Zaia raccoglie la sfida di Salvini. Al congresso le priorità del Nord

L’ex presidente veneto illustrerà la mozione con le proposte dei governatori: rilancio della questione settentrionale e riforma federalista del Carroccio. Nelle scorse ore i frondisti si sono sentiti, un nuovo incontro per definire la strategia

Filippo Tosatto
Zaia con Salvini
Zaia con Salvini

Salvo terremoti, nel prossimo congresso della Lega Matteo Salvini succederà a se stesso nel ruolo di segretario, forte del consenso interno e della fragile opposizione dei rivali. Ma se il copione del comando sembra già scritto, il rendez-vouz di Milano non esclude qualche sorpresa sul versante propriamente politico, quello che investe la natura del partito o ciò che ne rimane dopo dieci anni di governo, opposizione, alleanze, fratture.

Zaia ci sarà

Autonomismo nordista o sovranismo nazionale? Chi non coltiva dubbi al riguardo è Luca Zaia che, si apprende, parteciperà ai lavori del 24 e 25 ottobre e prenderà la parola, illustrando ai delegati le priorità condivise dai presidenti del Nord: rilancio identitario della questione settentrionale; riforma federalista del Carroccio e accresciuto protagonismo dei territori; svolta liberale nella linea di via Bellerio in contrasto alla deriva di destra intrapresa.

Parole d’ordine, c’è da scommetterci, che echeggeranno negli interventi del lombardo Attilio Fontana e di Maurizio Fugatti del Trentino mentre il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, trattenuto a Trieste da impegni familiari, non sarà della partita.

L’incognita, non di poco conto, riguarda l’effettiva presenza di un candidato frondista alla leadership. Al riguardo, il Capitano, consapevole dello scarso appeal di una corsa senza avversari, esorta i dissidenti a farsi avanti («Chi tace acconsente, gli assenti hanno sempre torto») mentre il principale “indiziato” al ruolo di sfidante, il capogruppo dei senatori Massimiliano Romeo, esclude al momento l’eventualità, definendo l’evento congressuale “un trappolone”.

Presidenti a confronto

Improbabile che Romeo cambi idea sebbene gli alleati lo invitino a non desistere: ieri in mattinata se n’è discusso in videocall e a breve i nordisti si ritroveranno in presenza (quasi una riedizione del fatidico “patto del sushi” siglato a Mestre lo scorso novembre) per definire una strategia. Che includerà, probabilmente, la richiesta di voto segreto sulle mozioni e in fase di elezione conclusiva del leader: la circostanza, a sentire gli oppositori, favorirebbe l’emergere del malcontento, stimato in un 20-30% tra delegati e rappresentanti istituzionali, fin qui silenziati dal timore di “rappresaglie” nell’anno elettorale 2027.

Previsioni a Nordest

In proposito, le previsioni a Nordest non coincidono. Tra i friulani e i giuliani, l’impressione è che i lealisti prevalgano di stretta misura sui contestatori. In ambito veneto, invece, l’ago della bilancia sembra pendere decisamente verso Salvini.

«Credo che il nostro sostegno al segretario sarà ampio e compatto», profetizza Andrea Tomaello, il giovane commissario del Leon, lesto a snocciolare le ragioni del consenso: «Anzitutto, a dispetto dei detrattori, abbiamo apprezzato il suo impegno ministeriale in favore delle infrastrutture e dei trasporti, testimoniato anche dalla recente visita a Venezia. E poi Matteo è l’unico a metterci la faccia, altri criticano e chiedono discontinuità salvo fare un passo indietro al momento decisivo. Lui, invece, saprà guidarci in campagna elettorale, sia alle politiche che nei tanti test amministrativi in programma» .

I sondaggi, in verità, sono tutt’altro che confortanti… «Con l’avvicinarsi delle elezioni, le percentuali cambieranno. Non dimentichiamo che si voterà tra un anno e che l’introduzione delle preferenze valorizzerà i nostri esponenti più popolari». Finale scontato, allora: «Beh, immagino una conferma della leadership e anche dell’assetto del partito, magari con qualche cambio tra i vice e un ruolo più incisivo dei presidenti regionali. Il Veneto non darà problemi, le liti sono soprattutto di marca lombarda ma il congresso farà chiarezza e poi, chi vuole bene alla Lega, dirà addio alle polemiche», sottolinea Tomaello.

Che altro? Evocati, i lumbard fanno capolino in serata con una nota della federazione di Cremona, convinta che l’unico antidoto all’emorragia di voti sia rappresentato da un “comitato elettorale straordinario dotato di poteri reali” che includa ” le nostre figure di spicco più credibili” ovvero “Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Giancarlo Giorgetti” . Un refrain.

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