Lega verso il congresso straordinario: no al voto segreto per l’elezione del segretario
Gli annunci del Capitano, allora, investono il simbolo, dove scomparirà la scritta Salvini Premier in coerenza con la nuova legge elettorale che prevede candidati di coalizione, e il varo di una segreteria politica, ventilata in più occasioni «per condividere oneri e onori»

Piovono pietre sui dissidenti della Lega. Al congresso straordinario di Milano del 24 e 25 ottobre, l’elezione del segretario non avverrà per scrutinio segreto ma in forma palese, per alzata di mano. L’ha deciso, nel pomeriggio, il consiglio federale e la circostanza blinda in via definitiva la leadership di Matteo Salvini, che ieri si è dimesso da segretario, ma solo per ricandidarsi. Azzerate di conseguenza le tre vicesegreterie di Durigon, Sardone e Stefani.
La fronda malcela il dispetto e medita di rinunciare alla fatidica “mozione settentrionale” alternativa alla linea di via Bellerio, convinta che solo la procedura segreta avrebbe consentito ai critici («Non meno del 30% dei votanti») di agire in libertà e incidere sui lavori, senza pressioni e «rappresaglie».
Mutismo
Gli annunci del Capitano, allora, investono il simbolo, dove scomparirà la scritta Salvini Premier in coerenza con la nuova legge elettorale che prevede candidati di coalizione («Il mondo cambia»), e il varo di una segreteria politica, ventilata in più occasioni «per condividere oneri e onori».
La seduta si è svolta in streaming e, pur collegati, i nordisti ribelli hanno scelto di non intervenire. Muti come pesci, Attilio Fontana, Luca Zaia, Maurizio Fugatti, mentre Massimiliano Fedriga del Friuli Venezia Giulia ha parlato alla vigilia, adottando un approccio morbido e allusivo: «Non è detto che ci siano mozioni dei governatori, vedremo i dossier in discussione ma c’è un’unità d’intenti e mi auguro sia valorizzato il tema dell’autonomia dei territori».
E ancora: «Il partito deve promuovere politiche economiche capaci di salvaguardare la classe media, che rischia di scivolare molto in basso. Oggi, giustamente, ci occupiamo soprattutto delle fasce più deboli, però chi dichiara 10 mila euro lordi l’anno dovrebbe spiegare come fa a vivere prima di ricevere l’aiuto. Se ne ha davvero bisogno, è giusto che ce l’abbia ma se c’è sotto l’evasione, allora qualcosa che non va».
Silenzioso anche Alberto Stefani e con lui gli esponenti veneti di rito salviniano, premiati con la direzione d’orchestra congressuale affidata a Lorenzo Fontana, il presidente della Camera.
Giochi fatti? Di certo, dopo la rinuncia sdegnata del lumbard Massimiliano Romeo («È un trappolone») non si intravedono sfidanti all’orizzonte. Al riguardo, Salvini punzecchia gli avversari: «Il voto segreto lasciamolo al Parlamento e ai franchi tiratori, io mi aspetto idee e proposte da tutti, se qualcuno decide di non venire, mi spiace per lui. La fronda del Nord? Io sono nordista, ho fatto la tessera della Lega lombarda nel 1990, questo sarà un congresso aperto, abbiamo adesioni da tutta Italia, persone che si faranno 800 km per venire, ascoltare e intervenire».
E tuttavia l’ultima parola non è ancora stata pronunciata. Perché il 2027 sarà l’anno delle Politiche e del test amministrativo e i sondaggi sfavorevoli accentuano l’esigenza di candidare personalità popolari, capaci di intercettare i consensi in fuga. È questo l’asso nella manica dei nordestini, inclini a condizionare la disponibilità alla corsa elettorale a un diverso modus vivendi nel Carroccio. Più partecipato, sì, e attento alla questione settentrionale, delegata magari a Zaia in veste di vice. Voli pindarici? Lo scopriremo presto.
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