Arianna Meloni in Friuli: «Rispettati gli impegni presi con gli italiani»

In cinquecento ad Azzano Decimo per la sorella della premier: «Siamo diventati un esempio per tanti grandi Paesi». Il ministro Ciriani: «Classe dirigente a dispetto di tutti»

Massimo Pighin
Cinquecento persone in teatro ad Azzano Decimo per l’incontro di FdI (Foto Petrussi/Favaretto)
Cinquecento persone in teatro ad Azzano Decimo per l’incontro di FdI (Foto Petrussi/Favaretto)

«Sono contenta di essere qui, in una terra speciale, che racconta tanto dell’Italia che vogliamo costruire. Una terra che ha sofferto, è caduta e ha pianto, che conosce la sua identità. E oggi, questa terra, costruisce ed esporta in tutto il mondo».

Arianna Meloni saluta così il Friuli, appena salita sul palco del teatro Marcello Mascherini di Azzano Decimo, che ha ospitato l’incontro Cambiare l’Europa, difendere l’Italia organizzato da Fratelli d’Italia.

Cinquecento persone in sala, bandiere di FdI e tanto entusiasmo ad accogliere la sorella del premier Giorgia Meloni, responsabile della segreteria politica di FdI. Una serata con lo sguardo rivolto al futuro, ai prossimi fondamentali appuntamenti elettorali.

Al Mascherini si ritrovano, assieme ai militanti, le figure apicali del partito in Friuli Venezia Giulia. A intervenire assieme a Meloni sono il ministro per i Rapporti con il parlamento Luca Ciriani, il deputato e segretario provinciale di Pordenone di FdI Emanuele Loperfido, l’europarlamentare Alessandro Ciriani e Massimo Piccini, sindaco di Azzano Decimo dove, dal 2022, a guidare il Comune è un’amministrazione formata da FdI e una lista civica espressione dello stesso partito. Azzano Decimo, come ricordato da Piccini, negli anni è diventata una delle roccaforti di FdI in regione. La scelta della location, dunque, non è casuale.

In sala, tra gli altri, anche il deputato Walter Rizzetto, l’assessore regionale Cristina Amirante e il sindaco di Pordenone Alessandro Basso. A moderare gli interventi il vicesindaco di Zoppola Pier Francesco Cardente, praticamente certo, secondo indiscrrezioni, di un posto nelle liste di FdI per le prossime regionali.

Meloni chiude una serata che si era aperta con il minuto di silenzio e l’inno di Mameli dedicati ai militari morti in Bosnia ed Herzegovina. «Vogliamo costruire un’Italia», le parole di Meloni, «che, soprattutto, ami se stessa: il tempo delle mancette è finito. Il sogno di un’Italia patriota l’abbiamo immaginato tanti anni fa e, giorno dopo giorno, l’abbiamo costruito».

I risultati, secondo la responsabile della segreteria politica di FdI, sono arrivati «senza mai inseguire il consenso: il consenso è arrivato perché abbiamo difeso le nostre idee».

Una volta al governo del Paese, «ci siamo presi degli impegni e li abbiamo portati a casa. E ce la stiamo mettendo tutta, perché abbiamo trovato un’Italia allo sfascio». Meloni ricorda quindi i «190 miliardi dei bonus di Giuseppe Conte», senza i quali, osserva, l’azione del Governo Meloni avrebbe potuto avere confini diversi.

«Oggi», è la chiusura, «l’Italia è un esempio per tanti grandi Paesi nel mondo. Abbiamo un sogno: consegnare alle future generazioni una terra più giusta». A fare gli onori di casa, appunto, il sindaco Piccini. A FdI in Friuli Venezia Giulia «manca solo il presidente della Regione: non si sa mai», afferma prima di lasciare il palco ad Alessandro Ciriani.

L’ex sindaco di Pordenone lo ribadisce: andare in Europa «è stata una decisione difficile», ma una volta a Bruxelles si è calato nella dimensione di un’istituzione attraverso la quale «passa tutto: ogni giorno c’è un regolamento che incide sulle nostre vite.

Il ruolo del gruppo Ecr è mitigare gli effetti perversi di queste regole». Dito puntato, dunque, contro il Green new deal: «Non si cambia strada, si continua a seguire una strada suicida». Sull’immigrazione «abbiamo però ottenuto grandi risultati: le decisioni dell’Italia sono la stella polare su cui è stata costruita la nuova politica europea».

Loperfido richiama il «legame con il territorio, grazie al quale il partito è cresciuto. Le prossime sono sfide importanti. Abbiamo vinto le politiche e tante altre elezioni. Se il Governo di Giorgia Meloni è il più longevo della storia della Repubblica non è solo per il fato: e un risultato figlio dell’impegno, ottenuto nel peggior contesto possibile.

«In questa provincia», la sottolineatura del ministro Ciriani prima dell’intervento di chiusura di Arianna Meloni, «quattro cittadini su dieci sono amministrati da un sindaco di FdI». «Abbiamo creato una classe dirigente e, a dispetto di tutti, a livello nazionale siamo diventati noi la classe dirigente», aggiunge il ministro pordenonese.

«L’abbiamo fatto avendo assieme a noi e davanti a noi un fuoriclasse: Giorgia Meloni. Giorgia non ha piegato la testa di fronte a nessuno. È la più grande leader europea».

Dall’altra parte della barrica politica c’è un «campo largo che è un po’ un blog e un po’ un mostro mitologico. È così largo che chi si trova all’inizio del campo non conosce chi sta in fondo. La sinistra ha imbarcato nel campo largo anche Rifondazione comunista».

Quindi, sulla sicurezza: «Se da minorenne ti senti abbastanza grande per tirare un sanpietrino addosso a un poliziotto, allora sei abbastanza grande anche per pagarne le conseguenze. Per i delinquenti non c’è giustificazione sociale». La serata si chiude coi leader di nuovo assieme sul palco. Con lo sguardo rivolto alle prossime sfide.

 

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