoso incontro convocato da Salvini nella sede del suo ministero, a Roma, per provare a sbrogliare la matassa leghista.

Appuntamento nel primo pomeriggio, alla vigilia della seconda giornata dei lavori in programma nella Capitale. Presenti i governatori Massimiliano Fedriga (Fvg), Attilio Fontana (Lombardia) e Maurizio Fugatti (Trentino), con l’ex Luca Zaia. E poi il vicesegretario federale Claudio Durigon; ma non l’altro vice – soprattutto, presidente del Veneto – Alberto Stefani. Invitato da Salvini in persona, avrebbe risposto: «No, grazie, resto sul territorio. Non sono questi i temi che mi interessano», e quindi una rivoluzione del partito in chiave confederale, con la leadership ai governatori del Nord.

A proposito: la fronda dei dissidenti guidata da Gianluca Pini è passata dalle parole ai fatti. Attivando una raccolta firme online – la piattaforma è comitatofederale.org – per chiedere la convocazione del congresso della Lega Nord – quello dei 49 milioni che il partito dovrebbe allo Stato, per intendersi – a sette anni dall’ultimo. Ieri sera le firme erano già più di 300.

Romeo guida i dissidenti

Ma parlando di dissidenti, il numero uno resta il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, che alla presentazione del suo libro ad Alzano Lombardo ha chiamato a rapporto tutta la Lega “di casa”, e che infatti all’incontro di domani a Roma non è stato nemmeno invitato. Salvini lo vede come fumo negli occhi, e si dice sia in odor di defenestrazione: forse già prima di Pontida.

Chi ci spera è Claudio Borghi: direttamente dall’inner circle del segretario, difficilmente si sottrarrebbe a una simile proposta di carriera. «Non so nulla», si smarcava, per poi concedere: «Faccio sempre quello che mi chiede il partito». Ma ad avere delle chance – di più, dicono i fedelissimi di Salvini – sono anche il lombardo Gian Marco Centinaio e Roberto Marti.

Perché è sulla leadership che si gioca il braccio di ferro tra Salvini e i dissidenti: sulla titolarità della compilazione delle liste elettorali. Nonostante gli strali dal Nord, lui continua a essere sordo a qualsiasi richiesta di passo laterale. E anche due sere fa, opportunamente pungolato, ripeteva: «Se qualcuno mi vuole affiancare, è il benvenuto».

Alla riunione di domani dovrebbe tornare a ripetere questo: le vicesegreterie pronte per Fedriga e Zaia. «Ancora?», sgranano gli occhi i frondisti. E i bookmaker scommettono nel classico finale a tarallucci e vino, condito dai sorrisi (di Salvini) a favor di telecamere e dal solito ritornello su suggerimenti raccolti, compattezza del partito e appuntamento al raduno di Pontida.

Resta da capire il dopo: se la minaccia della costituzione di un’associazione del Nord rimarrà sulla carta o se, come giuravano i governatori pure ieri, avrà una sua concretizzazione, ed eventualmente quale. Ma c’è tempo, in questo gioco delle attese, di cui Salvini è un mago. E la tribuna è sempre pronta ad accogliere un nuovo pallone.

 

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