Adesso Salvini sfida i governatori: «Fate almeno una mozione»
Il segretario della Lega di fronte alla possibilità che i “ribelli” del Nord non partecipino al Congresso: «Mi aspetto idee, contributi e proposte. Romeo avrà dalla sua i delegati che lo hanno eletto segretario in Lombardia l'anno scorso»

«Se non si candiderà nessuno al congresso per la segreteria, mi aspetto idee, contributi, proposte e magari anche che venga presentata una mozione». Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha appena finito di occuparsi di progetti da concludere, invocando «una manovra coraggiosa per fronteggiare l’inflazione» di fronte ad una platea di immobiliaristi e costruttori riuniti al Maxxi di Roma; e tra un saluto e l’altro, si sofferma un attimo su quella che sembra essere (giustamente) l’ultima delle sue preoccupazioni: le assise del suo partito convocate il 24 e 25 ottobre in quel di Milano, lì dove tutto ebbe inizio venticinque anni fa, quando la Lega Lombarda e la Liga veneta confluirono nella creatura di Umberto Bossi.
Divertito
Il leader della Lega parla del prossimo congresso con un piglio divertito di chi lancia una sfida ai “ribelli” del Nord, finora rimasti al riparo da una conta interna per timore di misurare le forze in campo. Ribelli a quanto sembra ben poco determinati a scontrarsi con il segretario a colpi di tessere congressuali. Al punto che Massimiliano Fedriga ha già fatto sapere che non sarà al congresso, per impegni familiari ed idem Luca Zaia, per nulla disposto a fare presenza ad una cerimonia priva di mordente. E questo malgrado il Capitano ci tenga a ricordare che «arriveranno 700 delegati e con loro quelli che l’anno scorso avevano eletto Romeo segretario regionale della Lombardia, la regione più rappresentata...».
Come a dire, volendo, i numeri per dare battaglia li avrebbe anche il fronte dei governatori. «Io non so se si candiderà qualcuno. Ma al di là delle candidature – chiarisce il segretario - mi interessano proposte, idee e contributi». Anche eventuali mozioni? «Certo, anche quelle, spero vengano presentate».
Singolar tenzone
Dal canto suo, Massimiliano Romeo, colui che ad agosto aveva evocato un passo di lato del leader e invocato un ritorno alle origini, già si è sfilato dalla singolar tenzone con il Capitano. Bollando il congresso che si celebrerà con gli stessi delegati che l’anno scorso rielessero per acclamazione il segretario come «un trappolone. Salvini se lo farà da solo, io non ci casco», ha detto sprezzante intervistato dal Corriere della Sera.
Ergo, tolta la presenza sulle schede del capogruppo al Senato, tolti i governatori non intenzionati a combattere per la guida del partito, non ci sarà nessun candidato che miri alla leadership della Lega. Il vicepremier attende al varco i contestatori, sperando di poter schiacciare il dissenso con la forza dei numeri interni che giocano a suo favore.
Ma loro ancora non hanno deciso se battere un colpo dopo tanto vociare: il presidente della Lombardia Attilio Fontana non si è voluto sbilanciare. A chi gli ha chiesto se il cosiddetto “sindacato dei territori” (dopo aver fatto ribollire per tutta l’estate il pentolone della Lega), presenterà un documento dei governatori per mutare la linea nazionalista tenuta fin qui, ha risposto vago: «Non so, non ne abbiamo ancora parlato».
Il prequel
Insomma questo è il prequel di un plot congressuale già scritto: Salvini contro tutti ma non da solo, sostenuto dalle sue truppe senza un contraddittorio tangibile che non si limiti alla denuncia verbale di ciò che non va. Per questo, da vicepremier e ministro delle Infrastrutture, lui è concentrato solo sul fieno da mettere in cascina in vista di eventuali elezioni anticipate: «Sono giorni frenetici in cui sono impegnato a portare a casa il più possibile da questa legge di bilancio che stiamo definendo», racconta.
Indicando subito dopo un altro traguardo apparentemente non collegato: la nuova legge elettorale. Che verrà votata a scrutinio segreto, dunque potrebbe fare una brutta fine per mano dei franchi tiratori della maggioranza che temono le preferenze. Con la conseguenza immediata di una crisi di governo e di possibili elezioni anticipate.
Se così fosse, questa sarebbe l’ultima legge finanziaria del governo Meloni uno, con cui accaparrarsi il placet degli elettori. Le due cose pertanto si tengono insieme. E se l’esito del congresso della Lega è già scontato, non è detto che venga di sicuro celebrato: se l’8 ottobre dovesse crollare il governo, tra vertici di maggioranza, salite al Colle, peones nella tempesta, potrebbe essere perfino sospesa la liturgia del 25 ottobre, a quel punto superflua...
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