Calenda esulta: «Bene la vittoria della politica degli under 40»
Il leader di Azione: «Il successo di Venturini conferma l’interesse dei giovani per l’amministrazione pubblica. Nelle elezioni politiche vogliamo fare la differenza»

Un pragmatismo romano che aiuta. E poco importa che il tema sia il Veneto, l’Italia e o il mondo. Carlo Calenda non disdegna andare direttamente al punto.
Onorevole Calenda, sappiamo che lei tende a separare l’analisi delle elezioni amministrative da quelle regionali, e queste ultime dalle Politiche. Ma il voto in laguna davvero non dice nulla in prospettiva?
«Nulla. Noi avevamo dei candidati nella coalizione di Venturini ma non mi metto a gridare “Abbiamo vinto, abbiamo vinto”. Sono contrario all’idea che se qualcuno vince da qualche parte si dica che, di volta in volta, c’è l’onda lunga del centrodestra, del centrosinistra o di chissà chi. Sono tutte cose molto provinciali che svaniscono in poco tempo e che non hanno nulla a che fare con le elezioni Politiche. Posso anche comprendere il senso di questo dibattito in Italia ma non ha alcuna rilevanza ai fini nazionali».
Eppure almeno un elemento c’è. I vostri candidati sono giovani. E under 40 sono il neo sindaco di Venezia e il presidente della Regione, Stefani. Cosa significa?
«Attraverso una serie di numerosi incontri nelle università ho scoperto una potenziale futura classe dirigente interessata sia a temi locali sia a temi di carattere generale. Questi giovani si stanno rendendo conto di giocarsi l’Europa e il Paese e tornano ad affacciarsi alla politica. Ed è un bene»
Anche perché le Politiche del 2027 non sono poi così lontane. Come vi state organizzando?
«In Italia c’è un bisogno di un centro moderato nei valori ma molto netto nel decidere e nel fare. Un centro che non prenda in giro. Bisogna dire che la legge Fornero oggi non si può abolire, come ci hanno raccontato finora. Ma bisogna anche dire che siamo nelle condizioni di investire nella crescita economica e nella Sanità. E c’è un’altra cosa importante».
L’Europa?
«Sì. Se qualcosa non cambia potremmo perderla nei prossimi due anni. Per la prima volta nella storia Russia, Usa e Cina hanno un obiettivo comune: far finire l’Ue per ridurci a piccole colonie. Noi al Paese faremo una proposta liberale ed europeista. E chi la vota la vota. E chi invece continuerà a votare questi ammassi di coalizione, da Vannacci a Tajani, da Di Battista a Renzi, se li terrà».
Un po’ tranchant. Lei pensa che farete la differenza?
«Sì».
Parlare di Europa significa parlare di energia. O meglio di dipendenza energetica che in Italia è pesantissima. Cosa fare visto che talune iniziative, dal nucleare all’idroelettrico, sono perennemente frenate a danno di famiglie e imprese?
«Faccio un esempio concreto su un tema di cui ho parlato anche con Meloni. Prendiamo le concessioni idroelettriche, che sono scadute. Le ho detto: rinnoviamole pure ma obblighiamo i concessionari a vendere alle imprese l’energia a 60 euro a megawattora. Se non aiutiamo le imprese, le stesse chiudono. L’energia da idroelettrico è circa il 20% di quella prodotta. E non si capisce perché i concessionari producano energia a 25 euro a megawattora per poi venderla sul mercato a 150 euro a megawattora».
Il nucleare potrebbe essere un’altra strada percorribile?
«Sì. Ma il governo sta covando questo decreto da un anno. Semmai ci sarà lo supporteremo».
C’è un tema tutto italiano, ben presente anche in Veneto. Tutti idealmente sono favorevoli alle centrali, ai rigassificatori, alla Tav, alle piattaforme sul mare, a molto altro. Ma nessuno vuole queste infrastrutture accanto la porta di casa o ci si oppone a esse per varie ragioni, anche ambientali. Resteremo sempre il Paese dei guelfi e dei ghibellini?
«Se ci sono problemi su opere di interesse nazionale o abbracciano la sicurezza nazionale, i siti vanno militarizzati. Naturalmente è doveroso spiegare il perché di un’opera alla popolazione. Ma soprattutto si deve decidere se vogliamo rimanere un Paese prospero o diventare povero, vivendo esclusivamente di turismo facendo i camerieri nei B&B. Di certo non possiamo pensare di continuare ad avere il prezzo dell’energia tre o quattro volte quello della Spagna, per dire».
In Veneto si parla anche di altro, dell’Electrolux, per esempio, e più in generale delle politiche sul lavoro.
«Guardi, l’“industria del bianco” l’abbiamo persa, l’automotive lo stiamo perdendo. Sono risultati la cui genesi viene da lontano ma ci sono cose che non si possono ignorare».
Una su tutte.
«Il governo ha un grave problema di classe dirigente. Non parlo di Meloni, che sta facendo il suo anche in politica estera. Parlo di chi le sta intorno. Le porto un esempio: siamo riusciti a inserire un pezzo di Industria 4.0 nell’ultimo bilancio dello Stato. Ecco, da allora il ministro Urso deve ancora fare i decreti attuattivi. Una calamità naturale».
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