Mosca organizza campi di addestamento paramilitari in Serbia e Bosnia, lo svela il New York Times
I campi di addestramento sarebbero stati organizzati nel 2024 e 2025, lo scopo era addestrare mercenari filorussi per fomentare disordini in Moldova e far virare il Paese nell'orbita russa

Prima le denunce delle autorità moldave. Poi indagini, arresti, processi e ulteriori riscontri. Infine, ora, nuove autorevoli conferme. Che suggeriscono che Mosca abbia agito liberamente nel cuore dei Balcani – per la precisione in Bosnia e in Serbia – usando la regione come fosse cosa sua, per addestrare estremisti da impiegare per fini obliqui, in Moldova, ma non solo.
È il quadro, quantomeno preoccupante, che riaccende le discussioni, nei Balcani. E che vede come protagonista proprio la Russia di Vladimir Putin, che avrebbe organizzato campi di addestramento anche in Bosnia e in Serbia, tra il 2024 e il 2025, con l’obiettivo di istruire decine e decine di mercenari filorussi, in gran parte moldavi, da inviare in missione in Moldova prima delle elezioni, con il preciso fine di fomentare disordini a Chisinau, facendo virare il Paese nuovamente nell’orbita russa. E allontanandolo da quella Ue alla quale una parte consistente dei moldavi aspira.
L’inchiesta del New York Times
Che il quadro sia reale è stato confermato dal New York Times che, sulla base di informazioni di intelligence europea e Usa – ma anche alla luce di testimonianze dirette di partecipanti ai campi – ha corroborato l’esistenza di una massiccia e costosa operazione segreta di Mosca, con il diretto coinvolgimento dei servizi russi nell’allestimento di campi di addestramento proprio in Bosnia e in Serbia.
Secondo il Nyt, a sostenere finanziariamente il piano, un vero e proprio “golpe” bianco in Moldova, sarebbe stato anche il tycoon moldavo Ilan Shor, ricercato a Chisinau e poi riparato in Russia.
Piano che prevedeva appunto l’allestimento di campi nei Balcani e in Russia, dove addestrare estremisti, in gran parte moldavi, all’uso delle armi, a tecniche di destabilizzazione, anche attraverso azioni violente, da mettere poi in pratica prima dell’apertura delle urne, in Moldova.
I programmi di addestramento
L’intelligence militare russa avrebbe inoltre supervisionato i programmi di addestramento, in cui le “reclute” imparavano oltre a usare armi, a pilotare droni e ad appiccare incendi. L’obiettivo, trasformare i moldavi filorussi in quelle che il Nyt definisce «foot soldiers», ovvero truppe di manovra dell’operazione, senza uniformi, ma fedeli agli ordini di Mosca.
Campi, quelli balcanici – che sarebbero stati localizzati a Glamočani in Republika Srpska e a Radenka, in Serbia – dove vigeva una ferrea disciplina. E sgarrare comportava grossi rischi. «Ho rifiutato di partecipare a un’attività di addestramento» e uno degli istruttori «mi ha colpito in faccia e rotto un dente», la testimonianza di Maxim Rosca, uno dei partecipanti “pentiti”.
Secondo l’autorevole quotidiano, un altro campo d’addestramento russo sarebbe stato organizzato nel settembre 2025 nella Serbia occidentale, in una località non precisata. Ciò che appare provato, invece, è che il tutto faceva parte di una «campagna del Cremlino» che ha incluso «metodi già noti e usati contro altri Paesi occidentali, come attacchi informatici e disinformazione. Tuttavia, in Moldova, questa interferenza potrebbe essersi spinta oltre ogni limite al di fuori dell’Ucraina e rappresenta uno dei tentativi più azzardati e su vasta scala di Putin per destabilizzare l’Occidente», via Balcani, ha scritto il Nyt.
Le altre indagini nei Balcani
Denunce pesanti, rigettate da Mosca, quelle del New York Times, che fanno il paio con altre inchieste condotte nei Balcani nei mesi scorsi. Già nel 2025, ad esempio, il portale Detektor, assieme ai colleghi moldavi di Cu Sens, aveva fatto luce sui campi di addestramento russi nei Balcani, sostenendo che i mercenari venivano pagati tra i 300 e i 500 dollari al giorno in criptovalute, mentre il Nyt ha parlato di 400 dollari per un “corso” di 3-4 giorni. E aggiungendo che fra gli istruttori ci sarebbero stati anche membri della Wagner e individui sotto sanzioni Ue.
Ma la Moldova non sarebbe stata l’unico obiettivo. Un’ulteriore inchiesta di Detektor, basata anche su sentenze moldave, ha ricostruito attività di addestramento all’uso di droni militari, alla preparazione di dispositivi incendiari e allo sfondamento di cordoni di polizia. Alcuni partecipanti ai campi sarebbero stati inoltre incaricati di mappare ambasciate ed edifici istituzionali a Banja Luka, Belgrado e Zagabria, individuando possibili punti di lancio per droni.
Riproduzione riservata © il Nord Est








