Lista Studenti data in vantaggio nelle elezioni in Serbia: ma per Vučić è una montatura

Lo studio del think tank Crta in vista del rinnovo del Parlamento di Belgrado accredita il movimento di protesta del 44,9% di consensi, quasi dieci punti in più rispetto al partito del presidente

Stefano Giantin
La protesta degli studenti a Belgrado il 15 marzo dello scorso anno (foto Epa)
La protesta degli studenti a Belgrado il 15 marzo dello scorso anno (foto Epa)

In Serbia le elezioni di novembre rischiano di riservare grandi sorprese: secondo lo studio del think tank Crta il listone degli studenti otterrebbe il 44,9%, superando di quasi dieci punti il Partito Progressista del presidente Vučić.

In Ungheria era successa a grandi linee la stessa cosa quando, nell’ottobre del 2024, un sondaggio aveva per la prima volta accreditato come primo partito il Tisza di Peter Magyar, due punti sopra il Fidesz dell’allora premier Orban. Solo una montatura «della sinistra coi dollari» arrivati dall’estero, avevano contrattaccato i media filo-governativi a Budapest. Poi, ad aprile di quest’anno, il trionfo di Magyar si concretizzò alle urne.

E se lo stesso scenario magiaro diventasse realtà anche in Serbia? È quanto ha suggerito, facendo infuriare non poco l’attuale classe dirigente, in testa il presidente Aleksandar Vučić, lo studio reso noto in questi giorni dal think tank serbo Crta, specializzato dal 2016 anche nell’osservazione di tornate elettorali nazionali e locali, sostenuto in quest’occasione dal Democracy Action Lab dell’Università di Stanford, uno dei più influenti atenei americani.

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Intitolato “Rapporto verso la democrazia”, lo studio ha analizzato come oggi i serbi si pongono verso le istituzioni democratiche – con sei su dieci che credono ancora alla democrazia, ma non al modo in cui si esercita oggi, a Belgrado.

E soprattutto ha tastato il polso dell’elettorato sulle opinioni politiche. Proprio su questo fronte, il sondaggio Crta ha avuto effetti dirompenti. Secondo il rapporto, infatti, tra gli elettori che hanno già deciso cosa votare – circa il 70% del totale – prevarrebbe quella che è stata battezzata Studentska Lista (Sl), il listone sostenuto dal movimento degli studenti, anima delle proteste di piazza post-tragedia di Novi Sad.

Secondo Crta, otterrebbe alle elezioni parlamentari addirittura il 44,9%, superando di quasi dieci punti il Partito Progressista (Sns) del presidente Vučić, quotato al 35,7%. Supererebbe la soglia di sbarramento, entrando nel nuovo Parlamento, anche il Partito Socialista (Sps) dell’inossidabile Ivica Dačić, al 3,8%, mentre tutti gli altri sarebbero esclusi dai giochi.

Il sondaggio Crta, inevitabilmente, è deflagrato come una bomba a Belgrado – in maniera speculare a quanto era accaduto a Budapest, mesi fa. Crta cerca solamente «di convincere la gente a votare per gli studenti», ha affermato così Vučić, scomodandosi personalmente per screditare lo studio.

«Si tratta – ha continuato il presidente, che di recente ha ribadito di voler lasciare la poltrona per tentare di diventare premier – dell’ennesimo tentativo di ottenere qualcosa attraverso la truffa, alimentando la fiducia di chi vorrebbe rovesciare il governo attraverso la piazza», mentre il suo Sns sarebbe ancora saldamente in testa nelle preferenze dei serbi.

Poi, un’altra entrata a gamba tesa. Quelli di Crta «non sono osservatori obiettivi, ma diffondono violenza e valori sbagliati», ha sostenuto il capo di Stato.

«Se i nostri dati non fossero giusti, avremmo già ottenuto le elezioni anticipate», la piccata replica del direttore della ricerca a Crta, Vojislav Mihajlović, che ha confermato la validità dei risultati del sondaggio.

«La vittoria è sicura», ha assicurato da parte sua il rettore dell’Università di Belgrado Vladan Djokić, che ha assicurato che farà parte della Studentska Lista. L’unica cosa certa è che «due mondi paralleli» convivono in Serbia, l’analisi del politologo, Dragan Popović. Mondi che dovranno fare i conti con la realtà, a prescindere da chi vincerà alle urne.

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