Elezioni in Bulgaria, le urne premiano l’euroscettico Radev: affluenza record
Il partito dell’ex presidente ottiene una comodissima maggioranza di almeno 130 seggi sui 240 totali assegnati con il 44,7% dei voti

L’ex presidente dimissionario Rumen Radev, chiaro vincitore delle elezioni politiche anticipate di domenica in Bulgaria, con il nuovo partito da lui creato “Bulgaria Progressista”, si è rafforzato ulteriormente nelle proiezioni, quando lo scrutinio dei voti si avvicina al 96,4%, raggiungendo una comodissima maggioranza di almeno 130 seggi sui 240 totali assegnati con il 44,7% dei voti. Lo si legge sull’agenzia bulgara Bta.
Accusato di essere filorusso, non simpatizzante dell’Ucraina ed anche euroscettico – accuse che lui rigetta –, Radev, ex top gun e poi comandante dell’aeronautica militare, ha vinto con un programma quasi interamente incentrato sulla lotta alla pervasiva corruzione, le oligarchie e la mafia che condizionano la vita dei bulgari, prede di una crisi economica aggravata da un’inflazione galoppante.
Quello di Radev, è il risultato elettorale più chiaro da molti anni, caratterizzati da instabilità e governi eterogenei ma dominati dai conservatori del Gerb, guidato da Boyko Borissov, per un decennio dominus della politica bulgara e grande sconfitto nel voto di domenica. Il Gerb-Udf, che nelle ultime sette elezioni dal 2021 galleggiava fra il 22% e il 26%, domenica è crollato al 13,5%.
Cinque in tutto i partiti che hanno superato la soglia di sbarramento del 4%: oltre a “Bulgaria Progressista” e Gerb-Udf, sono entrati in parlamento anche i liberaldemocratici europeisti di “Continuare il Cambiamento – Bulgaria Democratica”, rimasti più o meno stabili attorno al 12,8%, il partito della minoranza turca “Movimento per i Ditritti e la Libertà” (Aps), alleati del Gerb, che avevano il 17% circa nel 2024 ma poi si sono divisi e ora hanno totalizzato il 6,6% e i nazionalisti di estrema destra e populisti di “Vazrazhdane” (Rinascita), crollati anch’essi dal 13-14% delle consultazioni precedenti al 4,3%. Sono invece rimasti fuori i socialisti (Bsp), oscillanti fra il 15% e il 6, 5% nelle ultime sette tornate elettorali, rimasti al 3,1%.
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