La Serbia nel mirino dell’Unione europea: a rischio 1,5 miliardi
La commissaria Kos cita le leggi sulla giustizia e la «repressione contro chi protesta»: «Valutiamo il rispetto delle condizioni per i finanziamenti»

La spada di Damocle non è ancora calata sulla testa. Ma poco ci manca. E Bruxelles monitora, valutando se e quando sarà il caso di usare il bastone più pesante che ha: i fondi europei. In questo caso un malloppo da 1,5 miliardi di euro. È questo lo scenario che riguarda i sempre più delicati rapporti tra la Serbia di Vučić e quella Ue alla quale, sulla carta, Belgrado continua ad aspirare.
Ma le cose nel Paese balcanico da tempo non vanno come dovrebbero, sul fronte democrazia e stato di diritto. E la Ue appare pronta a pronunciarsi. È quanto ha suggerito la commissaria Ue all’Allargamento, la slovena Marta Kos, che ha confermato che a Bruxelles ci sono «crescenti preoccupazioni su cosa sta accadendo in Serbia». Ma cosa, in particolare? Kos ha puntato in particolare il dito su «leggi che minano il sistema giudiziario», chiaro riferimento alle cosiddette “leggi di Mrdić” adottate tra enormi polemiche a inizio anno.
Critici e opposizioni al tempo avevano sostenuto che le leggi sarebbero state escogitate dalle autorità al potere per legare le mani alla magistratura e metterla sotto il controllo di chi governa, compromettendo indagini delicate su personaggi al potere e contro il crimine organizzato: accuse sdegnosamente rigettate dall’élite al potere.
Kos ha tuttavia menzionato anche altre problematiche, come «la repressione contro chi protesta», riferimento al movimento degli studenti, ma anche la situazione preoccupante sul fronte «dei media indipendenti», sempre in numero minore e sempre più nel mirino di chi controlla la Serbia.
Media indipendenti, in testa la Tv regionale N1, avevano anticipato che Kos e l’Ue avrebbero dunque deciso, per punire Belgrado, di congelare 1,5 miliardi destinati alla Serbia, parte del cosiddetto “Growth Plan” per i Balcani occidentali. Bruxelles tuttavia ha deciso di non usare ancora l’arma finale. Nondimeno, «stiamo valutando se il Paese rispetta ancora le condizioni per ricevere i finanziamenti nell’ambito degli strumenti finanziari Ue», ha spiegato Kos.
La Serbia ha già ricevuto 110 milioni di euro nell’ambito del Piano di crescita, ma sui restanti «1,5 miliardi c’è un punto di domanda»: sono risorse necessariamente legate al rispetto dello stato di diritto. E l’unica via per sbloccarle, ha suggerito Kos, è «allineare in maniera piena le leggi sul sistema giudiziario alle raccomandazioni della Commissione di Venezia», il più autorevole organo di vigilanza su democrazia e affari costituzionali. Bisogna poi «ripristinare l’indipendenza dei media», ha sostenuto Kos.
È l’Ue a «violare lo stato di diritto» immischiandosi negli affari interni serbi, ha replicato Vučić, attaccando Bruxelles per un incontro tra Kos e il rettore dell’università di Belgrado, Vladan Djokić, che potrebbe essere candidato premier o presidente in chiave anti-Vučić. Opposte le voci di critici e opposizioni: hanno sostenuto che la Serbia si trova in posizione sempre più precaria, nella sua accidentata corsa verso la Ue.
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