La paura di Vannacci fa novanta: il caso «aiuti a Kiev» svela le crepe nella maggioranza

Il timore di smottamenti nella Lega fa correre ai ripari Fdi e Forza Italia: voci di una resa dei conti a breve tra Salvini e il generale ribelle.

Carlo BertiniCarlo Bertini
Roberto Vannacci ad un incontro pubblico
Roberto Vannacci ad un incontro pubblico

Non avrà fatto piacere a Guido Crosetto accorgersi che a vergognarsi di aiutare l’Ucraina non siano solo gli amici di Salvini, ma tutta la maggioranza che sostiene il governo. Aveva detto in aula il ministro della Difesa col petto in fuori, “alcuni di voi si vergognano, io sono orgoglioso di difendere l’Ucraina”, forse senza presagire cosa sarebbe accaduto nelle aule delle commissioni parlamentari di lì a poco. Il termine “militari” legato agli aiuti pro-Kyiv deve scomparire: e al suo posto va usato il più neutro “equipaggiamenti di difesa civile”. Pace, direbbero i leghisti. Il paradosso è che sia un generale a interpretare il ruolo di pacifista, ma tant’è.

Fdi sottobaco: “La Lega è allo sbando”

Del resto, se anche alleati fedeli come i Fratelli d’Italia sottobanco dicono che “la Lega è allo sbando e Salvini corre a intestarsi ogni cosa per alzare il tiro” - prova ne è la corsa a mettere il cappello sul nuovo decreto sicurezza - allora va da sé che sulle armi, cavallo di battaglia, non molli il campo al suo rivale in casa. E quanto possa fare paura al Capitano la minaccia di vedersi portare via soldati infatuati dalle sirene del generale, lo fa capire la voce che in settimana i due incrocino le spade per una resa dei conti a tu per tu, Per chiarire se siano vere le intenzioni scissioniste di Vannacci. Per decidere se separare i propri destini una volta per tutte, visto il terremoto che Vannacci sta creando nella Lega e nel governo.

Ecco perché il pressing per cancellare dal decreto sulle armi all’Ucraina la parola proibita. Ma la novità di questi ultimi giorni è che la paura di Vannacci fa novanta anche negli altri partiti della destra, al punto che al quartier generale del governo devono aver capito che meglio non tirare troppo la corda.

Ciambella di salvataggio a Salvini

E dunque, contrordine, il termine “militari” scompare dal titolo del decreto per gli aiuti all’Ucraina che andrà convertito in legge in queste settimane. Per evitare scherzetti come quelli dei due “vannacciani” in quota Lega che non hanno votato la risoluzione sugli aiuti a Kyev e dei sette deputati che non si sono neanche e presentati in aula (insieme ad altrettanti colleghi dei partiti alleati), la maggioranza ha deciso di censurare il termine che contiene troppe controindicazioni: può far tentennare i leghisti, può far scappare i seguaci del generale filo-Putin e può forse perfino infastidire Donald Trump.

Ragion per cui, dopo il balletto dei giorni scorsi, dopo la mediazione estenuante sulle virgole per dare alla Lega modo di votare il controverso dispositivo nel cui titolo si parla di equipaggiamenti, “anche militari” alla volta di Kyev, anche Fdi e Forza italia hanno deciso di fare marcia indietro e di cedere alle pretese del Carroccio. Quindi, ecco che in calce ad un emendamento presentato in commissione Difesa alla Camera spuntano le firme di tutti i rappresentanti dei quattro partiti di maggioranza, nessuno escluso.

Il timore di tradimenti in aula

Fa niente che poi le piroette lessicali consentiranno di mandare anche armamenti per la difesa, l’importante è scansare le trappole parlamentari. Di cui ora anche Meloni ha paura, perché una tira l’altra e un voto contrario all’invio di armi oggi, può innescare un voto contrario domani sulla legge elettorale. Chi lo sa? Nel dubbio meglio perdere la faccia di fronte all’Europa e far infuriare il ministro della Difesa Crosetto, perché alla fine si sa, a contare sono i numeri in Parlamento. Come diceva Andreotti, meglio tirare a campare che tirare le cuoia.

Ecco dunque per la cronaca, il testo dell’emendamento incriminato: “Al titolo del decreto legge sopprimere la parola militari”. Firmato: Zoffili, Ciaburro, Saccani-Jotti, Carfagna. Ovvero: Lega, Fdi, Forza Italia, Noi Moderati. Tutti insieme, spassionatamente.

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