Libertà e democrazia, Balcani ancora “gialli”: Serbia in calo, Slovenia tra i migliori

Tutti i Paesi balcanici ancora nella categoria «parzialmente liberi» ma migliora l’Albania

Stefano Giantin
Il presidente serbo Aleksandar Vučić
Il presidente serbo Aleksandar Vučić

 

Una Ue tutta verde, il colore dei Paesi «liberi» dal punto di vista dei diritti e dello stato generale di salute della democrazia, con la Finlandia prima con cento punti e la Slovenia fra i migliori. Unica eccezione, l’Ungheria di Viktor Orban. Che è gialla, ossia «parzialmente libera».

Ed è quella la stessa triste tinta che contraddistingue anche Paesi che aspirano a diventare membri del club europeo che conta: i Balcani. Fra i “gialli”, c’è pure chi peggiora significativamente rispetto al passato: è la Serbia di Vučić, stretto alleato dello stesso Orban, fra le nazioni a livello globale in caduta libera per quanto riguarda lo stato di diritto.

È l’inquietante istantanea relativa alla vicina regione balcanica scattata da Freedom House, storico think tank Usa fondato nel lontano 1941, che ha reso pubblica la sua nuova “mappa” sulle «Libertà nel mondo», utile carta geografica che permette di comprendere in che direzione vanno i vari Stati del globo.

E la direzione appare a dir poco sbagliata se si considerano i vicini Balcani occidentali ancora fuori dalla Ue, si evince dal rapporto di Freedom House. Freedom House che, ogni anno, dà voti su una scala da 0 (peggiore) a 100 (massimo) al rispetto dei diritti politici e delle libertà civili in 195 Paesi. A che punto è la notte, nei Balcani? Generalmente profonda, tra qualche luce e molte ombre.

Tutti i Paesi balcanici, infatti, rimangono ancora nella categoria di quelli solo «parzialmente liberi», ha stabilito anche quest’anno Freedom House. Fra le luci ci sono quelle dell’Albania del premier Edi Rama, ormai a un passo dal passaggio alla categoria superiore, grazie ai 69 punti conquistati, due in più rispetto all’Ungheria di Orban.

Meno bene starebbero andando le cose in Montenegro (68 punti), di gran lunga il Paese balcanico più vicino all’adesione alla Ue. Malgrado i progressi, Podgorica continua però a soffrire per la «corruzione nel sistema politico e nella magistratura», ha avvisato il think tank con sede a Washington, che ha indicato la situazione addirittura «in peggioramento».

Segue a ruota la Macedonia del Nord, stabile a 67 punti. Migliora il suo punteggio il Kosovo (61 punti). Kosovo che, nello studio viene descritto come un Paese dove «molte istituzioni pubbliche sono minate da corruzione sistemica». Ma, lato positivo, ci sarebbe una «nuova generazione di politici che si sta muovendo per combattere queste pratiche attraverso le riforme». Staccatissima segue la Bosnia-Erzegovina, con soli 54 punti. Punteggio che è stato giustificato dal cupo stato delle cose a Sarajevo.

Il Paese, ha denunciato Freedom House, rimane caratterizzato da «una grave paralisi partitica tra i leader nazionalisti delle comunità bosgnacche, serbe e croate». E la corruzione rimane un grave problema nel governo e in altri ambiti della società».

Ma c’è chi fa peggio. sempre peggio: la Serbia di Vučić. Serbia che è maglia nera nei Balcani, con soli 53 punti, in peggioramento e fra i cali più marcati a livello globale. Le ragioni della bocciatura sono svariate.

Negli ultimi anni, in particolare, l’Sns di Vučić avrebbe «eroso i diritti politici e le libertà civili, mettendo pressione sui media indipendenti, opposizioni e organizzazioni della società civile». Freedom House ha anche ricordato gli «attacchi» contro i pochi media non allineati. E contro gli studenti, che avrebbero patito pure l’uso «eccessivo della forza» da parte della polizia. 

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