La Croazia rilancia sul nucleare: mini reattori e raddoppio della centrale di Krško

Le linee guida del governo di Zagabria per far crescere al 30% l’atomo nel mix energetico del Paese

Stefano Giantin
La centrale di Krško in Slovenia, di cui la Croazia è proprietaria al 50%
La centrale di Krško in Slovenia, di cui la Croazia è proprietaria al 50%

Nessun disimpegno sul nucleare. Anzi, Zagabria rilancia sull’atomo, che dovrà diventare sempre più centrale nella produzione nazionale di energia da qui ai prossimi anni. E per farlo la Croazia continuerà a puntare sulla vecchia Krško, in comproprietà con Lubiana, la cui “vita” potrebbe essere prolungata, mentre rimane focalizzata sulla futura Krško 2. E non solo.

Sono le linee guida sul nucleare che sono state delineate in questi giorni dalla leadership al potere in Croazia, Paese Ue e Nato che appare pronto a schierarsi con sempre maggior vigore tra le file degli Stati Ue “pro-atomo”. Lo suggeriscono, in particolare, le parole pronunciate a Dubrovnik, durante il vertice dell’Iniziativa dei Tre Mari, da parte del premier croato Andrej Plenković che, toccando il tema energia nucleare, ha sostenuto che il vento sta cambiando, oggi, in Europa. ll dibattito sull’utilizzo dell’energia nucleare «si sta lentamente facendo strada in un quadro più ragionevole», anche da parte di chi è preoccupato per «gli effetti del cambiamento climatico». E l’atomo «è importante per il nostro mix energetico», ha sottolineato Plenković, ricordando poi «l’esperienza della Lituania: dopo la chiusura della centrale nucleare, il Paese si trova costantemente a dover affrontare il problema di come sostituire la quantità di energia persa». La Croazia non commetterà lo stesso errore.

Croazia che, infatti, «ha già il suo nucleare», con una quota di comproprietà del 50% nella centrale di Krško, in Slovenia. Collegata alla rete dall’ormai lontano 1983, la centrale ha continuato Plenković, funzionerà «fino al 2043, ma scienziati pensano che, se sottoposta a buone manutenzioni, la sua vita potrà essere prolungata fino al 2063». Non c’è però solo la vecchia centrale nucleare costruita ai tempi della Jugoslavia. «Siamo in contatto con la Slovenia» e Zagabria ha già informato Lubiana che «siamo aperti a nuovi investimenti, dato che il processo per Krško 2 è avviato», ha poi svelato Plenković, aggiungendo che la Croazia è interessata a «partecipare sulla base esistente oggi» – leggi 50-50 con la Slovenia – ma «ci sono anche altre opzioni», ha detto il premier, senza entrare nel dettaglio.

Nel recente passato, comunque, a Zagabria si è mormorato di un interesse per gli Smr, i piccoli reattori modulari che, sulla carta, dovrebbero cambiare in un futuro non lontano il panorama del nucleare nel mondo. E l’idea potrebbe essere più concreta di quanto si immagini. A inizio aprile, lo stesso Plenković si era appunto fatto sfuggire l’ipotesi di usare in futuro l’esistente centrale termoelettrica di Plomin per testare «piccoli reattori modulari. Un’idea a cui stiamo pensando». La cosa certa è che Zagabria vuole scommettere sul nucleare. Lo ha confermato il ministro dell’Economia croato, Ante Šušnjar, annunciando che la Croazia vuol far crescere nel suo «mix energetico» il nucleare dall’attuale 16% ad almeno il 30%. Non sono parole vuote. Šušnjar ha infatti anticipato che il Parlamento croato discuterà presto di una nuova legge e di un piano d’azione per lo sviluppo del nucleare per usi civili. «L’energia nucleare è necessaria anche per l’industria. Stiamo lavorando a un piano nazionale per l’industria dal 2027 al 2034 e abbiamo incluso l’energia nucleare al servizio del settore. È un’energia molto sicura e i disastri si sono verificati a causa di una gestione o una progettazione inadeguate», ha assicurato il ministro. —

 

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