Serbia verso le elezioni: l’altalena dei sondaggi
Nella sfida della Lista studentesca a Vučić entrano le polemiche sul voto all’estero. I seggi nelle ambasciate e nei consolati saranno aperti in contemporanea con Belgrado. La protesta di una trentina di diplomatici

Un testa a testa con uno dei due contendenti leggermente avanti, secondo un sondaggio. Anzi no, è l’altro ad avere in tasca la vittoria, ribatte un’agenzia di ricerca. Di certo la gara è ancora aperta, mentre infuriano le polemiche sul diritto di voto all’estero che secondo i critici potrebbe non essere garantito a tutti i membri della diaspora.
La gara è quella delle elezioni parlamentari anticipate in Serbia: in agenda il 25 ottobre, si giocherà con tutta probabilità sul filo di lana. Lo suggeriscono svariate tessere di un mosaico ancora incompleto. Tessere come quelle degli ultimi sondaggi resi pubblici a Belgrado, che disegnano scenari quantomeno contrastanti. Vincerà Aleksandar Vučić, che si è dimesso dalla carica di presidente serbo per candidarsi con la sua Ujedinjena Srbija (Serbia unita), listone trainato dal Partito progressista (Sns) che potrebbe contare sul 48,6% dei consensi alle urne: questo ha fatto sapere l’agenzia di sondaggi Faktor Plus. E la Studentska Lista (Sl), espressione del movimento di protesta degli studenti? Lontana, al 37,1%. Ma la Lista studentesca cresce, ha precisato Faktor Plus.
Un precedente sondaggio, realizzato a inizio settembre, accreditava invece la Sl solo a poco più del 31%. E dunque una sorpresa non è esclusa, tenuto conto dell’accelerazione dei consensi verso gli studenti, mentre mancano due settimane all’apertura delle urne. Anche perché ci sarebbe da pescare nel ristretto bacino degli indecisi, un 16%. Sono circa 850.000 elettori e fra questi almeno «250.000 o 300.000 sono ampiamente alla portata della Lista stessa», ha spiegato Zoran Gavrilović, dell’agenzia di ricerca Birodi.
Ma c’è anche chi indica gli studenti come potenziali trionfatori alle elezioni parlamentari. È il pronostico dell’autorevole rivista di analisi politica Nova srpska politička misao, che ha quotato gli Studenti addirittura al 44,4% contro il 41,7% di Serbia Unita. Entrambi i maggiori schieramenti sono in crescita, di circa il 4-5% e dunque «possono aver ragione di essere soddisfatti» di come sta andando la campagna elettorale, ha spiegato il direttore di Nspm, Djordje Vukadinović, aggiungendo che tutti gli altri contendenti, a parte i Socialisti (Sps) quotati intorno al 5%, appaiono in serissima difficoltà. «Si sta creando un clima simile a quello di un referendum, il che mette a rischio tutte le altre formazioni: dai partiti vicini a quello dell’attuale maggioranza, fino ai gruppi di opposizione che tentano di correre in autonomia», come Novi Dss (destra) e l’alleanza europeista Evropska Srbija, ha aggiunto Vukadinović.
In questo quadro, in cui anche un pugno di voti potrebbe avere un peso enorme durante lo spoglio, ben si comprendono le aspre polemiche sul voto all’estero. Secondo le denunce di opposizioni e studenti, infatti, per le elezioni del 25 ottobre non sarebbero stati allestiti sufficienti seggi per gli emigrati serbi, costringendo molti – da Melbourne a Dubai, da Barcellona a Vancouver – ad affrontare viaggi impegnativi e costosi per esercitare il diritto di voto.
Non solo: i seggi nelle ambasciate e nei consolati saranno aperti in contemporanea con il voto in Serbia. E dunque elettori in Canada o in Australia dovranno votare a notte fonda o all’alba. La decisione in questo senso della Commissione elettorale (Rik), che sarebbe stata adottata su suggerimento del ministero degli Esteri di Belgrado, «è stata presa per ragioni politiche, le autorità ritengono che la maggioranza della diaspora abbia deciso di votare contro di loro e per questo stanno ostacolando la possibilità di votare», ha affermato un membro del Rik, Vladimir Dragaš, alla Tv n1.
L’accusa – respinta dal dicastero e dal Rik, che ha spiegato che i seggi all’estero sono addirittura aumentati rispetto al passato - è stata corroborata da una nota congiunta di più di 30 diplomatici serbi. «Alla diaspora: porgiamo le nostre scuse. Le porte che vi sono state chiuse - così si sono espressi i diplomatici - non lo sono state per nostra volontà; tuttavia non resteremo in silenzio di fronte al fatto che ciò sia avvenuto in nome della nostra istituzione, un'istituzione che dovrebbe rappresentare e tutelare gli interessi e i diritti di tutti i cittadini della Repubblica di Serbia».
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