Slovenia al voto nei quattro referendum: il "no" affonda la legge di Janša sulle commissioni d'inchiesta

Il centrodestra vince sui tre quesiti consultivi ma incassa la sconfitta sul referendum vincolante: superato il quorum per bocciare la riforma

Stefano Giantin

Un possibile tre a uno che potrebbe lasciare alla maggioranza di centrodestra un successo politico complessivo, ma anche molto amaro in bocca, per una probabile sconfitta pesante proprio sul quesito più importante. E sull’unico giuridicamente vincolante.

È questo il quadro, non definitivo dato che lo spoglio era ancora in corso alla chiusura del giornale – del “referendum-day” andato in scena ieri in Slovenia. Slovenia che è andata al voto per una tornata referendaria – quattro consultazioni, una legislativa e tre consultive – che rappresentava anche un banco di prova per il governo Janša. Secondo i dati ancora non definitivi, il sì, sostenuto dai partiti di maggioranza, avrebbe prevalso nei tre referendum consultivi. Ma nel voto sulla legge relativa alle commissioni parlamentari d’inchiesta si sarebbe imposto il no.

Tutti gli occhi, ricordiamo, erano in particolare puntati sull’unico referendum legislativo, quello appunto relativo alle commissioni parlamentari d’inchiesta, indetto attraverso una raccolta firme. Nel mirino dei promotori, le modifiche alla legge sulle commissioni d’inchiesta approvata dalla maggioranza nel maggio scorso. Si introduce una «polizia politica» in Slovenia, il j’accuse del fronte del no e delle opposizioni. I sostenitori della legge, in testa il Partito democratico (Sds) del premier Janša e Nuova Slovenia (NSi), avevano invece giurato che gli emendamenti avrebbero snellito le indagini anticorruzione e non avrebbero lasciato scampo ai “furbetti” in politica. Affinché la legge fosse respinta, era necessario che il no prevalesse e che almeno un quinto di tutti gli aventi diritto al voto – poco meno di 340.000 persone – avesse espresso voto contrario. E la soglia in tarda serata è stata superata. Il no, intanto, aveva effettuato il sorpasso dopo essere rimasto in svantaggio per ore. Con lo spoglio arrivato al 92%, i no erano 404.355, il 50,38%, contro 398.183 sì, il 49,62%.

Su proposta dei partiti della maggioranza di centrodestra al potere, si è votato ieri anche per tre referendum consultivi – dunque senza effetti vincolanti - su temi molto delicati. Sul tavolo, alcune potenziali riforme fortemente sostenute dal governo Janša, ma bollate come pericolose e populistiche da parte delle opposizioni, che avevano chiesto all’elettorato di bocciarle con un sonoro no. Su una delle schede, un tema divisivo e potenzialmente dirompente per la libertà dei media, ossia l’abolizione del canone televisivo per Rtv Slovenija, misura sostenuta dalla maggioranza, perché la Tv pubblica sarebbe parziale e “filo-sinistra”. Gli sloveni sembrano quantomeno divisi su questa lettura, con il 50,9% degli elettori andati alle urne che ha detto sì, mentre il no si è fermato al 49,1%, secondo i dati ancora parziali. E il risultato finale, anche in questo caso, rimane aperto.

Molto discusso era anche il tema della revoca della possibilità di voto alle elezioni amministrative ai cittadini extra-Ue con residenza permanente in Slovenia, passo già diventato legge, revocando agli extracomunitari un diritto pluriventennale. E va bene così, hanno deciso gli elettori. Il sì in questo caso avrebbe prevalso con il 56,1%, mentre il no si è fermato al 43,8%.

L’ultimo quesito, infine, riguardava la possibile condizionalità nell’erogazione di sussidi allo svolgimento di lavori socialmente utili per le persone in grado di lavorare, con la maggioranza che aveva parlato di uno strumento per incentivare l’«integrazione nel mercato del lavoro». In questo caso ha vinto al sì. E in maniera massiccia: 61,4% contro 38,6%.

Riproduzione riservata © il Nord Est