Slovenia, quel dialogo con Mosca che imbarazza il governo Janša
A Lubiana il presidente del Parlamento Zoran Stevanović in contatto con le istituzioni russe: ipotesi visita ufficiale. La precisazione del’Sds: «Non sono le posizioni ufficiali del Paese»

La scelta di eleggere presidente del Parlamento un leader di un partito nato sull’onda delle proteste no-vax e oggi populista, sovranista e anti-sistema? Era nelle attese che potesse rivelarsi un boomerang o quantomeno che potesse riservare sorprese negative. E adesso arrivano le prime conferme, con un passo falso che già sta scuotendo lo scenario politico nazionale.
Accade in Slovenia. Il protagonista è il leader del partito Resni.ca (Verità), formalmente all’opposizione ma di fatto stampella esterna del governo di Janez Janša e soprattutto presidente del Parlamento, Zoran Stevanović. Stevanović, ha svelato il suo stesso partito, proprio nei giorni in cui la Russia bombarda con attacchi sempre più pesanti l’Ucraina ha deciso di «scambiarsi messaggi» con il presidente del Parlamento russo. Anche se non ci sono conferme ufficiali, alte sono le chance che si sia trattato del leader della Camera bassa, la Duma, Vyacheslav Volodin, uomo vicinissimo a Putin. E che in passato aveva minacciato l’Europa, ricordando che i missili russi Sarmat possono arrivare «a Strasburgo in tre minuti e venti secondi». Stevanović, ha aggiunto il suo partito, attende solo un invito formale da Mosca per recarsi in visita in Russia. Si è trattato del primo contatto tra Mosca e un così alto rappresentante delle istituzioni slovene dall’inizio dell’aggressione russa all’Ucraina, ha precisato l’agenzia di stampa slovena Sta.
Come leggere i tentativi di dialogo di Stevanović? «La strada della pace non passa per la guerra, bisogna condurre un dialogo con entrambi le parti, sia la Russia sia l’Ucraina», ha informato sempre Resni.ca. Che ha voluto anche citare la reazione della Russia, affidata alle parole di Yury Pilipson, responsabile della Direzione per l’Europa al ministero degli Esteri russo. Quella di Stevanović è una rara mossa di coraggio a livello europeo, ha suggerito la feluca russa, parlando di «comportamento ragionevole» da parte del leader di Resni.ca. E criticando chi oggi è al potere a Lubiana, leggi premier Janša e ministro degli Esteri Tone Kajzer, per insistere nel seguire una «dottrina anti-russa» dettata «da Ue e Nato». «Non nutriamo particolari illusioni su una rapida ripresa delle normali relazioni con Lubiana», ha poi ammesso Pilipson.
Gli abboccamenti di Stevanović stanno creando non pochi mal di pancia, a Lubiana. Stevanović «cosa promette alla Russia e quali sono i suoi interessi?», si è chiesto pubblicamente il co-leader di Levica, Luka Mesec, aggiungendo che bisogna appurare se il presidente del Parlamento abbia teso una mano a Mosca «in nome della Slovenia, il Paese che rappresenta» o curando gli interessi di qualcun altro. Mentre l’Sds di Janša ha espresso critiche sul caso Pirc Musar – in riferimento all’amica “russo-slovena” della presidente coinvolta nell’incidente di dieci giorni fa – il suo partito rimane ora in silenzio sull’affaire Stevanović e sulla sua imminente visita a Mosca «su iniziativa di rappresentanti della Russia», il duro j’accuse dei Socialdemocratici.
In realtà la mossa di Stevanović non sembra essere piaciuta nemmeno a chi governa. Quelle di Stevanović «non sono le posizioni ufficiali della Slovenia», ha precisato l’Sds del premier Janša. «Ogni sforzo per una pace duratura e giusta» va prima «coordinato con partner e alleati», ha precisato il ministero degli Esteri di Lubiana. Che ha dovuto ricordare che la Slovenia non cambia posizione verso Mosca e verso l’Ucraina, «vittima dell’aggressione» di Mosca cui Stevanović pare fare sempre più frequentemente l’occhiolino.
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