In Slovenia 70mila firme per chiedere le dimissioni di Stevanović
Una petizione pressa l’attuale presidente del Parlamento: «Non rispetta la Costituzione»

Una sollevazione popolare, contro uno dei politici più in vista e allo stesso tempo maggiormente controversi nel Paese, un leader-chiave per le dinamiche di governo, con marcate venature populistiche e malcelate simpatie verso Mosca. In Slovenia sta avendo fortissima eco un’iniziativa pensata per spingere alle dimissioni l’attuale presidente del Parlamento di Lubiana Zoran Stevanović.
In soli due giorni, a dar man forte a chi vuole cacciare “Stevo” da una delle poltrone più importanti, in Slovenia, sono stati quasi in 70.000. Più dei voti ottenuti dal partito di Stevanović alle urne, a marzo. Firme che sono quelle apposte in massa e in pochissimo tempo da cittadini sloveni, che hanno deciso di sottoscrivere una petizione che chiede appunto «le dimissioni» dalla carica di presidente della Camera di Stato di Stevanović, leader di Resni.ca (Verità), partito populista e anti-sistema formalmente all’opposizione, ma essenziale stampella esterna per il governo di centrodestra retto dal premier Janez Janša.
L’iniziativa anti-Stevanović nasce proprio in ambienti vicini alla destra slovena. A lanciarla, una vecchia conoscenza della politica nazionale, Mihael “Miha” Brejc, negli anni Novanta alla testa dei servizi segreti di Lubiana, ex figura apicale del Partito Democratico Sloveno (Sds), già ministro del Lavoro durante il breve esecutivo di centrodestra guidato da Andrej Bajuk, nel 2000. È stato proprio Brejc a ideare il sito stevogohome.si (Stevo, vai a casa), dove è stata appunto lanciata la petizione lunedì. E in poche ore a sostenere l’iniziativa sono state decine di migliaia di sloveni.
Ma quali le imputazioni contro l’attuale capo del Parlamento? La più pesante è quella del «mancato rispetto della Costituzione», ha fatto sapere Brejc, specificando che la prova sarebbe il mancato via libera alla commissione parlamentare d’inchiesta sul cosiddetto caso “Black Cube”, l’agenzia privata israeliana sospettata di aver giocato sporco prima delle elezioni slovene di marzo. Stevanović, rifiutandosi di mettere in agenda il voto sulla commissione, avrebbe violato la Carta.
E la petizione riguarda anche i partiti attualmente al potere cui si chiede di mettere in agenda il voto su Black Cube, dopo le vacanze. Ma l’attuale presidente del Parlamento è da tempo al centro di accese polemiche anche per la sua idea di un referendum sull’uscita della Slovenia dalla Nato. E soprattutto per i suoi “abboccamenti” con la Russia. Quale peso può avere la petizione promossa da Brejc? Importante. Lo conferma l’endorsement all’iniziativa arrivato dai tre maggiori partiti di opposizione, il Movimento Libertà (Gs) dell’ex premier Golob, i Socialdemocratici (Sd) e Levica (Sinistra), gli stessi che già a luglio avevano inutilmente tentato di avviare una procedura parlamentare pro-dimissioni di Stevanović.
La petizione è «una reazione, manda un messaggio» forte grazie al numero di firme, ha osservato Borut Sajovic (Gs), mentre la co-leader di Levica Asta Vrečko ha ribadito che il suo partito ritiene che le azioni di Stevanović siano incostituzionali. Stevanović che, «se vuole dimostrare di capire la Costituzione, deve iniziare a rispettarne i principi», ha commentato l’Sd. E il diretto interessato? Per Stevanović la petizione è un segnale che la società slovena è eterogenea e «democratica». E di dimissioni non se ne parla. «Continuerò a compiere il mio dovere con calma, responsabilità e concentrandomi sui compiti che mi sono stati affidati». Ma il caso Stevanović rischia di creare non pochi mal di testa, a Janša, a settembre.
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