Referendum in Slovenia, i cittadini bocciano la legge sulle commissioni d'inchiesta
Gli elettori fermano la legge sulle indagini parlamentari voluta dalla maggioranza, mentre approvano le indicazioni dell'esecutivo su sussidi, voto agli stranieri e canone tv

Il super referendum andato in scena ieri, domenica 11 ottobre, in Slovenia si chiude con un risultato dolceamaro per il governo di centrodestra guidato dal premier Janez Janša. Se da un lato l'esecutivo incassa il favore popolare nei tre quesiti consultivi, dall'altro deve registrare una dura sconfitta proprio sull'unico referendum legislativo e vincolante, dedicato alle modifiche alla legge sulle commissioni parlamentari d'inchiesta.
I dati diffusi dalla Commissione elettorale nazionale con il 99,97% delle schede scrutinate confermano la vittoria del "no" con il 51,26% dei voti, contro il 48,74% del "sì". Più di 471mila cittadini hanno votato contro il provvedimento della maggioranza, superando la soglia di sbarramento di 339.706 voti necessari per bloccare la norma. La legge approvata dal parlamento a maggio viene quindi bocciata dagli elettori.
Lo scontro sulla riforma delle commissioni d'inchiesta
La consultazione sulle commissioni parlamentari d'inchiesta era nata da una raccolta di 40mila firme promossa dalle opposizioni e dai comitati civici, che avevano denunciato il rischio di creare una sorta di polizia politica nel Paese. I fautori della norma, con in testa il Partito Democratico Sloveno e Nuova Slovenia, sostenevano invece che le modifiche avrebbero reso più snelle le indagini anticorruzione della politica.
I giudici e gli oppositori contestavano l'eccessiva riduzione delle garanzie giudiziarie preventive e il rischio di intrusioni nella vita privata dei cittadini. La risposta delle urne è stata chiara, ribaltando il trend delle prime ore di scrutinio e bloccando definitivamente il testo della maggioranza.
L'esito dei tre quesiti consultivi
Sui tre quesiti consultivi, sprovvisti di effetti giuridici diretti ma dal forte peso politico, gli elettori hanno sostenuto le posizioni del governo di centrodestra. Il risultato più combattuto ha riguardato l'abolizione del canone obbligatorio per l'emittente pubblica Rtv Slovenija, accusata dalla maggioranza di parzialità. In questo caso il "no" all'abolizione si è imposto per un soffio con il 50,04% delle preferenze contro il 49,96% del "sì", separati da appena 0,08 punti percentuali.
Per quanto riguarda la limitazione del diritto di voto alle elezioni amministrative ai soli cittadini sloveni e dell'Unione Europea, la maggioranza dei votanti ha approvato la restrizione con il 55,29% di voti favorevoli. Il segnale più netto è arrivato infine sul tema del welfare: il 60,54% degli elettori ha votato a favore dell'obbligo di svolgere attività di utilità sociale per le persone abili al lavoro che ricevono sussidi statali.
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