Elezioni in Serbia, da Novi Sad al governo: cos'è la Studentska Lista che ha travolto il sistema Vučić

Nel programma lotta alla corruzione, democrazia e giustizia. Già indicato il no a sanzioni contro la Russia. Porte aperte dall’Ue: Lista pronta a collaborare, sull’eventuale adesione sarà referendum

Stefano Giantin
Gli Studenti celebrano la vittoria in Serbia
Gli Studenti celebrano la vittoria in Serbia

Un trionfo alle urne. È quello della Studentska Lista, che alle elezioni parlamentari anticipate di domenica in Serbia ha stravinto. Dopo l’ammissione della sconfitta da parte dell’ex presidente Aleksandar Vučić, che si era dimesso per candidarsi a premier, la conferma è arrivata dai risultati ufficiali - ancora non definitivi - resi pubblici dalla Commissione elettorale nazionale (Rik).

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Con lo spoglio arrivato oltre il 97%, la Lista degli Studenti ha conquistato il 52,7% dei consensi, pari a oltre 2,2 milioni di voti alle urne e ben 140 seggi: maggioranza assoluta. Staccatissima - di quasi 600 mila preferenze - la coalizione di Vučić, Serbia Unita al 39,1%, percentuale che dovrebbe tradursi in 103 seggi. Fuori dal nuovo Parlamento i Socialisti di Ivica Dačić, alleati di Vučić e le opposizioni Autentična desnica (destra conservatrice) ed Evropska Srbija, che è andata incontro a una vera débâcle. Gli ultimi sette seggi andranno a rappresentanti di partiti delle minoranze etniche ungherese, albanese e bosgnacca.

Il profilo

Ma cos'è, la Studentska Lista? Domanda naturale, soprattutto fuori dalla Serbia, dove è forse meno intuitivo comprendere chi siano e cosa siano riusciti a fare gli studenti serbi. Il movimento è nato dopo la tragedia alla stazione di Novi Sad, che nel novembre 2024 vide crollare una pensilina della struttura appena realizzata causando 16 vittime: una tragedia divenuta simbolo di corruzione e di negligenza nei lavori pubblici, che ha dato vita a una delle più imponenti mobilitazioni di piazza nella Serbia del dopo Milošević.

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Da quella protesta è scaturita, oltre un anno e mezzo dopo, una lista elettorale. Ma anomala: non un partito tradizionale, non un unico leader, ma 250 candidati scelti dagli studenti col sistema dei plenum, assemblee che hanno guidato la mobilitazione.

Tra loro accademici, medici, giuristi, economisti, artisti, esponenti della società civile senza legami con l’apparato di potere. Al primo posto il cardiologo e docente universitario Ilija Srdanović, che non è però il leader del movimento né è stato indicato espressamente a futuro premier.

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Le linee programmatiche

Quale è dunque ora la strada da percorrere? Poche ma chiare le parole d'ordine della Lista e il suo programma, in primis «responsabilità e giustizia», non soltanto per Novi Sad, ma anche nella gestione della cosa pubblica. E poi lotta alla corruzione, rispetto dei valori democratici e della libertà dei media, indipendenza delle istituzioni, sovranità, decentramento, solidarietà, diritti ai lavoratori e tutela dell'ambiente. L'indirizzo politico? Variegato, perché nella Lista convivono sensibilità di centro, destra e sinistra, nazionalisti e progressisti, europeisti ed euroscettici. E potrebbero rimanere delusi quanti si aspettano cambiamenti radicali in politica estera. Sul Kosovo resta il no all'indipendenza, mentre la Lista ha già dichiarato di non volere introdurre sanzioni contro la Russia.

Quanto alla Ue, dopo le congratulazioni agli Studenti dalla commissaria all’Allargamento Marta Kos, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen si sono detti pronti «a sostenere le riforme» e «collaborare per costruire il futuro della Serbia all'interno dell'Ue». Gli Studenti vogliono collaborare con Bruxelles, ma un'eventuale adesione dovrà essere decisa dai cittadini via referendum. La priorità, almeno inizialmente, sarà comunque la politica interna, privilegiando innanzitutto la lotta alla criminalità e ai corrotti e la «liberazione della Repubblica», ha detto dopo la vittoria il sociologo Jovo Bakić, uno dei candidati della Lista. Seguirà un difficile, ma necessario, profondo repulisti negli apparati dello Stato: è il secondo punto del programma.

Le prime misure

Quali le prime misure che prenderà la Lista, che ieri ha ricevuto le congratulazioni dai leader Ue, da Merz, Magyar e Zelensky e da molti leader balcanici? «Creare una Procura speciale, qualcosa di cui gli studenti hanno evocato, per indagare le accuse di corruzione, perché la riforma della giustizia sarà un processo molto più lungo», spiega al Piccolo l'autorevole politologo Florian Bieber, coordinatore del think tank Biepag. Fondamentale anche intervenire sulla libertà dei media, garantendo l'indipendenza dell’Autorità di regolamentazione dei media elettronici. E dell'emittente pubblica, aggiunge.

Sulla politica estera, invece, «non possiamo aspettarci grandi cambiamenti nell'immediato», continua Bieber, perché in Serbia si tratta di un tema che tocca questioni identitarie e divide profondamente l'opinione pubblica.

«La sostanza delle riforme sarà democratica, dunque più compatibile con l'integrazione europea. L'Ue è certamente il partner più ovvio, ma difficilmente il nuovo governo romperà i rapporti con Russia e Cina». Anche se con Mosca le cose potrebbero complicarsi. Perché «Putin non ama le rivoluzioni colorate», osserva Bieber. E potrebbe dunque guardare con diffidenza al movimento studentesco.

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