Vannacci inchioda Meloni e gioca con le sue contraddizioni

La nuova legge elettorale non salverà Giorgia Meloni dal rischio di una sconfitta alle elezioni: senza l’8 per cento di Futuro nazionale e con Lega e Fi ai minimi storici, la coalizione di centrodestra non avrebbe chance

Carlo BertiniCarlo Bertini
Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

Al Senato Fratelli d’Italia costretta a votare contro le preferenze dopo aver votato sì alla Camera. Per far passare una legge elettorale che non basterà a vincere senza i voti del generale.

C’è poco da fare, la nuova legge elettorale non salverà Giorgia Meloni dal rischio di una sconfitta alle elezioni, perché senza l’8 per cento di Futuro nazionale e con Lega e Fi ai minimi storici, la coalizione di centrodestra non avrebbe chance. E dunque a Giorgia Meloni da ancora più fastidio essere messa all‘angolo dal suo concorrente proprio su questa riforma, l'unica portata a casa dal suo Governo, messa in piedi per non perdere le elezioni contro un centrosinistra unito nei collegi.

Infatti, pure se alla bocciatura dell’emendamento sulle preferenze le opposizioni in aula hanno urlato “vergogna!”, a far più rumore, a risuonare con più forza nei talk show, è stato il colpo inferto a Giorgia Meloni da Roberto Vannacci.

A dimostrazione che il leader di FN in questa fase incarna la più dura e dolorosa opposizione alla premier, proprio perché il richiamo del vicino di banco, in questo caso del camerata uscito dal seminato della moderazione, produce più danni di immagine di tutti gli altri, scontati e quindi spuntati. Quello del generale invece brucia, fa perdere appeal alla capa di una destra poco fedele alle sue promesse, brucia ancor di più poiché la sua formazione pesca nello stesso bacino di consensi. E dimostra che il vaticinio emesso dal generale, “il centrodestra deve fare i conti con noi”, si invera ad ogni giro di boa.

Come può accogliere infatti l’anima underdog di Giorgia e il suo cuore rabbioso di militante questa uscita del generale postata a mezzogiorno di una giornata piovosa, in cui lei e i suoi Fratelli avrebbero “perso la faccia” su una battaglia storica? Sentite qui: «Fratelli d’Italia, ad oggi ha introdotto delle preferenze meticce, cioè con capilista bloccati che rappresentano una grossa presa in giro nei confronti del popolo italiano.Mi appello a tutta la destra e, soprattutto, a Fratelli d'Italia, che alla Camera aveva votato il nostro emendamento: votate anche questo. Ne va della coerenza di FdI: perché votare sì alla Camera e votare no al Senato sulla stessa proposta?".

Così ha scritto Vannacci su Facebook postando un vecchio manifesto di FdI: "No alle liste bloccate. Siano direttamente i cittadini a scegliere i parlamentari".

Che botta. Meloni ha incassato in silenzio, ha fatto votare le sue truppe contro l’emendamento in questione, disattendendo “l’ordine” del generale, finendo però alla gogna.

Pure se a distanza quindi, lo scrollone di Vannacci sulla totale incoerenza della premier, da sempre fautrice di un sistema elettorale che dia agli italiani il potere di decidere chi va in Parlamento, ha dettato l’agenda, infilando negli ingranaggi della maggioranza un sasso che avrebbe potuto far crollare il castello del governo.

E questa capacità del generale di incunearsi nelle contraddizioni della coalizione di destra, riuscendo a farle esplodere più di quanto non riesca tutta la sinistra, è un fattore nuovo. Una prova di forza andata a segno. Cui forse ne seguiranno altre. Un anno così sarà lungo da passare per Giorgia Meloni.

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