Slovenia, Janša scioglie la riserva: «Pronti a formare un governo»
L’ex premier di centrodestra: la bozza di accordo se arriverà l’ok del Parlamento alla riduzione dei dicasteri

Dopo giorni di misteriose trattative dietro le quinte, alla fine la conferma. In Slovenia, a meno di sorprese dovrebbe essere il Partito democratico sloveno (Sds), arrivato secondo alle elezioni del 22 marzo alle spalle del Movimento libertà del premier uscente Robert Golob, a formare il nuovo governo: un esecutivo di centrodestra.
A sciogliere la riserva è stato Janez Janša, ex premier e leader dell’Sds, annunciando che quest’ultimo farà i passi necessari per forgiare una nuova maggioranza dopo la discussione degli emendamenti presentati dal partito stesso sulla riduzione del numero dei ministeri, programmata per la settimana prossima in una sessione straordinaria del Parlamento sloveno. Gli emendamenti, ricordiamo, sono stati proposti questa settimana e mirano, secondo l’Sds, a migliorare l’efficienza dell’esecutivo, fornendo agli sloveni «servizi di qualità a costi corretti». Per farlo, l’idea di Janša, è necessario ridurre il numero dei dicasteri dagli attuali 19 a soli 14.
Se la proposta passerà in Parlamento, allora l’Sds girerà formalmente una «bozza di accordo di coalizione» ai partiti interessati, ha spiegato lo stesso Janša, specificando che prima della luce verde definitiva tutti i leader coinvolti dovranno concordare il programma di governo da realizzare nei prossimi quattro anni. «Solo se tutti questi passaggi saranno approvati e firmati dai partiti che vogliono cooperare, coordineremo la composizione del nuovo governo», ha illustrato il leader dell’Sds a margine della sessione parlamentare di ieri, a Lubiana. Di certo si farà in fretta, ha poi aggiunto, confermando le voci che circolano a Lubiana a proposito di un governo in dirittura d’arrivo, pronto a passare le forche caudine della fiducia poco dopo il Primo Maggio.
La Slovenia «sta soffrendo» per la mancanza di un governo forte in carica, ha continuato il leader Sds, mettendo tuttavia le mani avanti: tutto deve essere chiaro prima di affrontare la prova della fiducia, perché «dobbiamo sapere in che compito ci stiamo impegnando» e quali sono le forze a sostegno. Di certo, così ancora Janša, l’Sds non ha alcuna fretta perché il suo partito non vuole dar vita a una nuova maggioranza «a ogni costo».
Ma a Lubiana non si esclude che potrebbe nascere persino un governo di minoranza, sostenuto da Sds, Nuova Slovenia-Sls-Focus e Democratici di Anže Logar, con i populisti anti-sistema di Resni.ca come stampella esterna: una delle opzioni sul tavolo, secondo esperti e analisti. Janša, tuttavia, non sembra essere interessato all’idea. «Non so come si possa definire un governo di minoranza. Se non si hanno 46 voti non si può eleggere un primo ministro o un esecutivo», la replica del leader del secondo partito in Slovenia. Slovenia che, in caso di ritorno al potere di Janša, deve attendersi un cambio di rotta drastico rispetto all’era Golob.
Un’era, ha suggerito Janša, che avrebbe messo il Paese in crisi: «Ogni giorno qualcuno da qualche ministero ci fornisce dati preoccupanti», ha detto. Nuova Slovenia ha commentato positivamente gli annunci di Janša, mentre i Democratici l’hanno definita «mossa intelligente».
Ma come spiegare il radicale mutamento di atteggiamento di Janša, che solo fino a pochi giorni fa si era detto non interessato a formare il governo? Con «il desiderio di potere che supera» il dovere di rispettare «la volontà degli elettori», ha sostenuto l’alto esponente del Movimento Libertà Matej Grah. «Interessante come Janša abbia cambiato idea così rapidamente» sul ritorno al potere, l’ironico commento del co-leader di Levica, Luka Mesec.
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