Autonomia differenziata, approvata alla Camera la pre intesa sul Veneto
Via libera di Montecitorio con 161 sì e 109 contrari al provvedimento sulle quattro materie da trasferire alle Regioni. Semenzato (Coraggio Italia): «L'autonomia non è una richiesta di separazione, ma di responsabilità»

Passi avanti sull’Autonomia differenziata. Mercoledì 21 luglio la Camera ha approvato il testo dello schema d'intesa preliminare con la Regione Veneto. 161 si, 109 contrari, nessun astenuto.
Dopo l'approvazione al Senato della settimana scorsa, il testo viene approvato definitivamente.
Liguria, Lombardia e Piemonte avevano ottenuto già martedì 21 luglio il sì anche della Camera (dopo quello del Senato la settimana scorsa) alle pre-intese sulle quattro materie da trasferire alle Regioni (Sanità, Protezione civile, Professioni, Previdenza complementare e integrativa).
Già martedì a Montecitorio il clima si era acceso, con l’opposizione di centrosinistra che grida allo “spacca-Italia”. «Giorgia Meloni si deve convincere che questo Paese, nonostante voi, rimarrà uno, indivisibile», ha dichiarato la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein.
Le dichiarazioni di voto
«Queste sono le preintese dei governatori - democraticamente eletti dai cittadini - e il Governo. Futuro Nazionale, pur riconoscendone la totale inconsistenza, rispetta la volontà popolare: i presidenti e i consiglieri regionali sono eletti con le preferenze. In quest'Aula, però, abbiamo assistito a un processo di Norimberga dove venivano messe etichette di 'fascisti' da quelli che si nascondono dietro al voto segreto e ai listini bloccati. A questi rispondiamo: 'Siete ancora oggi come sempre dei poveri comunisti'»:. Lo afferma il deputato di Futuro Nazionale, il trevigiano Gianangelo Bof.
«L'autonomia non è una richiesta di separazione, ma di responsabilità. Il Veneto non chiede un assegno in bianco. Chiede competenze precise ed obiettivi misurabili. Non chiede di trattenere qualcosa contro qualcun altro. Chiede di poter dimostrare che una gestione più vicina ai cittadini può produrre valore per tutti. Perché se una Regione riesce a ridurre tempi, migliorare servizi, innovare l'amministrazione, quel risultato non è una perdita per l'Italia. Oggi abbiamo bisogno di una Repubblica adulta, che non abbia paura della responsabilità, che non tema la differenza, che sappia valorizzare le energie migliori che esistono nelle sue comunità». Lo dichiara la veneziana Martina Semenzato, deputata di Coraggio Italia e del Gruppo parlamentare di Noi Moderati.
«L'Autonomia dovrebbe presupporre una verifica rigorosa, trasparente e comprensibile degli equilibri del paese. Ogni funzione trasferita in deroga, dice la Costituzione, deve garantire l'unità giuridica e economica del paese, deve tutelare la solidarietà e l'uguaglianza sostanziale e i diritti dei cittadini e delle cittadine mentre in queste Intese c'è una macroscopica assenza di strategia e di istruttoria che spieghino la scelta della devoluzione. Non a caso gli schemi sono identici per 4 diverse Regione: sono così seppelliti dalla Lega i principi del federalismo cari anche alla sinistra e all'ambientalismo del Veneto: dove sono la tutela della lingua, il genius loci, la salvaguardia della nostra cultura ? Il riparto della competenza è stato ridotto a concessione negoziale tra Stato e Regioni, mettendo a rischio l'equilibrio finanzio dello Stato. Dove sono finiti il finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni ? E il fondo perequativo?». Lo afferma la capogruppo di AVS alla Camera, la veneziana Luana Zanella intervenendo in Aula.
Scontro fra governatori
Da Venezia il presidente della Regione Alberto Stefani martedì mattina aveva replicato a muso duro al collega pugliese Antonio Decaro, il quale lunedì aveva annunciato ricorso contro le pre-intese.
«Il centrosinistra ostacola in tutti i modi la legge sull’autonomia», aveva detto Stefani, intervistato su Telenuovo. «Fa strano sentire queste dichiarazioni – aveva aggiunto –, ma d’altra parte il centrosinistra ha cercato di ostacolare la legge quadro sull’autonomia in tutti i modi. Io ero in prima commissione dove era arrivata la legge quadro nel 2024 – ha ricordato Stefani – e ho assistito a oltre 300 ore di ostruzionismo, di parlamentari che si collegavano da qualsiasi parte del Paese pur di bloccare il processo dell’autonomia. D’altra parte la Corte costituzionale è già intervenuta. Vorrei anche ricordare a Decaro e agli altri governatori di centrosinistra che in realtà questo processo di autonomia è reso possibile proprio dalla loro riforma costituzionale, la riforma 3 del 2001, che ha novellato l’articolo 116 della Costituzione che ci ha permesso oggi di arrivare a questo percorso, che permetterà al Veneto di ottenere quattro materie importanti».
Barbisan all’attacco
All’attacco del Pd va anche Riccardo Barbisan, capogruppo della Lega in Consiglio regionale del Veneto: «Sull’autonomia assistiamo all’ennesima clamorosa contraddizione del Partito Democratico – afferma in una nota –. In Veneto cercano di sminuire il percorso delle pre-intese, dipingendolo come debole, insufficiente, quasi acqua di rose. In Puglia, invece, il presidente Antonio Decaro, dello stesso Pd, considera quelle medesime pre-intese così rilevanti da annunciare addirittura un ricorso alla Corte costituzionale. Delle due l’una – aggiunge Barbisan –: o non contano nulla oppure sono abbastanza concrete da scatenare una battaglia politica e giudiziaria. Il Pd dovrebbe mettersi d’accordo almeno con sé stesso».
Barbisan sottolinea inoltre che «noi non abbiamo bisogno di cambiare posizione a seconda della Regione in cui ci troviamo. La nostra posizione è sempre stata chiarissima: vogliamo più autonomia perché crediamo sia un’opportunità concreta per il Veneto e per i veneti. Significa poter decidere di più e meglio sul nostro territorio, avvicinare le scelte ai cittadini, ridurre i passaggi burocratici e assumere maggiori responsabilità sulle politiche che incidono ogni giorno sulla vita delle comunità».
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