La Bulgaria torna al voto alla ricerca di stabilità: l’euroscettico Radev il favorito per la vittoria

Ricorso alle urne dopo le dimissioni del premier Zhelyazkov a dicembre. Il partito dell’ex presidente dato in largo vantaggio sui concorrenti

Stefano Giantin
Manifesti della campagna elettorale nella capitale Sofia
Manifesti della campagna elettorale nella capitale Sofia

Mezza Europa, esclusi sovranisti e populisti, ha da poco tirato un sospiro di sollievo dopo la sconfitta alle urne in Ungheria di Viktor Orban, leader che aveva spesso messo il bastone tra le ruote alla Ue con mosse e decisioni controverse, in particolare sul fronte energia e dei rapporti con Mosca. Ma sul limes europeo, da domenica, potrebbe salire al potere un suo alter ego. O quantomeno una figura caratterizzata da luci e ombre, spesso critico verso Bruxelles, contrario agli aiuti all’Ucraina e alle sanzioni contro Mosca, avverso alla moneta unica e pure un po’ filorusso, almeno secondo critici e analisti.

È questo lo scenario che in molti si attendono in Bulgaria, Paese Ue e membro Nato, da anni affetto da endemica instabilità politica. Oggi, con le ottave elezioni anticipate nel giro di cinque anni, il quadro potrebbe però mutare: con la salita sulla poltrona di premier di Rumen Radev, ex presidente della Repubblica dimessosi lo scorso inverno, oggi alla testa di Bulgaria Progressista, la sua creatura politica, movimento anti-corruzione, ambiguo su Russia e con venature euroscettiche. Bulgaria Progressista che, secondo i sondaggi, potrebbe raccogliere addirittura il 29-33% dei consensi tra gli elettori bulgari, stanchi di crisi politiche e instabilità, inflazione galoppante, povertà diffusa e turbolenze sociali.

Molto staccato si colloca, sempre secondo i sondaggisti, il partito conservatore Gerb, dell’ex premier Boyko Borissov, fermo al 20-23%. Terzi dovrebbero piazzarsi i liberali di Continuiamo il cambiamento (Pp) con il 10% circa, quarto il Dps-Nuovo inizio, espressione della minoranza turca, che dovrebbe poter contare sul sostegno di almeno un 10% dell’elettorato. Entrerebbero nel parlamento monocamerale di Sofia anche i nazionalisti di Vazrazhdane, attorno al 6%. Altra grande novità è che il Partito socialista rischia di rimanere fuori dal parlamento, anche se alcune agenzie demoscopiche lo danno poco oltre la soglia del 4%.

Le elezioni odierne, ricordiamo, sono state indette dopo che il premier Zhelyazkov si era dimesso, a dicembre, in seguito alle massicce e improvvise proteste di piazza anti-corruzione scoppiate in tutta la Bulgaria, fomentate anche dalle scelte del governo di aumentare contribuzioni sociali e tasse, una nuova crisi che aveva investito il Paese proprio a ridosso di quella che doveva essere una festa, l’adozione dell’euro. Oltre a Zhelyazkov, nessun governo a Sofia negli ultimi anni ha resistito al potere per più di un anno. Le cose cambieranno, ha però promesso l’ex presidente Radev, in carica come capo dello Stato per nove anni.

Ma chi è, Radev? Ex pilota di caccia riciclatosi in politica, 62 anni, si presenta come una sorta di Robin Hood pronto a difendere i poveri e stanare dai gangli del potere «l’oligarchia» che avrebbe messo in ginocchio il Paese. Bulgaria, ha detto Radev, che è «in una posizione unica», a cavallo tra Occidente e Oriente. E proprio Sofia, sotto Radev, potrebbe essere l’anello per «riprendere le relazioni con la Russia», ha anticipato.

Da presidente, invece, aveva criticato l’introduzione dell’euro calata dall’alto, senza referendum, fatto appello alla ripresa delle forniture di gas e petrolio da Mosca e stigmatizzato gli aiuti a Kiev. Ed era stato fra gli idoli della folla che protestava a Sofia, nell’inverno passato. Fra i suoi cavalli di battaglia, anche lo stile di vita modesto, la difesa della famiglia, la lotta alle disuguaglianze, il tutto con malcelate venature populistiche che, a detta di alcuni esperti e analisti, ricordano il primo Orban. —

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