Confronto Stefani e FdI sul Fine Vita: «No al voto di coscienza»

Lunedì 31 agosto il colloquio con i singoli partiti. Cinquantuno consiglieri, compreso il presidente Alberto Stefani, saranno chiamati a esprimersi martedì 1 settembre con voto palese, «sotto gli occhi dell’Italia», come ha ricordato Luca Zaia

Laura Berlinghieri

A due giorni dal voto, è un pallottoliere che pende tutto dalla parte del sì quello del Consiglio regionale del Veneto che si approccia al tema del fine vita. Cinquantuno consiglieri, compreso il presidente Alberto Stefani, chiamati a esprimersi martedì con voto palese, «sotto gli occhi dell’Italia», come ha ricordato ieri Luca Zaia, in una lettera aperta.

Senz’altro fiducioso, ma ancora scottato dall’esperienza di due anni fa, quando la bocciatura del progetto di legge fu la prima crepa in una maggioranza fino ad allora granitica.

Il ricordo di quella giornata al Ferro-Fini è limpido. L’ex governatore rintanato nella Sala del leone, raggiungibile soltanto dal suo braccio destro, l’allora capogruppo Alberto Villanova, perennemente al telefono, nel tentativo di impedire il disastro. C’è chi imputò a Zaia eccessiva sicurezza: quella che gli impedì di leggere un tempo che era cambiato.

E forse è per questo che il suo successore Stefani questa volta ha deciso di muoversi in anticipo. Blindando il voto con tre emendamenti di giunta condivisi con le opposizioni – a votare contro saranno soltanto Avs e Resistere – e parlando continuamente con i suoi, per convincerli. O lui direttamente o tramite il capogruppo della sua lista, Matteo Pressi, che infatti ha trascorso gli ultimi due giorni incontrando singolarmente tutti i capigruppo di minoranza, convincendo Pd, M5S, Civiche venete e Azione a votare le modifiche proposte dall’esecutivo.

Gli incontri dei gruppi

Ma gli incontri non sono terminati. Perché altri – quelli decisivi – saranno lunedì. Tre: tanti quanti sono i gruppi di governo. Il primo, alle 10, sarà all’hotel Piroga di Selvazzano, nel Padovano – il titolare è il consigliere Enoch Soranzo – dove si riuniranno i Fratelli al completo (consiglieri e assessori), con Maddalena Morgante, deputata e responsabile nazionale del dipartimento Famiglia e valori non negoziabili.

«Sviscereremo la legge e gli emendamenti, confrontandoci con un palliativista e un bioeticista», spiega il capogruppo Claudio Borgia, ricordando «il voto contrario e compatto di due anni fa». Che quasi certamente sarà ripetuto quest’anno, da tutti.

«La libertà di coscienza non è un’opzione», fa sapere il vicepresidente dell’Aula Francesco Rucco, pur ammettendo «la delicatezza di un dibattito che tocca le coscienze personali». Ma la compattezza del gruppo viene prima. «Sarà un voto di partito», conferma il vicecapogruppo Matteo Baldan, «sceglieremo una linea comune, come abbiamo sempre fatto. Il nostro approccio è questo». Archiviata la riunione dei Fratelli, alle 11.30 a incontrarsi saranno i leghisti, nella sede del partito a Noventa Padovana. Discuteranno, anche se le posizioni sembrano chiare. «Libertà di coscienza», dice il capogruppo Riccardo Barbisan, il quale, esempio, voterà contro o si asterrà, come il suo vice Filippo Rigo e, probabilmente, la consigliera Rosanna Conte.

Infine, l’ultimo partito: Forza Italia, che ha scelto la comodità della videocall, in programma nel primo pomeriggio. «Anche perché, di fatto, ci siamo già parlati», ammette il capogruppo Alberto Bozza, «e abbiamo scelto la libertà di coscienza. Per Forza Italia è sempre stato così, nel rispetto della pluralità delle visioni di ciascuno».

A garantirlo – assicura il consigliere e vicesegretario regionale Jacopo Maltauro – è stata la stessa capogruppo al Senato Stefania Craxi, «con cui mi sono sentito nei giorni scorsi, senza che mi impartisse alcuna indicazione». Anche se la sua posizione liberale, così come quella di Marina Berlusconi, è nota.

Tornando agli incontri di maggioranza, saranno tre appuntamenti scaglionati per consentire al presidente Alberto Stefani di essere presente a ciascuno. Infine, per tirare le somme, i capigruppo si incontreranno alle 18 a Padova, ma il luogo preciso non è ancora stato definito.

La legge e gli emendamenti

La maratona consiliare comincerà il mattino del giorno successivo, alle 10, con chiusura dei lavori fissata alle 18.30. Se la legge non avrà superato il traguardo, la discussione verrà ripresa già il giorno dopo, sempre alle 10. Altrimenti la seduta già convocata per mercoledì (con prosecuzione giovedì) sarà dedicata all’Autonomia differenziata.

È possibile che sarà martedì stesso che verranno depositati gli emendamenti di giunta: almeno questi dovrebbero passare con il voto compatto della maggioranza. Il primo, voluto dall’inedita coppia Matteo Pressi - Anna Maria Bigon, per la presenza di un medico palliativista all’interno delle commissioni, chiamato a fornire un parere dal quale sarà possibile discostarsi soltanto adducendo una motivazione. Il secondo: l’introduzione dell’obiezione di coscienza per medici, infermieri e operatori socio-sanitari, come chiesto da FdI e FI. E poi l’istituzione di un comitato bioetico regionale – su richiesta dell’ex assessora Manuela Lanzarin e degli azzurri – col compito di formulare linee guida operative per le commissioni mediche istituite in ciascuna azienda sanitaria. Questo, sempre con il punto fermo dell’autosomministrazione del farmaco.

La manifestazione

Ma martedì al Ferro-Fini si attende anche una manifestazione dei “pro vita” veronesi, capeggiati dall’ex leghista, che poi si candidò persino a sindaco, Alberto Zelger. «Andiamo a Venezia a manifestare contro questa legge nefasta», si legge nel volantino diffuso, con il disegno di uno scheletro come sfondo. Saranno una cinquantina di persone, con cartelli e immagini sacre, in campo San Moisè. Mentre una famiglia di Asiago, assente alla manifestazione, ha fatto sapere che, finito di lavorare, salirà fino al santuario di Monte Berico per riunirsi in preghiera, nelle ore del voto.

 

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