D-Day a Belgrado, file all'alba e seggi presi d'assalto: la Serbia al voto tra Vučić e gli Studenti

Code chilometriche, monitoraggi in tempo reale e accuse di pressioni: il reportage dalla capitale serba nel giorno della resa dei conti

Stefano Giantin
Serbi in fila fuori dal consolato per votare
Serbi in fila fuori dal consolato per votare

I segnali che sarà una giornata che passerà alla storia, per la posta in palio e a prescindere dai risultati, si percepiscono già all’alba. È umido, il cielo grigio, in una Belgrado che fa ancora fatica a svegliarsi, di domenica. Ma il 25 ottobre è una domenica diversa dalle altre. Se le strade sono vuote, caffè e negozi ancora chiusi, davanti alle scuole si snodano già lunghissime file. Sono elettori di tutte le età, in mano la tessera e la carta d’identità, in paziente attesa – per ore - di votare alle parlamentari anticipate, in realtà un vero e proprio referendum tra Vučić e Studenti, tra due Serbie in antitesi.

Elezioni in Serbia, Vučić ammette la sconfitta: maggioranza assoluta agli Studenti dopo un'affluenza record
La redazione
Vučić ammette la sconfitta

 

Fin dall’alba

Sono le scene del D-day a Belgrado, metropoli al voto tra desiderio che tutto rimanga com’è e una voglia di cambiamento che appare marcata, se vale l’opinione delle persone per strada. «Ci aspettiamo una vittoria dei nostri», dice una coppia di mezza età che ha appena votato alla “Treća beogradska gimnazija”, storico liceo della capitale. «Chi sono i vostri?». «Il numero 3», rispondono, riferimento al numero sulla scheda assegnato alla Studentska Lista.

«Vinceremo noi, gli studenti, ne sono sicuro», fa eco Nikola, 18 anni da poco compiuti, al suo primo voto. Poi saluta con un caloroso «arrivederci», in italiano. Petar, pensionato, non rivela invece il cavallo su cui ha puntato, nel segreto delle urne. Ma «ci vorrebbero delle regole che impediscano a qualcuno di governare per più di dieci anni di seguito, perché così i controlli sul potere diventano impossibili», spiega. Intanto, la coda davanti al liceo aumenta e sono solo le nove del mattino.

Non è un caso isolato, con scene simili osservate in tutto il Paese.

La partecipazione

Scene di partecipazione che non si vedevano da tempo, in Serbia. E colpiscono un po’ tutti. Un ragazzo, su una Cinquecento nera, rallenta davanti a una delle file per votare, abbassa il finestrino e dice sorridendo: «Gotovi su 100%», sono finiti al 100%, quelli al potere, tenuto conto di quanta gente sta andando a votare, la parafrasi. Dietro di lui, uno dei tanti muri vandalizzati con scritte contro gli studenti - in testa “Fck Blk”, sigla che nasconde una pesante offesa ai “blokaderi”, termine dispregiativo usato dalle autorità e dai media filogovernativi per indicare quelli che Vučić ha definito “talebani”. Più cauta è Milana, giovane lavoratrice, che dice di non aspettarsi «nulla» dal voto e suggerisce che non tutti gli elettori in coda sono arrivati per votare Studenti. Dušan, geometra belgradese, spera invece in «calma e tranquillità» dopo la chiusura dei seggi. «Ho qualche timore perché chi è al potere è pronto a tutto pur di non lasciare le poltrona, ma la speranza è l’ultima a morire», aggiunge.

Qualche ora dopo, le file davanti ai seggi non calano, anzi, aumentano. E tra la gente c’è anche chi sostiene l’ex presidente, ora in corsa per il premierato. «Io voto solo per il mio Paese, scrivetelo, non voglio che si precipiti nel caos», afferma una pensionata, che dà solo il cognome, Vukobratić, mentre altri elettori di Vučić elogiano il suo impegno per «sviluppo» e «stabilità». «La Serbia vince», dice un altro signore di mezza età, ripetendo lo slogan di Serbia Unita, la coalizione che sostiene Vučić alle urne.

I timori

Alcuni, per strada e sui social, evocano invece il rischio di presunti «brogli» o quantomeno irregolarità. Si parla di pressioni sugli elettori, sospetti tentativi di mobilitazione organizzata del voto e possibili ostacoli ai controlli sulle operazioni elettorali. E non è certo una sorpresa, in un Paese dove, da anni, critici, oppositori e osservatori esterni denunciano presunti condizionamenti dei dipendenti pubblici a favore dell’Sns di Vučić, muovono accuse di compravendita dei voti e utilizzo delle risorse dello Stato per sostenere il partito al potere.

Difficile però, in questa tornata, fare i furbi, perché la Studentska Lista ha mobilitato un numero enorme di controllori ai seggi, tra «persone nelle sezioni e fuori» e «pure team mobili» attivi tutta la giornata. «Praticamente si monitora ogni movimento e ogni azione», racconta una “controllora” della Lista, attiva nel nord della Serbia. E gli Studenti hanno aggiornato in tempo reale sul loro portale ufficiale tutti i problemi osservati ai seggi, da potenziali «doppi elenchi» di elettori, sospetti di «compravendita» di preferenze e «ingresso irregolare» di persone non autorizzate nelle sezioni, in particolare fuori Belgrado, ma anche oltre i confini della Serbia.

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