Lega, cala il gelo tra Salvini e Zaia: nessun colloquio

Il segretario della Lega individua nel rivale la mente di un’operazione volta a delegittimarlo, privandolo di gran parte dei poteri statutari; il presidente dell’assemblea veneta è convinto che un partito a trazione salviniana sia destinato al declino malinconico

Filippo Tosatto
Luca Zaia e Matteo Salvini
Luca Zaia e Matteo Salvini

A dispetto dell’onda lunga di calore, tra Matteo Salvini e Luca Zaia è calato un gelo artico.

Nessun colloquio nelle ultime settimane, zero chiamate, neanche l’ombra di un messaggio.

Perché il segretario della Lega individua nel rivale la mente di un’operazione volta a delegittimarlo, privandolo di gran parte dei poteri statutari; perché il presidente dell’assemblea veneta è convinto che un partito a trazione salviniana sia destinato al declino malinconico.

E se il Capitano dispone tuttora di una salda maggioranza negli organismi dirigenti, il Doge appare tutt’altro che isolato: la sua linea autonomista e liberale, anzi, è condivisa sia dai presidenti nordisti (Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti) che da esponenti di governo e maggioranza quali il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti e il capogruppo dei senatori Massimiliano Romeo.

Una circostanza che ha spinto l’irritato Salvini a “concedere” ai frondisti l’istituzione di una “cabina di regìa del territorio” destinata, nelle intenzioni, a coinvolgere direttamente gli amministratori nella definizione delle scelte programmatiche.

L’incontro di ieri sulla salute

In serata, così, l’organismo si è riunito per la terza volta: al centro della discussione, protrattasi per oltre un’ora con interventi da remoto, la strategia della salute. Con la relazione del dirigente lombardo Emanuele Monti e i focus sulle professioni sanitarie (infermieri e oss, in particolare); la prevenzione e i costi sistemici; gli investimenti in salute mentale e dipendenze; l’autonomia sanitaria e la proposta di premiare le regioni in presenza di esiti di cura e bilanci virtuosi; la presa in carico degli anziani, tra cronicità e non autosufficienza, il riconoscimento legale dei caregiver; la telemedicina capace di estendere la copertura alle zone più disagiate.

Ad animare il confronto, tra gli altri, il governatore veneto Alberto Stefani e i citati Zaia, Fontana e Fugatti sostanzialmente concordi circa la necessità di aggredire i nodi cruciali, dedicando impegno e risorse all’organico dei medici, alle nuove case di comunità, ai modelli organizzativi innovativi, all’emergenza Alzheimer.

Il viceministro Gava

Né è mancata una finestra sull’ambiente e il clima, con il viceministro Vania Gava lesta ad illustrare le linee d’azione del ministero in materia di rischio idrogeologico.

Che altro? Il prossimo round, mercoledì o giovedì, avrà per tema la fatidica autonomia differenziata: sullo sfondo, ma non troppo, incombe la caduta dei consensi scandita dai sondaggi, impietosi nel certificare una flessione settimanale costante, nell’ordine dello 0,2-0,3%, che sospinge il Carroccio verso i sei punti percentuali, ad un battito d’ali da Futuro Nazionale.

La deriva induce i frondisti a stringere i tempi, con l’obiettivo di imprimere non già un cambio di segreteria (al momento irrealistico) ma una robusta correzione di linea e di assetto.

Verso Pontida

Lo sguardo corre già a Pontida, al pratone del raduno settembrino. Aldilà dei rumors allusivi (striscioni polemici e contestazioni corali in cantiere), la volontà dei leader padani è quella di assicurare una folta presenza militante e di promuovere un nutrito fuoco di fila dal palco, evocando la questione settentrionale dimenticata e l’urgenza di una riforma federalista della Lega.

Un copione evidentemente sgradito al segretario federale, che – riferiscono fonti di via Bellerio – potrebbe agire d’anticipo, silenziando le voci sgradite a beneficio di pochi fedelissimi e arringando infine l’inquieta platea senza controcanto.

Una prova di forza azzardata sì, dall’impatto emotivo imprevedibile, dalle ricadute politiche insidiose.

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