I consiglieri di Trump al servizio di Dodik per le elezioni in Bosnia: è scandalo negli Stati Uniti
Blair e LaCivita, secondo il New York Times, avrebbero fornito consulenze alle autorità della Rs in vista del voto del 4 ottobre. Il presidente: «Valuto licenziamento»

Mentre le elezioni di midterm si avvicinano e la vittoria dei Repubblicani appare tutt’altro che scontata, due dei consiglieri più stretti del presidente Donald Trump – direttamente impegnati nella campagna elettorale oltreoceano – accettano un secondo lavoro, profumatamente pagato, nei Balcani.
Dietro le quinte, aiutano le autorità della Republika Srpska (Rs) – l’entità politica dei serbi di Bosnia che, assieme alla Federazione bosgnacco-croata, forma il Paese – a mettere a punto la strategia elettorale alla vigilia del voto che domenica scorsa ha poi confermato al potere il partito di Dodik. Il loro potentissimo capo, tuttavia, li scopre e va su tutte le furie. E ora rischiano il posto, mentre lo scandalo balcanico si riverbera oltre l’Atlantico.
Sono i contorni di una vicenda esplosiva, sull’asse tra Stati Uniti e Bosnia. Ne sono protagonisti il presidente Trump; il leader del maggiore partito tra i serbi di Bosnia, Milorad Dodik; James Blair e Chris LaCivita, due nomi finora poco conosciuti al grande pubblico.
Ma ancora per poco. Blair e LaCivita, è emerso infatti, avrebbero fornito consulenze alle autorità della Rs in vista delle elezioni generali bosniache del 4 ottobre, concluse appunto con il successo dell’Snsd di Dodik. E per queste consulenze avrebbero ricevuto centinaia di migliaia di dollari ciascuno tramite uno studio legale di Washington, assoldato dal governo della Republika Srpska.
Lo ha rivelato il New York Times, imbeccato da quattro gole profonde anonime, che hanno fatto sapere che i due strettissimi consiglieri di Trump avrebbero fornito consulenza elettorale alle autorità della Rs mentre l’Snsd cercava di mantenere il controllo politico dell’entità, malgrado l’incandidabilità di Dodik per condanna penale.
Ma chi sono, Blair e LaCivita? Il primo è stato perfino il direttore politico della campagna di Trump nel 2024 e ora ha un ruolo apicale nella Maga Inc., azienda con un budget di centinaia di milioni di dollari, da usare per sostenere i candidati repubblicani alle Midterm. LaCivita, fra i manager della campagna Trump 2024, è invece oggi senior advisor a Maga. I due, ha svelato il Nyt, sarebbero rientrati dalla Bosnia dopo la vittoria del partito di Dodik. Ma in patria sono stati raggiunti dalla rivelazione pubblica dell’incarico svolto nei Balcani.
Affari balcanici, penseranno i lettori. Non è così. Trump è seriamente preoccupato per l’esito delle elezioni di Midterm. Ed essere ora associato, via suoi consiglieri, a un politico filorusso quale è Dodik forse non è la via migliore per rastrellare consensi, in patria. Così una storia apparentemente secondaria sta diventando esplosiva, a Washington, tanto da aver spinto lo stesso Trump a esporsi.
I due consiglieri “infedeli” saranno «licenziati se emergerà un conflitto» d’interessi, ha scritto il presidente sul suo social Truth, sostenendo poi che Blair e LaCivita «non lavorano per me, sono solo dei consulenti esterni».
Poi ha tuttavia attenuato l’attacco, sostenendo di non ravvisare problemi. Ma gli abboccamenti, diretti o indiretti, con un leader politico balcanico più che controverso, e vicinissimo a Putin, potrebbero rivelarsi un boomerang, per Trump. E nel frattempo, a Washington, si è riacceso anche il dibattito sulle sanzioni americane contro Dodik, revocate dall'amministrazione Trump.
Abboccamenti che non sono un caso isolato: la Republika Srpska ha speso milioni di dollari in attività di lobbying negli Stati Uniti, documentate anche nelle registrazioni depositate al Dipartimento di Giustizia. Contratti depositati al Dipartimento di Giustizia Usa hanno gettato luce inoltre su altri accordi di lobbying con legami con la Rs nel 2026.
E tutti ricordano ancora il viaggio del figlio di Trump, Donald Trump jr, a Banja Luka, l’aprile scorso: un tour letto da molti come un aperto sostegno americano a Dodik. E, dopo le rivelazioni del Nyt, appaiono di più facile lettura i ringraziamenti di Dodik a Trump, dopo il trionfo di domenica scorsa.
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